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La Birra Peroni non è più la bionda italiana

Dopo quasi un anno di trattative, è stata formalizzata la cessione della Birra Peroni al gruppo giapponese Asahi.L’operazione rientra in una maxi acquisizione da 2,55 miliardi di euro, che comprende anche Royal Grolsch e Miller Brands Uk da parte di Asahi, un gigante da 14 miliardi di fatturato all’anno.I rapporti tra Tokyo e Roma negli ultimi tempi erano diventati più assidui: il premier Matteo Renzi ha incontrato in diverse occasioni Shinzo Abe.Del resto Hitachi aveva acquisito Ansaldo Breda e Ansaldo Sts per un valore di 2,2 miliardi di euro, portando nuovo vigore agli investimenti ferroviari.10 milioni tra Pistoia, Reggio Calabria, Napoli e progetti per altri 5 milioni pronti a partire. Questi i soldi investiti già da Hitachi Rail Italy.Accadrà lo stesso con la bionda italiana? Peroni aveva comunque chiuso il bilancio al 31 marzo 2016 con un utile di 21,5 milioni. 360 milioni di ricavi in tutto.

cms_4699/foto_2.jpgLa produzione continuerà esclusivamente negli stabilimenti di Roma, Padova e Bari, a partire dai rifornimenti provenienti dalla “malteria” di Pomezia.Nulla cambia dunque. Solo il fatto – non da poco – che non sarà più italiana.L’interesse nipponico per il Bel Paese sembra essere cresciuto molto ultimamente .Nel 2015 Mitsubishi acquisì il 75% di DeLclima, gruppo De Longhi, per 664 milioni di euro, assumendo poi in Puglia la maggioranza del Conservificio che lavora pomodori “Ar di Borgo Incoronata”.Lo scorso anno il gruppo Toray Industries aveva invece rilevato il 55% del capitale di Delta Tech, azienda fornitrice di prodotti e servizi all’industria dei materiali compositi.Gli investimenti giapponesi in Italia sono stati diversi e sembrano destinati a continuare, in vari comparti.Seiko Epson Corporation ha siglato, attraverso Epson Italia, un accordo per l’acquisizione del 100% del capitale della Fratelli Robustelli, meccanotessile italiana che produce macchine per la stampa industriale dei tessuti.

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Nello stesso settore Moririn Ltd, specializzata in fibre, ha annunciato il via ad una collaborazione con la Pettinatura Lagopolane, attiva nella produzione e commercializzazione di filati per tessitura e maglieria.Daikin pagherà circa 95 milioni per la rilevazione di tutte le azioni della mantovana Zanotti, specializzata in impianti di refrigerazione.Rayon e Lamborghini si occuperanno invece assieme, dello sviluppo di un materiale polimerico rinforzato con fibra di carbonio, per le automobili.Al centro dei rapporti italo-giapponesi c’è infatti la componentistica del settore automobilistico. L’export è in crescita del 26,4% e tocca un valore di 301 milioni di euro.Anche le importazioni salgono del 13,6%.Il Giappone è la terza economia del pianeta e rappresenta ancora un mercato di notevoli dimensioni che guarda all’Italia e ai suoi prodotti con grande interesse.I due paesi, nonostante la distanza geografica, presentano caratteristiche comuni, capaci di incentivare la cooperazione economica.Il sistema giuridico nipponico e la regolamentazione del settore commerciale offrono alle imprese straniere solide opportunità di business.

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L’export generale italiano da 5.366,73 milioni di euro del 2014 è salito a 5.520,32 nel 2015.Confrontando inoltre i dati tra il primo semestre dello scorso anno a quelli dello stesso periodo del 2016, notiamo un incremento notevole: da 2,69 milioni di euro a 2.891,17 (dati: info Mercati Esteri).Anche l’import italiano dal Giappone è cresciuto: da 2.704,8 milioni nel 2014 a 3.122,27 milioni nel 2015. Il trend per il 2016 è in crescita.Autoveicoli, macchinari e prodotti chimici. Questo importiamo in maggiore quantità.Il motivo per cui l’Italia sta incentivando i rapporti commerciali con la terra dei Samurai risiede nell’apertura che potrebbe intravedersi in questo post Brexit. Le istituzioni finanziarie giapponesi potrebbero decidere di trasferire le loro sedi da Londra al resto dell’Europa.Un rapporto realizzato da una task force governativa e pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri ha evidenziato come lo scorso anno quasi la metà degli investimenti del Giappone verso l’Ue abbia avuto come destinazione la Gran Bretagna. E visto che Londra perderà l’Agenzia europea per i medicinali, per cui è in corsa Milano, l’attrattiva inglese come ambiente ideale per lo sviluppo di farmaci decadrebbe.

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Intanto alla gestione aziendale nipponica si è aggiunto il comparto della birra per cui Akiyoshi Koji, presidente del gruppo Asahi, ha espresso grande soddisfazione:”Siamo orgogliosi di essere diventati un Gruppo attrattivo grazie a marchi prestigiosi ed al talento delle nostre persone. Sono convinto che lavorando insieme, saremo in grado di far crescere il nostro business servendo sempre meglio i nostri clienti ed i nostri consumatori”.Del resto l’Italia versa in una situazione per la quale ha un gran bisogno di liquidità per cui ogni investimento – nel rammarico di chi si cruccia, ormai quotidianamente, vedendo il Paese in dismissione – è ben accolto.

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14 Ottobre 2016