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Kievgate, Trump a Zelensky: “Fammi un favore”

Kievgate, Trump a Zelensky: “Fammi un favore”

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La Casa Bianca ha diffuso la trascrizione “declassificata e senza omissis” del colloquio telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy del 25 luglio 2019 nel quale il presidente Usa sembra fare pressioni per l’apertura di un’indagine su Joe Biden e il figlio. In particolare, in uno dei passaggi delle quattro pagine di trascrizione, Trump si rivolge così a Zelensky: “Ci sono molte discussioni sul figlio di Biden, che Biden ha fermato l’inchiesta e molte persone vogliono che capire, così qualsiasi cosa tu possa fare con il Procuratore generale sarebbe grande. Biden se ne è andato in giro vantandosi di aver fermato l’inchiesta, così se puoi verificare…Mi sembra orribile”.

“Io vorrei che mi facessi un favore – chiede Trump – perché il nostro Paese ha dovuto affrontare molte cose e l’Ucraina sa molte cose”. Quindi, subito dopo, il presidente americano fa riferimento al Russiagate: “Come hai visto ieri quell’intero nonsense è finito con una brutta figura di un uomo chiamato Robert Mueller – aggiunge il presidente riferendosi alla testimonianza del 24 luglio al Congresso del procuratore del Russiagate – una performance da incompetente, ma dicono che molto di questo è iniziato in Ucraina”. “Qualsiasi cosa tu possa fare – dice ancora Trump – è molto importante che tu la faccia se è possibile”. Dall’altra capo del filo, Zelensky risponde: “Garantisco come presidente dell’Ucraina che tutte le indagini saranno fatte in modo aperto ed onesto, questo posso garantirlo”.

Ma nella telefonata Trump fa anche riferimento a Rudy Giuliani – suo avvocato personale, che da mesi insisteva sulla necessità di indagare il presunto coinvolgimento di Joe Biden nel licenziamento del procuratore ucraino per impedire l’inchiesta ai danni della società del figlio – affermando: “Mr. Giuliani è un uomo molto rispettato, è stato sindaco di New York, un grande sindaco, e vorrei tu parlassi con lui. Rudy sa molto di quello che è successo ed è un tipo molto capace. Se tu potessi parlare con lui sarebbe grande”.

Quindi, riferendosi alla vicenda di Viktor Shokin, procuratore generale dell’Ucraina dal febbraio del 2015 licenziato dall’allora presidente Poroshenko nel febbraio del 2016, Trump afferma: “Ho sentito che avevate un procuratore che era molto bravo ed è stato licenziato e questo è veramente ingiusto. Molte persone parlano di questo, del modo in cui è stato fatto fuori e ci sono alcune persone veramente cattive coinvolte”.

Nella conversazione telefonica, Trump punta poi il dito contro Berlino: “La Germania non fa quasi niente per voi – dice il presidente americano -. Tutto quello che fanno è parlare e penso che sia qualcosa che dovreste chiedergli veramente. Quando parlo con Angela Merkel, lei parla di Ucraina, ma non fa niente”.

Intanto, il dipartimento di Giustizia americano rende noto che Trump non ha mai chiesto al titolare del dicastero, l’Attorney General William Barr, di contattare l’Ucraina. “Il presidente non ha parlato con l’Attorney General a proposito di indagini in Ucraina relative all’ex vice presidente Joe Biden o suo figlio – spiega la portavoce del dipartimento di Giustizia, Kerri Kupec -. Il Presidente non ha chiesto all’Attorney General di contattare l’Ucraina, su questa o altra questione. L’Attorney General non ha avuto comunicazioni con l’Ucraina, su questa o altra questione. Né l’Attorney General ha discusso questa questioni, o qualsiasi cosa in relazione con l’Ucraina, con Rudy Giuliani”.

