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LA CINA PROVOCA TAIWAN CON AEREI DA GUERRA

cms_30802/0.jpgÈ scattato, ancora una volta, il sistema di difesa aerea a Taiwan. Motivo? Il passaggio di ben 37 aerei cinesi nell’ADIZ, ovvero la zona di identificazione di difesa aerea dell’isola. Il comunicato ufficiale del ministero della Difesa infatti recita che alle 5 del mattino di giovedì 8 giugno (ore 23 italiane di mercoledì 7 giugno scorso) vi è stata un’incursione di massa delle forze aeree dell’Esercito popolare di liberazione, inclusi caccia J-11 e J-16 e bombardieri H-& con capacità nucleare, nell’angolo di sud-ovest della propria Adiz. Le forze armate taiwanesi “stanno monitorando la situazione da vicino con il nostro sistema Isr e hanno inviato in risposta aerei Cap, navi militari e sistema missilistici terrestri”. Le provocazioni, insomma, sembrano non finire mai. Nel frattempo Stati Uniti, che da sempre sostengono l’isola anche mediante vendita di armi allo scopo di migliorare l’arsenale militare del paese e scoraggiare un’invasione cinese, attiveranno un sistema di coordinamento in tempo reale, assieme al Giappone, per quanto concerne i dati provenienti da droni di ricognizione. Questa settimana è in visita a Taiwan Laura Rosenberger, presidente dell’American Institute di Taiwan, di fatto un’ambasciata non ufficiale a Taipei, la quale ha dichiarato che “gli Stati Uniti hanno un interesse duraturo nel preservare la stabilità dello Stretto di Taiwan e che gli Stati Uniti continueranno ad armare l’isola”.

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Intanto, sempre mercoledì, la Cina ha ultimato con successo una nuova fase di pattugliamento aereo sul Pacifico occidentale svolto congiuntamente con la Russia, dopo che sono stati sorvolati il mar del Giappone e il mar cinese orientale, suscitando preoccupazioni sia da parte di Seul che di Tokyo. Il South China Morning Post scrive che il governo di Pechino è convinto che gli Stati Uniti stiano utilizzando il diritto internazionale come “copertura” per innescare provocazioni, tanto da essere costretto ad intercettare le loro navi in transito nello stretto. Lo scorso sabato tuttavia si è rischiato uno scontro reale: una nave da guerra cinese si è portata a poco più di 100 metri dal cacciatorpediniere statunitense Us Chung-Hoon, che stava effettuando un’esercitazione Usa-Canada per la libertà di navigazione dello stretto. Durante le manovre c’è mancato poco per una collisione, tanto che il comandante americano Paul Mountford ha sottolineato la mossa “poco professionale” e un’azione “chiaramente istigata dai cinesi. Il fatto che questo fosse stato annunciato alla radio prima di farlo, ha indicato chiaramente che era intenzionale”. Scambi di accuse, visioni evidentemente contrapposte che portano soltanto a innescare tensioni e ad escalation.

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La posizione di Pechino è chiara, da sempre. Vale il principio dell’Unica Cina e qualche giorno fa il ministro della Difesa cinese Li Shangfu lo aveva ribadito a grandi lettere: “Taiwan è al centro degli interessi della Cina. È una questione interna e indiscutibile. Spetta alla Cina decidere come risolverla”. La Zona di Identificazione di Difesa Aerea (Air Defense Identification Zone, ADIZ) è uno spazio aereo esteso in cui un paese richiede agli aerei civili e militari di identificarsi e comunicare con le autorità prima di entrare nello spazio aereo designato. L’ADIZ viene stabilita unilateralmente, al fine di rafforzare la sicurezza nazionale e consentire un’efficace sorveglianza e controllo dello spazio aereo nelle vicinanze dei propri confini. Queste misure servono a garantire la sicurezza e la difesa aerea del paese che lo ha istituito e delineato; tuttavia, è importante notare che esso non rappresenta necessariamente una rivendicazione di sovranità territoriale o di diritti di controllo sullo spazio aereo internazionale al di fuori dei confini nazionali.

Data:

9 Giugno 2023