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LA CINA AVVERTE TAIWAN E IL MONDO – “Pronti a usare la forza”

“Chiunque osi separare Taiwan dalla Cina sarà fatto a pezzi e subirà la propria distruzione”. Sinora nessun rappresentante ufficiale del Paese del Dragone si era espresso in termini così diretti e orientati ad un reale scontro militare. Le parole giungono ancor più minacciose, e realistiche, in quanto vengono direttamente dal ministro della Difesa Dong Jun, che ha preso la parola in occasione dello Shangri-LA Forum, un vertice annuale sulla sicurezza organizzato dall’International Institute for Strategic Studies che si tiene a Singapore e che riunisce i ministri della difesa, alti funzionari militari, accademici e rappresentanti dell’industria della difesa di vari paesi, soprattutto della regione Asia-Pacifico. E ha sottolineato: “L’Esercito popolare di liberazione cinese è sempre stato una forza indistruttibile e potente in difesa dell’unificazione della madrepatria e agirà in ogni momento con risolutezza e con forza per frenare l’indipendenza di Taiwan e garantire che i suoi tentativi non abbiano mai successo”.

Non c’è più bisogno di puntualizzare nulla, la posizione di Pechino è chiarissima. Non che non lo fosse stata sinora, ma la vigorosa minaccia aggiunge una nuova porzione di terrore al paniere internazionale già tracimante di guerre. Fortunatamente lo stesso Dong Jun ha parlato di colloqui positivi con la controparte americana, Lloyd Austin, incontrata al medesimo Forum qualche ora precedente, nel corso dei quali sono state evidenziate “differenze” tra i due rispettivi eserciti ma al contempo si è giunti alla conclusione che siano necessari “scambi e cooperazione” tra le due parti. Da Washington sono giunte rassicurazioni che i rapporti tra i comandanti militari americani e cinesi proseguiranno nei prossimi mesi, da Pechino la conferma di “stabilizzazione delle relazioni di sicurezza tra i due Paesi”.

La “questione Taiwan” resta un affare interno cinese, ha ancora aggiunto il ministro Dong Jun e l’obiettivo di Pechino è quello di raggiungere l’unificazione con Taiwan comunque attraverso mezzi pacifici, in ossequio al noto principio della “unica Cina”. Con questa premessa, non sono visti di buon grado i sostegni esterni alla separazione dell’isola, che non fanno altro che incoraggiare i vari indipendentisti, tra cui proprio il neopresidente William Lai. È stata così considerata oltremodo irritante l’ultima visita a Taiwan di rappresentanti statunitensi che, nonostante le proteste di Pechino, col pretesto di partecipare ai festeggiamenti di Lai, hanno promesso ai legislatori taiwanesi che le armi richieste sarebbero arrivate presto. Ecco che quindi è giunta l’ennesima “risposta” militare cinese, culminata in una nuova settimana di esercitazioni nelle quali è stata simulata l’invasione dell’isola, lato marittimo e aereo.

Nel solo mese di maggio, la Cina ha fatto transitare nello stretto di Taiwan 454 caccia e 268 navi da guerra, un modo eloquente per accogliere l’insediamento ufficiale di William Lai avvenuto lo scorso 20 maggio, politico giudicato un “istigatore di guerra” a causa delle forti posizioni autonomiste incoraggiate da una parte della politica statunitense che, sempre nell’appena trascorso maggio, ha approvato un ampio sostegno all’esercito di Taipei pari a 2 miliardi di dollari.

La questione di Taiwan è il problema politico n. 1 per Pechino. Le dichiarazioni di indipendenza sono reputate come un “tradimento nei confronti della nazione cinese e dei loro antenati” e i separatisti “saranno inchiodati al pilastro della vergogna nella storia”, ha dichiarato la scorsa settimana il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, mentre il mondo resta ancora con il fiato sospeso.

Data:

3 Giugno 2024
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