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La drammatica situazione delle carceri italiane

“Libertà, libertà”, è questo il monito che in questi giorni emerge dalle carceri italiane, sorprendendo tutta l’opinione pubblica per le richieste (quasi del tutto assurde) avanzate dai carcerati. Tutto questo, avviene in un momento storico molto difficile per il popolo italiano, barricato in casa per l’emergenza Coronavirus. Come se non bastasse, in tutta Italia da Nord a Sud si sono protratte numerose rivolte violente, che hanno messo in ginocchio l’intero sistema carcerario. L’evento si è sviluppato in unica giornata, creando caos e panico in numerose città, lasciando ipotizzare una strategia ben architettata da parte della malavita organizzata. Infatti, sono in corso le indagini da parte degli inquirenti per capire il tipo di regia occulta che si cela dietro tutto questo disordine pieno di punti interrogativi.

Il motivo scatenate di questa manifestazione violenta, pare sia la mancanza di norme preventive e presidi medico sanitari per contrastare il virus, oltre al divieto di visita sempre per motivi strettamente connessi alle norme ministeriali. Aldilà di ogni analisi socio-politica, che al momento può risultare vana e priva di qualsiasi fondamento, va sottolineato il grande danno economico alle strutture carcerarie causato dalle rivolte. In un momento davvero tragico per il nostro paese. Tornando alla cronaca, molti sono stati gli evasi che hanno chiesto a gran voce l’amnistia affermando di essere in pericolo per il virus.

Cercando di fare un quadro completo (anche se i numeri sono in continuo aggiornamento), sono stati ben 6mila detenuti a portare avanti le rivolte vedendo purtroppo feriti 40 agenti della polizia penitenziaria. Il bilancio dei morti si aggira intorno alle 12 vittime, decedute a causa di abuso di sostanze prelevate negli stessi carceri. Resta critica al momento la situazione di Modena e Foggia, dove nella città emiliana si è concretizzato lo scenario più crudo costringendo la struttura a chiudere i battenti. Situazione simile anche nel foggiano, dove al momento risultano 16 latitanti. Pertanto, in questa situazione di grande precarietà il ministro Bonafede fa il punto sulla situazione: “Ieri abbiamo provveduto alla fornitura di circa 100mila mascherine che sono in fase di distribuzione, inoltre in questi giorni saranno effettuati i tamponi ai detenuti trasferiti”.Non ci resta che sperare in tempi migliori, auspicando che tutto questo possa finire al più presto perché in questo lungo periodo di quarantena deve prevalere, in ogni livello della società, il senso civico. Lo slogan che si deve levare è “restiamo uniti”.

Data:

13 Marzo 2020