Hillary Clinton: “Trump ha tradito, sì all’impeachment”

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“Il presidente degli Stati Uniti ha tradito il nostro paese. Non è una dichiarazione politica, è la cruda realtà. E dobbiamo agire”. Donald Trump “è un pericolo chiaro e attuale per tutto ciò che ci rende forti e liberi. Sostengo l’impeachment”. Hillary Clinton prende posizione con un tweet dopo la comunicazione con cui Nancy Pelosi, speaker della Camera, ha annunciato l’avvio di una formale inchiesta di impeachment nei confronti di Donald Trump.

Israele, Rivlin incarica Netanyahu di formare il governo

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Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha incaricato il premier uscente Benyamin Netanyahu di formare il nuovo governo. Rivlin ha deciso di incaricare Netanyahu dopo colloqui con gli altri leader di partito ed una volta emersa l’impossibilità di formare un governo di unità nazionale.

Il premier uscente conta su 55 seggi – la maggioranza è di 61 – mentre il partito Blu e Bianco di Benny Gantz ne ha ricevuti 54. Netanyahu avrà adesso 28 giorni di tempo per formare un nuovo governo, con una possibile estensione di due settimane: se non riuscirà nel suo tentativo, il presidente può affidare l’incarico ad un’altra persona.

Brexit, Johnson rientra a Londra

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Dopo una convulsa giornata iniziata all’alba con l’annuncio della sentenza sfavorevole della Corte Suprema britannica, Boris Johnson è rientrato a Londra prima del previsto da New York, appena conclusi gli impegni che lo attendevano all’Onu nel quadro dei lavori dell’Assemblea generale.

Dopo aver appreso della decisione dei giudici, Johnson ha parlato per telefono con la Regina, come confermato alla stampa britannica da un portavoce di Downing Street, che non ha fornito dettagli della conversazione. Quindi ha diretto una riunione di governo via videoconferenza. In quella circostanza il leader Tory ai Comuni, Jacob Rees-Mogg, si è spinto a definire “golpe istituzionale” la decisione della massima istanza giuridica del Paese, come riferito da fonti citate dalla Bbc.

Impossibile sapere se il primo ministro si presenterà ai Comuni, ha tenuto a rendere noto una fonte del governo che si trovava a New York con il premier. Secondo ’Sky News’, dovrebbe essere previsto un intervento: i partiti di opposizione chiedono una dichiarazione immediata. E gli oppositori della Brexit si preparano a dar battaglia a Johnson, ricorrendo a tutti i meccanismi parlamentari disponibili per garantire il rispetto da parte del premier nei confronti della legge che gli impone di chiedere un rinvio in caso di assenza di accordo con Bruxelles entro il 19 ottobre.

Ecco il nuovo mega aeroporto di Pechino

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Alla presenza del presidente Xi Jinping e con la partenza del primo volo per Guangzhou è stato inaugurato il nuovo mega aeroporto di Pechino, il Daxing International, che punta a diventare uno degli hub più importanti del mondo. Secondo le previsioni, entro il 2025 il Daxing dovrebbe arrivare a gestire 75 milioni di passeggeri all’anno, mentre nel lungo periodo l’obiettivo è raggiungere i 100 milioni di passeggeri e 4 milioni di tonnellate di merci all’anno.

Il nuovo scalo, che opererà insieme all’altro aeroporto di Pechino, il Capital International, si appresta a servire il crescente mercato cinese dell’aviazione civile, che entro il 2025 potrebbe diventare il più grande del mondo. Per il governo cinese, il Daxing è una dimostrazione della “crescita cinese”.

I lavori di costruzione, iniziati nel 2014, sono costati 11,5 miliardi di dollari. Il Daxing è stato progettato dall’archistar di origine irachena Zaha Hadid, scomparsa nel 2016. La sua forma a stella marina è stata pensata per ridurre le distanze di percorrenza dei passeggeri. Il Daxing contiene il più grande terminal del mondo, le cui dimensioni sono paragonabili a quelle di 98 campi da calcio. Con le sue quattro piste, alle quali potrebbero aggiungersene altre in futuro, il Daxing sarà in grado di gestire 300 decolli e atterraggi all’ora.

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26 Settembre 2019