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Kim Vs Trump, è guerra di nervi e parole

cms_7323/kim_trump_arrabbiati_afp.jpg(Marta Repetto) – Una guerra, prima che sul campo, si combatte a colpi di retorica. E quella in corso fra Nordcorea e Stati Uniti è forse la regina tra le ’guerre di parole’, un conflitto sulla carta che va avanti da più di mezzo secolo e che trova il suo leitmotiv negli insulti spesso reciproci e, almeno finora, fine a sé stessi. Ma qualcosa sta cambiando, e a fare la differenza e rompere gli schemi ormai consolidati del passato è il nuovo interlocutore di Kim Jong-un, il non esattamente diplomatico Donald Trump.

E’ infatti il presidente Usa la ’variabile impazzita’ che preoccupa non poco gli analisti politici di tutto il mondo. Più delle dichiarazioni di guerra a cadenza settimanale del leader nordcoreano, a scardinare il consueto schema di botta e risposta privo di conseguenze è Trump che – in maniera del tutto inedita rispetto ai predecessori – incalza il nemico con toni sempre più allarmanti, rendendolo così visibile e reale.

“Le parole della Corea del Nord sono le stesse. E’ la reazione di Trump che le rende diverse”, titolava ieri sul tema il Washington Post, che ha raccolto in un articolo a firma di Anna Fifield ed Emily Rauhala le analisi di alcuni esperti di politica nordcoreana e di comunicazione di regime, giungendo alla conclusione che la responsabilità dell’esacerbarsi dello scontro e l’eventuale passaggio dalle parole ai fatti sia, al di là delle dichiarazione propagandistiche di Kim, da imputare alla presenza massiccia della controparte americana su media e social media e all’eccesso di attenzione che il presidente Usa dedica alla questione.

“Non sono preoccupata. La Corea del Nord – ha spiegato al quotidiano Tatiana Gabroussenko, insegnante alla Korea University di Seul ed esperta di propaganda – ama la retorica colorita e lo ha sempre fatto. Il problema ora è Trump. Reagisce, risponde, twitta, rendendola visibile“. Secondo Gabroussenko, le dimostrazioni di forza della Nordcorea sarebbero ormai storia nota e parte del dna del Paese: “L’anti-americanismo è alla base della cultura e della storia nordcoreana. Si può tornare indietro alla retorica del Paese negli anni Cinquanta e trovare lo stesso tipo di linguaggio”. Il punto, quindi, non sarebbe la retorica in sé stessa, ma l’importanza che ora le viene attribuita.

In questo scambio di insulti e accuse, è difficile per il presidente Trump mantenere i nervi saldi: è solo di pochi giorni fa la minaccia di “distruggere” la penisola se il Kim Jong-un – definito davanti alla platea dell’Onu “Rocket man in missione suicida” – dovesse proseguire nello sviluppo del programma nucleare. E la differenza nelle dichiarazioni di intenti fra le parti, apparentemente simili, sarebbe invece sostanziale: se è vero che la Nordcorea ha a disposizione un arsenale nucleare, è altrettanto vero che si tratta di armi necessarie alla difesa del territorio più che all’attacco del nemico. Per gli esperti, insomma, a Kim Jong-un, cosciente del potere militare dell’America, non interesserebbe attaccare per primo, ma solo veder legittimato il suo Paese come potenza nucleare agli occhi della comunità internazionale. Possibilmente senza danni.

“Tutte le provocazioni della Corea del Nord sono verbali”, ha spiegato ancora al Washington Post Shen Dingli, vice decano dell’Institute of International Affairs della Fudan University di Shanghai. “La Nordcorea ha già minacciato di attaccare Guam, ma non l’ha fatto. La sua artiglieria – chiarisce – potenzialmente può far esplodere Seul mentre una qualunque delle sue armi nucleari potrebbe ribaltare l’Asia nordorientale. Ma inizierebbe davvero per prima una guerra?”, si chiede. La risposta è “no, le sue armi nucleari servono alla difesa e la Nordcorea è ben cosciente che gli Stati Uniti potrebbero spazzarla via dalla faccia della Terra se solo la colpissero”.

Quale soluzione adottare allora? Per Shen la palla è in mano agli Stati Uniti, che avrebbe due sole possibili soluzioni al conflitto: rifiutare di interloquire con la Nordcorea e restare a guardare mentre il Paese rinforzerà sempre più il suo arsenale o mantenere un dialogo diplomatico con Pyongyang in modo che, nel tempo, sospenda il suo sviluppo nucleare.

Un appello alla diplomazia e per la pace che, almeno per ora, Trump sembra non aver colto in pieno: “Appena sentito il ministro degli Esteri della Corea del Nord parlare alle Nazioni Unite – ha infatti cinguettato il 24 settembre scorso su Twitter -. Se rilancia i pensieri di Little Rocket Man, nessuno dei due durerà a lungo!”.

Abe scioglie il Parlamento, Giappone al voto anticipato

cms_7323/Giappone_Shinzo_Abe_afp_1.jpgIl primo ministro giapponese Shinzo Abe chiederà lo scioglimento anticipato della Camera dei Rappresentanti, aprendo così la strada a elezioni anticipate. Il premier, riporta l’agenzia Kyodo, ha annunciato le sue intenzioni nel corso di una riunione del suo partito, i Liberal democratici. Lo scioglimento della Camera bassa del Parlamento giapponese avverrà in occasione della seduta di giovedì. Il voto anticipato è previsto per ottobre. Alle 18 (ora locale), Abe annuncerà ufficialmente le sue intenzioni nel corso di una conferenza stampa.

Il premier intende chiedere un nuovo mandato, incentrato sulla nuova politica di sicurezza, sulla quale pesa la crisi con la Corea del Nord e nuove misure per il welfare.

Prima di prendere parte alla riunione del suo partito, Abe aveva annunciato in un incontro del Consiglio per le politiche economiche e fiscali l’intenzione di varare un piano da 2 trilioni di yen (17,8 miliardi di dollari) incentrato sull’istruzione e su altre misure di carattere sociale.

Isis diffonde nuovo audio di al-Baghdadi

cms_7323/al_Baghdadi_fi.jpgIl sedicente Stato islamico (Is) ha diffuso un nuovo audio attribuito al leader Abu Bakr al-Baghdadi, sulla cui morte sono circolate voci in più occasioni, anche di recente. Ne dà notizia Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sui social media. L’audio, non datato, dura 46 minuti ed è stato diffuso da Furqan, braccio mediatico dell’Is.

“La Russia sta approfittando della debolezza degli Usa per prendere in mano il dossier siriano”, afferma al-Baghdadi. “La situazione sulla scena politica attuale fa capire che gli Usa non sono l’unica grande potenza al mondo. Si tratta di uno Stato debole, sommerso dai debiti”, ha aggiunto facendo riferimento anche ai negoziati di Astana.

Il leader del sedicente Stato islamico (Is) ha fatto riferimento alle minacce della Corea del Nord agli Usa nell’audio a lui attribuito diffuso dalla Fondazione Furqan, il braccio mediatico dell’organizzazione jihadista. “La Corea è diventata una minaccia per gli Stati Uniti e il Giappone con la sua corsa al nucleare”, ha dichiarato al-Baghdadi. Questo riferimento potrebbe suggerire che la registrazione sia recente, ma non è da escludere risalga anche a diversi mesi fa.

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28 Settembre 2017