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LA DIFFICOLTA’ DI COMUNICARE CON L’ALTRO

Su questo bellissimo pianeta, esistono varie forme di esseri viventi che coesistono nonostante la diversità. A tutti è sicuramente capitato di osservare almeno una situazione – in un documentario magari dal vivo- in cui tipologie differenti di animali convivono senza problemi.

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Spesso lo fanno in modo pacifico e naturale, quasi a far pensare che tra loro si capiscono perfettamente. Poi c’è l’uomo. La specie complicata per eccellenza. Colui che ha qualità preziose quali l’intelligenza, la parola e la capacità di comunicazione. La natura ci ha fatto questi doni spontaneamente. E nonostante ciò, molte volte non siamo capaci di usarli o addirittura ne facciamo cattivo uso. E’ buffo anche il fatto che le persone studino lingue diverse dalla propria, quando spesso non riescono nemmeno a comprendersi tra di loro.

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La specie umana ha questa splendida opportunità della comprensione dell’altro. Tuttavia non la usa abitualmente. Nessuno viene educato a capire e a mettersi nei panni dell’altro -senza far del male a se stesso o farsi risucchiare dai problemi altrui-. Siamo tutti portati a pensare che gli altri utilizzino i nostri schemi mentali, ossia tabelle di informazioni derivate da esperienze e convinzioni consolidatesi attraverso gli anni. Non ci si sofferma a pensare che ogni individuo è cresciuto in un ambiente diverso dal nostro e ha abitudini e modi di fare per forza di cose difformi da quelli che utilizziamo quotidianamente. Dunque partendo da questo presupposto, non ci si può aspettare che gli altri ragionino come di consueto ragioniamo noi. A questo punto, capito il meccanismo, non ci dovrebbero essere problemi. Tutto dovrebbe filare liscio. Purtroppo non è così. Il mondo è fatto da e di incomprensioni. Le persone perdono tempo a capire gli altri partendo da loro stessi. Niente di più sbagliato. Così iniziano i litigi.

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Quante volte abbiamo sentito quelle frasi talmente comuni da sembrare già scritte in precedenza solo per discutere, quali, ad esempio: “tu non mi capisci, non hai capito niente di quello che ho detto, non sai come sono fatto…”. E la lista è ancora lunga. Sono frasi che sentiamo spesso ma di cui non cogliamo il significato. Dall’altro lato c’è qualcuno che pensa che invece capisce benissimo -sempre secondo il suo metodo di comprensione ovviamente-. Ma oltre ad intendere quello che dice l’altro, dobbiamo essere anche bravi interpreti. Infatti sappiamo con consapevolezza dei fatti che le parole possono essere confuse o male interpretate a seconda del contesto o della maniera in cui vengono pronunciate.

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Ci sono persone talmente sensibili -in modo sbagliato perché si identificano con le parole che vengono dette dal resto del mondo- per cui si è obbligati sempre a stare sulla difensiva e a pensare con cura a quello che si dice o che si scrive. Eh sì, perché nell’era della supertecnologia è facile comunicare ma diventa difficile capirsi. Gli esempi sono lampanti e illuminanti: “come scusa? Hai detto quello che hai detto? In che senso pensi che io abbia sbagliato? Ti pare il caso di rinfacciarmi quello che hai fatto tu? Come non volevi dire quello che hai detto? No adesso, basta!”.

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Per evitare simili incomprensioni basterebbe solo porgere un orecchio verso l’altra persona per capire realmente cosa ha da dire. Lasciare perdere le interpretazioni di fantasia basate sul nostro pensiero personale e chiedere -possibilmente face to face- cosa vuole comunicarci chi abbiamo davanti. Invitarlo a chiarire le sue parole e provare a mettersi nei suoi panni. Bisogna ricordarsi che la diversità arricchisce anche -e soprattutto- nei rapporti interpersonali. Gli altri possono regalarci splendide occasioni di crescita e di confronto. Sta a noi cogliere la palla al balzo e a rendere la comunicazione uno scambio -non solo di informazioni- ma anche di linfa vitale e bellezza interiore.

Data:

15 Novembre 2014