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LA BACCHETTA MAGICA – 2^ parte

La bacchetta magica è uno dei più antichi strumenti esoterici al mondo, il cui uso può essere ricondotto alla civiltà proto-indoeuropea.

Veniva spesso usata per esercitare le arti divinatorie, come la rabdomanzia, pratica che consiste nell’intercettare le “frequenze” emesse da elementi presenti nel sottosuolo, come acqua, metalli, reperti archeologici e molto altro. La sua forma non era quella “canonica”, ma consisteva in un bastone a forma di Y. Quindi, non sempre la bacchetta magica è come la vediamo nei film, ma assume forme e dimensioni differenti a seconda dell’uso.

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L’antenato della bacchetta magica è il bastone, simbolo di potere, di autorità, di capacità di guida, nonché strumento di difesa.

Nella mitologia e nelle religioni abbiamo molti esempi di bastoni “speciali”. Primo fra tutti, il bastone di Mosè: “Il Signore disse a Mosé: «Che hai in mano?». Rispose: «Un bastone». Riprese: «Gettalo a terra!». Lo gettò a terra e il bastone diventò un serpente, davanti al quale Mosè si mise a fuggire. Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano e prendilo per la coda!». Stese la mano, lo prese e diventò di nuovo un bastone nella sua mano. «Questo perché credano che ti è apparso il Signore, il Dio dei loro padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe»”. (Es 4,2-5)

Ma anche Aronne, suo fratello, compì numerosi miracoli con l’ausilio di un bastone: “«Quando il faraone vi chiederà: Fate un prodigio a vostro sostegno! tu dirai ad Aronne: Prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e diventerà un serpente!». Mosè e Aronne vennero dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente. Allora il faraone convocò i sapienti e gli incantatori, e anche i maghi dell’Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa. Gettarono ciascuno il suo bastone e i bastoni divennero serpenti. Ma il bastone di Aronne inghiottì i loro bastoni.” (Es 7,9-12). E come non citare il famosissimo episodio della traversata del Mar Rosso? Mentre gli Israeliti fuggivano dinanzi agli Egiziani che li inseguivano, Dio dire a Mosè: “«Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto».” (Es 14,16)

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Mosè separa le acque del Mar Rosso con l’ausilio del bastone

Pensiamo anche al tridente di Poseidone e a quello di Shiva, divinità maschile post-vedica e marito della dea Kali. Il tridente di quest’ultimo simboleggia le tre funzioni della divinità (distruzione, creazione e conservazione) e i tre elementi che costituiscono la materia visibile (= guna). Ma c’è un personaggio, in particolare che, dalla tradizione mitologica greca, abborda direttamente a quella cristiana: si tratta di Ade. Ade è il figlio maggiore di Crono e di Rea, nonché fratello di Zeus e di Poseidone. La leggenda racconta che, al momento della spartizione dell’universo in tre parti, egli divenne dio degli inferi e signore dell’oltretomba. Ma prima di ciò, Ade è un dio arboreo, tant’è vero che si unisce in matrimonio con una divinità arborea: Persefone. Egli è dunque legato al raccolto, proprio per il fatto che la sua dimora è sotto terra. Come il seme che poi germoglierà. Il bastone di Ade, dunque, va collegato all’attività agricola: si tratta, in effetti, di un forcone. Secondo alcuni esperti, il termine “forca” deriva dal latino fùr-ca che, a sua volta, deriverebbe dal ceppo fal-x, che significa falce. Sappiamo tutti che la falce è uno strumento agricolo con una o più lame ricurve posizionate su un manico di legno, che serve a tagliare le piante erbacee. Proprio la forma delle lame è stata assimilata a delle corna, ed è questo il motivo per cui la forca (o il forcone), così come la falce, sono stati attribuiti alle figure del Diavolo e della Morte.

Come potete osservare, siamo passati da una figura positiva (il dio arboreo legato al raccolto) ad un’altra negativa (il diavolo), rovesciando completamente i simboli ad essi collegati. È importante essere consapevoli di questo.

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Ade, dio degli Inferi

Come ho detto all’inizio, il bastone-bacchetta è prima di tutto un simbolo di autorità. Lo ritroviamo, infatti, sotto forma di scettro in mano a re ed imperatori e sotto forma di pastorale in mano a vescovi e Papi. In entrambi i casi, il potere di cui è investito è sia temporale che spirituale. Per lo stesso principio (di potere), diventa anche il simbolo di messaggeri e ambasciatori, siano essi di questo mondo o dell’altro. Pensiamo, ad esempio, ad Hermes – il dio messaggero, portavoce degli dei e pacificatore delle liti – e al suo bastone, il famoso Caduceo. Ma pensiamo anche agli angeli che, sovente, nelle Scritture cristiane, si accompagnano con un bastone.

Avvicinandoci al nostro tempo, la bacchetta magica assume forme e misure diverse, pur mantenendo intatto il significato di “potere”.

Pensiamo alla mazza cerimoniale, alla bacchetta del prestigiatore o del direttore d’orchestra.

Dall’antichità, la bacchetta magica si è evoluta in dimensioni, diventando sempre più piccola e maneggevole. Anche il materiale si è modificato: dal legno – originato dalla Madre Terra – che le conferisce proprietà fertilizzanti, ai vari metalli o ossi. La plastica, ovviamente, non è contemplata.

È interessante notare che Wand, il termine inglese per bacchetta, era un’antica unità di misura pre-Normanna precedente alla Yarda (1,007 m).

In conclusione, come tutte le realtà cosiddette “fantascientifiche”, anche la bacchetta magica ha un suo fondamento storico che è.

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Data:

2 Marzo 2024