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KOSOVO: NUOVE ELEZIONI SOLO SE SI FERMANO LE PROTESTE

cms_30743/Josep_Borrell.jpgSe il Kosovo vuol mantenere le relazioni con l’UE deve concedere nuove elezioni (comunali) nel paese, cui possa partecipare anche la componente serba della popolazione. L’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, infatti, ha infatti minacciato il governo di Albin Kurti perché, qualora non si proceda in tal senso, in particolare con la creazione della Comunità delle municipalità serbe in Kosovo, ci saranno “gravi conseguenze”. In un tweet, infatti, Borrell ha indicato espressamente tre punti da rispettare perché l’escalation venga placata: nuove elezioni, la garanzia che alle stesse partecipino i serbi locali (che si sono rifiutati di partecipare alle precedenti elezioni del 23 aprile che hanno così consentito le elezioni di sindaci di nazionalità albanese) e l’avvio dei preparativi per la creazione della Comunità delle municipalità a maggioranza serba in Kosovo. Anche l’Italia è sulla stessa posizione degli alleati, infatti il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: “Al momento non ci sono responsabilità della Serbia. Ho chiesto al primo ministro kosovaro di sospendere l’insediamento dei sindaci che rappresentano la popolazione di lingua albanese in quella parte del Kosovo proprio per evitare tensioni”. Kurti ha replicato che, perché invece si possano indire nuove elezioni, debbano essere creati dei presupposti, ovvero la cessazione “delle proteste violenti davanti ai municipi” delle città di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok, così come l’attuazione del recente accordo stipulato a Bruxelles.

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“Se protestano pacificamente per ottenere elezioni anticipate, hanno un primo ministro che è più che disposto ad ascoltarli e forse è d’accordo con loro”, ha detto Kurti che non ha preso bene le critiche che sono state mosse al proprio governo da parte di Ue e Stati Uniti, in particolare per aver schierato un altissimo numero di poliziotti a presidio dei municipi. Il suo governo è apparso troppo duro nei confronti della minoranza serba del paese, gli alleati non sono contenti. La tensione interna resta alta. Lo scorso 29 maggio a Zvecan, una delle città a maggioranza serba, vi sono state violente proteste nei confronti dei recenti sindaci eletti, di nazionalità albanese. Più di 80 feriti si sono registrati, tanto da richiedere l’intervento delle forze di pace KFOR (Kosovo Force), sotto l’egida della Nato. Presenza di queste truppe che, chiaramente, non è stata gradita da parte dei manifestanti che gridavano “Noi non siamo criminali, vogliamo solo la libertà. Non ci caccerete dalle nostre case, vogliamo la pace, non lacrimogeni e bombe”. Il municipio della città è protetto da filo spinato ma tutto attorno si è comunque svolta la manifestazione di migliaia di persone che sfilavano con un’enorme bandiera serba. Nel frattempo però a Orahovac sono apparse ovunque le scritte “Uck”, ovvero dell’Esercito di liberazione del Kosovo. Ulteriori incidenti si sono registrati anche a Gracanica e Lipljan. “Le tensioni sono fortemente aumentate da quando si sono insediati i sindaci di etnia albanese”, ha commentato il presidente francese Emmanuel Macron, elezioni a cui ha preso parte poco più del 3% degli aventi diritto.

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Albin Kurti ha violentemente accusato Belgrado per questi scontri, la violenza “è stata pianificata” ed ha avuto un autore: “Belgrado e gruppi criminali serbi”. Secondo Kurti a capo delle violenze vi sono estremisti di destra, ultranazionalisti legati al governo serbo di Aleksandar Vucic nonché persino facinorosi appartenenti alla tifoseria della Stella Rossa di Belgrado. Antony Blinken invece ha dichiarato: “Il premier Kurti e il suo governo devono fare in modo che i nuovi sindaci espletino temporaneamente la loro attività di servizio da sedi alternative fuori dagli edifici comunali e che vengano ritirate le forze di polizia presenti nella zona”. Dal prossimo lunedì vi saranno a Pristina anche degli inviati speciali per conto di Ue e Stati Uniti, in particolare lo slovacco Miroslav Lajcake e l’americano Gabriel Escobar, che avranno il compito di monitorare la situazione di tensione crescente nel nord del paese. Il Kosovo era in origine una regione della Serbia, a maggioranza etnica albanese, che si è autoproclamata indipendente il 17 febbraio 2008 con capitale Pristina. Attualmente la sua posizione non è pacificamente riconosciuta dalla comunità internazionale, con Stati Uniti e altri a favore, Russia e Cina contrari. L’Italia l’ha riconosciuto il 21 febbraio 2008.

Data:

3 Giugno 2023