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LA BEFANA VIEN …ANCHE OGGI

Ebbene sì, cari lettori e lettrici, grandi e piccini, la Befana non delude le attese di chi le porta rispetto garantendole i dovuti spazi dell’informazione attraverso il puntuale report di be-fatti e fe-dichiarazioni rese.

E simile laticlavio la simpatica nonnina l’ho conquistato in forza di secoli di impegno professionalmente speso per l’affermazione dei sacrosanti valori dell’ascolto inclusivo delle istanze dei bambini.

Era approdata la prima volta nella Pagina della Cultura di InternationalWebPost nel 2021 affidandomi il delicato compito di epifanizzare il palinsesto delle notizie a lei dedicate e il suo accorato comunicato befasocial di moral suasion (https://www.internationalwebpost.org/contents/LA_BEFANA_VIEN_DI_NOTTE____20549.html#.YdW1wGjMKUk).

Torna oggi per raccontarci qualcos’altro di sé.

Epifanizziamo, dunque

cms_24365/1.jpgNon inorridite. La forma verbale epifanizzare esiste. Non è riportata nei vocaboli sincronici ma come sanno perfettamente gli amici sociolinguisti è entrata nell’uso dell’era cyber.

Pensate che nelle secrete di Google (ossimoro perché nel colosso statunitense non c’è nulla di segreto…basta solo avere la volontà e la pazienza di cercare… oltre, ovviamente, le capacità di saperlo fare) figura in ben 1030 performances (alcune delle quali traduzioni dall’inglese).

Per sana rivendicazione patriottica vi dico, tuttavia, che la prima attestazione letteraria è di Umberto Eco in Le poetiche di Joyce del 1966, edito da Bompiani. Il Nostro scrive: “L’oggetto che si epifanizza non ha, per epifanizzarsi, altri titoli se non quello che di fatto si è epifanizzato”.

In punta di lingua mi corre l’obbligo di precisare che suffisso –izzare è uno dei più produttivi per le nuove formazioni nell’italiano contemporaneo. Dalla metà del Novecento, più del 70% dei nuovi verbi derivati dai nomi viene formato con tale suffisso.

Eco utilizzò il verbo riferendosi a “epifania” della poetica joyciana e ciò lascerebbe supporre che la parola sia un anglicismo (il verbo to epiphanize viene registrato da Merriam-Webster (‘to represent in a literary epiphany’) glossato come termine letterario.

Nell’italiano viene usato sia come sinonimo dotto dei verbi manifestare o apparire, sia come termine prettamente letterario o teologico.

Ciò detto vi dico cosa penso. E’ a mio avviso è inaccettabile che un’accezione, dotta o non dotta ma comunque presente nella lingua da più di cinquant’anni, non sia ancora presa in considerazione dai lessicogra

La Pagina della Cultura, in accoglimento della protesta avanzata dalla Befana in persona, confida patriotticamente nella registrazione del verbo che è da più di mezzo secolo è epifanizzato nella nostra lingua.

Personalmente ritengo la forma verbale cacofonica nella valutazione che essa omofonizza (questa è mia… vanta solo 199 attestazioni Google ma il primo vagito risale allo scorso anno ) il sostantivo da cui è derivato, cioè epifania, a sua volta derivante dal latino epiphanīa, dal greco epipháneia, un composto di epi-, cioè ‘sopra’, e -pháneia da -phaíno, cioè ‘appaio’.

L’apparizione nella nostra lingua di epifania è avvenuta nella metà del XIII secolo.

Non è dato ancora oggi sapere se introdotta dalla Befana in persona ma vi assicuro che sarà mia cura aggiornarvi in corso d’anno (Ferragosto e festività incluse) circa le ricerche che non demordo dal proseguire al riguardo.

Epifania e Befana nella liturgia cristiana

Il sostantivo epifania, nello specifico, risulterebbe in uso già prima dell’attestazione del 1292 a opera di Bono Giamboni “Fue questo quello die, che noi serviamo per Epifania, cioè apparizione e mostramento del sacramento del Corpus Domini, che significa la passione di Cristo”.

La citazione conduce alla tradizione cristiana che l’ha, a sua volta, mutuata dalla lingua greca, in cui appariva come termine religioso indicante “le azioni con cui la divinità si manifestava” (Treccani online).

Nel mondo cristiano entrò nell’uso per indicare le apparizioni di Cristo, la visita dei magi e il primo miracolo passando per il battesimo nel fiume Giordano.

Con il passare del tempo, nel termine si è identificata la festività liturgica cristiana che ricorda la visita dei magi a Betlemme, che si festeggia il 6 gennaio (per le Chiese che seguono il calendario gregoriano e il 19 gennaio per quelle che adottano il calendario giuliano) e che comunemente, con sviluppi popolari dallo stesso etimo, viene chiamata Befana, anzi la Befana.

Epifania nella semantica nostrana

Epifania non ha solo il significato liturgico cristiano ma anche quello più globalizzato di ‘apparizione, manifestazione’ ((ἐπιφάνεια; manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina) . Questo secondo significato presente in alcuni dizionari (Garzanti , Treccani e dal Grande Dizionario italiano Hoepli) è attestato per la prima volta nei testi di Gabriele D’Annunzio. Nel Trionfo della morte, pubblicato nel 1894 compare: “Era quel giorno per lui l’Epifania della Morte”.

Dal sostantivo epifania, usato in questa seconda accezione, è stato successivamente derivato l’aggettivo epifanico presente per la prima volta in Tutta la vita di Alberto Savinio, pubblicato nel 1945: “Rimasero muti e immobili uno di fronte all’altro, palpitanti ambedue come le pagine del libro epifanico che ora la fanciulla serrava nella sua mano guantata di spessa lana, sul carpo della quale brillava rosso e verde un piccolo drago cinese”.

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Bene, prima di concludere riporto testualmente il messaggio moral suasion della Befana.

Viaggiando su una scopa con una calzona sulle spalle (eh, sì … il sacco è un errore iconografico dei nostri giorni: la nostra vecchina non ha il sacco!!!) la Befana non può sopportare il peso di giocattoli voluminosi, elettronici e diavolerie simili!!!! La Befana porta in dono dolcini, qualche giochino (-ino-ino) e tanto amore!

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Non mi resta che dare a tutti e a tutte appuntamento tra 365 notti per accogliere festosamente la Befana.

Data:

6 Gennaio 2022