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LA FORZA DEL BRANCO

Quante volte abbiamo sentito utilizzare il termine “branco” in un telegiornale? Molte. Forse troppe. L’accezione è negativa. Solitamente viene usata per indicare un fatto riguardante un avvenimento intriso di odio, rabbia e violenza. Si tratta di un episodio commesso da più persone. Un gruppo di soggetti con teste diverse, abbandona i propri neuroni per strada e comincia a pensare in modo unilaterale. Dieci menti, un solo cervello (se così si può chiamare!). Anche l’idea più folle, diventa affascinante. Il gruppo è sinonimo di protezione, forza e potenza. Il supporto del compagno dà una sensazione di sicurezza inaudita.

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Sembra parlare in questo modo: “insieme siamo imbattibili, quindi possiamo permetterci di fare cose terribili!”. Non è facile dire di no ad un gruppo. Soprattutto quando vi è un forte legame tra i componenti. Spesso c’è un leader alla guida, qualcuno che trascina gli altri. La testa calda che viene ascoltata da tutti. Quello a cui non si può negare nulla, soprattutto la propria fedeltà. Per gli adolescenti il gruppo significa identità. Stare con qualcuno, attribuisce valore alla persona. Ci si sente importanti e parte di qualcosa. Questa è l’età in cui gli ormoni la fanno da padrone, si vive schiacciati da una impressionante pressione sociale e si fanno nuove esperienze. Il corpo cambia e il carattere si forma. E’ il momento in cui si capisce di dover crescere. Essere bambini è facile. Qualcuno ti coccola, si occupa dei tuoi bisogni e provvede alla tua cura. Crescere è difficile. Cominci a comprendere che non basta indicare un gioco con un dito in un supermercato per averlo. Ogni cosa richiede sacrifici. Anche la più semplice. Se la maestra ti accarezzava dolcemente il viso per tranquillizzarti, adesso il professore ti tratta con distacco, come un adulto. Il trauma è forte.

cms_2581/proteggere_i_figli.jpgL’adolescente in crisi, per poter superare questa fase, deve trovare supporto anche nella famiglia. Delle buone radici, producono buoni frutti. Crescere è complicato, tuttavia maturare lo è in modo maggiormente significativo. Vuol dire assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Sapere che gli atti compiuti hanno delle conseguenze che ricadono anche sul mondo circostante. Spesso la società parla di colpa escludendo il termine responsabilità. La colpa sembra concepire il proprio significato in una definizione limitata. Indica la punizione per qualcosa di sbagliato che si è messo in atto. Pone l’accento sul fatto. Non indaga motivi e ragioni, si ferma lì. Invece la responsabilità oltrepassa i confini. Scava e affonda. Giunge al momento di comprensione del tutto. Non si accontenta del come ma ricerca il perché. Così si comprendono gli scenari più tragici dei comportamenti violenti ed estremi realizzati dal branco.

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Serve una cooperazione basata su più livelli. Famiglia, scuola, mass media e l’intera società devono lavorare per fornire un’educazione fondata sul rispetto e insegnare ad usare quel sentimento definito empatia. Bisogna costruire esempi sicuri e affidabili in cui i giovani possano rispecchiarsi e ritrovarsi quotidianamente. Il compito non è affatto semplice, ciò nondimeno nemmeno impossibile. Occorre partire da zero per dar vita ad un costrutto sociale migliore. Valorizzare ed educare la personalità inascoltata dei giovani, affinchè ciascuno riesca a trovare il proprio spazio. Ci vuol tempo, serietà e impegno. “La pazienza è un albero: le radici sono molto amare, ma i frutti dolcissimi”.

Data:

15 Agosto 2015