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La forza che il Cristianesimo può imprimere all’Italia

Una mise poco appariscente quella del meeting di Comunione e Liberazione ancora in corso a Rimini. In linea con il titolo: “Tu sei un bene per me” che nell’accoglienza rievoca l’umiltà di annullarsi per l’altro.

Si ha l’impressione che i toni pacati proiettino un alone di rassegnazione, quasi a non voler ostentare troppa Cristianità.

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Che il dialogo interreligioso debba essere sviluppato lo aveva affermato anche Benedetto XVI, ma con la questione del fondamentalismo islamico alla ribalta delle cronache, dalla Chiesa ci si sarebbe aspettata una maggiore difesa di quei valori fondanti la cultura occidentale, capaci di richiamare all’unità un popolo che nella visione cristiana si è sempre riconosciuto.

Il basso profilo di Cl nega in questa fase la centralità dell’Islamismo, preferendo alla strategia di difesa del territorio, l’utopia dell’integrazione, in piena sintonia col percorso tracciato da papa Francesco.

È l’inarrestabile declino delle ideologie nei tempi moderni che obbliga, forse inconsapevolmente, un movimento noto per essere stato in passato il braccio della Chiesa conservatrice, a ripiegare su una sorta di “normalizzazione”.

Sta finendo un’epoca e con essa la politica, almeno nell’accezione alla quale ci eravamo abituati, complici il malgoverno e una fitta trama di malefatte portate alla luce dalle recenti indagini giudiziarie.
Un mondo di mezzo che unisce colletti bianchi a faccendieri, politici a sgherri, in cui ciò che conta è la mera logica degli affari che muove le fila della gestione “Italia”.

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In questa crisi di ideali, non finisca però la tradizione religiosa, che deve anzi riacquistare terreno, pur ponendosi al mondo con la giusta maturità spirituale, confortando una sana rinnovata politica, che veda al centro della sua azione l’etica e che anteponga il superiore interesse collettivo al fine individuale.

Ora più che mai l’Italia ha bisogno di riappropriarsi della sua identità culturale per tornare ad onorare i valori e riacquistare credibilità. È adesso che si decide il futuro.

Un popolo privato della sua dignità è un popolo inerme, incapace di costruire quei ponti ai quali ha fatto riferimento il presidente Mattarella nel suo discorso da illustre maestro di cerimonia, poiché le fondamenta sarebbero destinate a crollare, erose dal buonismo multiculturale in cui inevitabilmente è destinato a soccombere il confronto.

cms_4426/foto_3.jpgEcco perché una voce autorevole, a cavallo tra religione e politica, sarebbe oggi quanto mai necessaria. Come ai tempi di don Giussani.

Perché la sensazione che si ha guardando a Cl è quella di vedere un’organizzazione seguire la strada più innocua per mancanza di un leader che non può e non vuole essere don Carrón, grande fautore del “disimpegno politico”.

Così, se da un lato ci si ammanta del velo della neutralità per cui “il voto è un fatto personale e di coscienza”, per dirla con Giorgio Vittadini, dall’altro il passaggio dall’orbita del Centrodestra a quella del PD è ormai conclamato.

Fu del resto proprio Vittadini a scandirlo durante la conferenza di chiusura della scorsa edizione del meeting.

“Cl non è più un movimento di centrodestra, il PD non è più un partito non votabile”.

Parliamo di quel PD che rischia con le sue politiche demografiche di consegnare le chiavi di una Nazione al gretto fondamentalismo islamico, avulso dai precetti di rispetto e fratellanza insiti nel Corano.

Ma è in suo sostegno che i vertici del Movimento si muovono. Tutto il Meeting sembra essere un’ovazione al fatidico “Si” nel quale il governo Renzi ha riposto tutte le speranze.

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Viene da chiedersi cosa faranno veramente gli azzurri di Forza Italia al momento del voto. Non più di un mese fa il premier si disse quasi certo dell’appoggio di Berlusconi.

Stefano Parisi ha messo però oculatamente le mani avanti, schierandosi in favore del “No” e aprendo al federalismo fiscale, da sempre caro alla Lega.

Perché non è vero che il referendum non sarà sulla “Renxit”.

Così ci si domanda a quanto servano gli sforzi di Rimini che la presidente Emilia Guarnieri ha cercato con quel “non ci schieriamo” di velare.

E non vanno sottovalutate le argomentazioni del “No”, nonostante l’esigua rappresentanza invitata.

Se tutto sembra infatti apparecchiato perché il ministro Boschi non abbia difficoltà durante la giornata del 24 a spiegare la ratio della sua riforma, l’impresa non sarà affatto facile, nonostante la presenza di un tutor d’eccezione per il Giglio magico: il professor Andrea Simoncini, docente di diritto costituzionale a Firenze e membro del consiglio di presidenza di Cl.

Tra i giovani rimasti fedeli alla linea di don Giussani di perplessità e dubbi ce ne sono davvero molti.

cms_4426/foto_6.jpgSono i ragazzi delle battaglie contro l’aborto, le unioni gay e la fecondazione artificiale. Quelli che guarderanno con sempre maggiore entusiasmo al progetto di Parisi, guidati dal direttore del settimanale “Tempi” Luigi Amicone, eletto a Milano.

C’è un’altra schiera di giovani che voterà “No” pur non volendo mescolarsi con i ciellini. È la schiera che al meeting non ha partecipato, se non idealmente, riconoscendosi nell’intervento “a tradimento” del grillino Mattia Fantinati che, presentato dall’amico Raffaello Vignali, deputato NCD, ha menato dal podio fendenti a destra e a manca.

“Sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere”.

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Ha esordito il deputato tra il gelo degli astanti e l’imbarazzo di Vignali.

“Negli anni avete generato un potere politico capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti. Sempre dalla parte dei potenti, sempre dalla parte di chi comanda. Sempre in nome di Dio”. Cita il Vangelo di Luca: “Non potete servire Dio e il denaro”.

Ha accusato Comunione e Liberazione senza giri di parole:

“Siete l’immagine di una Chiesa privata, che, ogni anno, forte del suo bacino di voti, si ritrova qui a parlare di valori cristiani e dell’amicizia, ma ne esce rinnovata negli affari. Lo dimostrano anche i vostri sponsor che rimangono gli stessi di sempre, tra big privati, Regioni, partecipate dello Stato o sue grosse concessionarie ed imprese della galassia della Compagnia delle Opere […] Non sorprende più ormai come tra voi si possa trovare Don Mauro Inzoli detto don Mercedes, per il suo stile di vita non propriamente francescano e una forte passione per i minorenni”.

Un testo che sembrava uscito dal blog di Grillo, “il compitino scritto” come qualcuno ha rimarcato dalla platea. Ma se all’interno si sono levati dissensi, ci ha pensato la solita claque pentastellata a rendergli tributo con abbracci e applausi.

Se l’integrità morale deve essere esatta in ogni esercizio di qualsivoglia Ministero, non bisogna cadere nell’errore della demagogia, buttando via con l’acqua sporca anche il bambino.

Di impegno politico, mosso da sani ideali religiosi, c’è gran bisogno oggi. E occorre riacquistare quella lungimiranza propria di buonsenso e intelligenza, opponendo al “diniego a prescindere”, proposte costruttive.

Solo così può rinascere l’Italia.

Data:

24 Agosto 2016