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“La Costituzione a Colori”

Settant’anni fa, il primo gennaio del 1948, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana ed il Consiglio Regionale del Piemonte ha voluto celebrare l’avvenimento, dedicandole una mostra.

Allestita nelle suggestive sale del Palazzo Lascaris di Torino, la mostra di circa cento vignette satiriche, selezionate esaminando gli archivi di circa cento testate italiane fra il 1943 ed il 1948, intende raccontare la storia d’Italia di quegli anni attraverso la forza dirompente di immagini dalla graffiante durezza. Una serie di tavole, commissionate per l’occasione a quattro disegnatori contemporanei, completano la raccolta.

L’immagine simbolo della mostra e del catalogo ritrae Arlecchino in rappresentanza del nord e Pulcinella del sud, posti ai lati del simbolo della Repubblica, che si danno le spalle ma si telefonano unendo così le due parti dell’Italia.

Di Costituzione si parla tanto ma non la conosciamo così bene, per cui questo è un modo, attraverso l’illustrazione umoristica, di poterne parlare per ricordare quali sono i principi, queste le parole introduttive del presidente del Centro Studi Vivere dal Ridere, Dino Aloi, che insieme a Claudio Mellana è curatore della mostra.

La satira, inoltre, – ha spiegato Aloi – è uno dei meccanismi di comunicazione tra i più importanti per poter far passare delle idee, quindi non è un azzardo parlare di Costituzione attraverso disegni perché, interpretandola con umorismo, forse si riesce a far capire ancora meglio quello che si vuol dire nelle parole contenute in un articolo”.

La mostra, inaugurata il 31 maggio e visitabile fino al 29 giugno, è stata inaugurata dal presidente del Consiglio regionale, Nino Boeti, che ha ricordato come l’Assemblea costituente riuscì a produrre un documento straordinario in cui, forze politiche molto diverse tra loro per principi, sensibilità e convincimenti, seppero recepire ed unificare, nei principi fondamentali, gli ideali delle madri e dei padri costituenti. “E’ motivo di orgoglio, per il Consiglio regionale, ospitare questa mostra, che è anche un modo per celebrare il settantesimo anno dall’entrata in vigore della nostra Costituzione. Non sempre la satira ha fatto piacere a chi governa e soprattutto non sempre ha fatto piacere ai dittatori, ma la satira e la matita dei disegnatori è uno strumento di libertà”.

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La mostra “La Costituzione a Colori” è articolata in due sezioni.

Nella prima parte, una serie di disegni satirici e umoristici, estrapolati dai giornali pubblicati in Italia tra il 1943 ed il 1948, illustrano il difficile cammino che portò alla promulgazione della Costituzione.

In questa sezione ci si imbatte nel bagno di memoria della grande testimonianza storica dello scrittore, giornalista, umorista Giovannino Guareschi, fondatore insieme a Giovanni Mosca e Giaci Mondaini, del celebre settimanale di satira politica “Candido”. Il giornale, attraverso la sua satira prevalentemente anticomunista, si beffava della politica italiana e dei suoi personaggi degli anni del dopoguerra, perseverando particolarmente verso i comunisti italiani, l’Unione Sovietica ed i Paesi del patto di Varsavia.

In netta contrapposizione, il giornale satirico anticlericale “Don Basilio” sosteneva le ragioni del comunismo.

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Il “Candido”, erede del “Bertoldo”, celebre rivista satirica degli anni Trenta, uscì nel 1945 e poté contare fin dall’inizio, fra redattori e collaboratori, su una rosa di fuoriclasse: Indro Montanelli, Leo Longanesi, Carletto Manzoni, Oreste del Buono e tanti altri autori che portarono la rivista al successo. Nel 1946, il primo racconto di Don Camillo, la saga conosciuta in tutto il mondo, ne cristallizzò il successo.

Tra le vignette d’epoca più curiose esposte durante la mostra, spiccano quelle disegnate da Federico Fellini con una striscia di Giacomino e la testa di Giuseppe Garibaldi che, capovolta, diventa il volto di Stalin.

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Un giovanissimo Federico giunse a Roma desideroso di intraprendere la carriera giornalistica. Nell’aprile del 1939 Fellini fece il suo esordio sulle pagine della principale rivista satirica italiana, il Marc’Aurelio. Il suo fu un prezioso contributo alla rivista come disegnatore satirico che lo vide ideatore di numerose rubriche (tra le quali E’ permesso…?), vignettista e autore delle celebri “Storielle di Federico”, divenendo in breve tempo una firma di punta del quindicinale. Grazie a questa esperienza, Fellini iniziò a scrivere copioni e gag, avvicinandosi quasi per caso al mondo del cinema.

cms_9357/5.jpgLa seconda parte della mostra presenta, invece, i primi 47 articoli della Costituzione illustrati con vignette inedite da quattro disegnatori contemporanei: Lido Contemori, Marco De Angelis, Gianni Chiostri, Fabio Sironi. Tutti artisti che, con la loro arguta e pungente matita ma pur sempre con grande sensibilità ed umorismo, hanno interpretato i contenuti della nostra Carta costituzionale.

Ma si può fare satira della nostra carta fondamentale?

Sì, se la si intende nella più alta accezione del termine, cioè critica del costume ma con grande passione politica.

Ed è questa grande passione che muove la matita di Fabio Sironi (Corriere della Sera).

cms_9357/6v.jpgSi sa che la nostra Costituzione, così come tutte le grandi costituzioni, racchiude linee programmatiche da attuare; quella americana si spinge addirittura oltre, proponendosi la ricerca della felicità. La difficoltà di attuazione dei contenuti espressi si adagia su un percorso surreale che ben si presta alla satira.

In questo libro dei sogni, la satira di Sironi si fa corrosiva quando vuole essere denuncia come quando illustra l’articolo 9, che tutela il paesaggio, continuamente offeso e più volte al centro di devastazioni. Ma diventa lirica quando per l’articolo 11 disegna una colomba tricolore che ripudia la guerra e offre il ramoscello d’Ulivo al Moloch guerrafondaio.

La rassegna di Sironi trova il culmine del tono umoristico nell’illustrazione dell’articolo 12, che stabilisce il tricolore: una bandiera italiana, innesta una forchettata di maccheroni e un gruppo di calciatori vestiti d’azzurro marciano al suo seguito.

cms_9357/7.jpgLa satira è una grande dimostrazione, la più alta espressione, di libertà e di democrazia” scriveva qualche anno fa Giorgio Forattini, e non è un caso che il suo stato di salute, in un Paese, sia indicatore dei sintomi della libertà di espressione.

I tragici fatti di cronaca legati al giornale satirico francese Charlie Hebdo hanno acceso il dibattito sui limiti della satira e sulla sua legittimità, spostando l’attenzione dalla vera ragione della crisi dell’informazione moderna nella sua evoluzione di cambiamento verso il web.

Il web ha preso il sopravvento e anche la satira si è conformata al linguaggio, alle logiche e ai tempi dell’online. In una società dove la politica si fa via Tweet e le notizie di cronaca scorrono a suon di like e share, d’altronde, una satira analogica sarebbe risultata anacronistica.

La morale è che, a giudicare dai contenuti che circolano attualmente sui social, sempre al limite della violenza ed a un passo dallo stalking e da tutta una serie di aggiornamenti di moderni reati digitali, a dover rispettare le regole rigide dell’informazione sembra restino solo i giornalisti. D’altronde, se ti leggono è informazione, se ti querelano è satira.

Data:

3 Giugno 2018