Traduci

LA GRANDE DIGA DEL NILO: UNA QUESTIONE APERTA TRA EGITTO ED ETIOPIA

cms_30852/0.jpgIl fiume Nilo, il corso di acqua probabilmente più importante della storia dell’umanità, uno dei più lunghi al mondo (6.650 km), che attraversa ben otto Stati dell’Africa, è al centro di una decennale contesa in particolare tra l’Etiopia e l’Egitto. Il fiume è alimentato da due grandi rami, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Quest’ultimo è quello che ha una maggiore portata e nasce proprio in Etiopia. Questo paese, per incrementare le proprie risorse energetiche attingendo ad un bacino pressoché eterno, ha costruito una diga, il più grande impianto idroelettrico mai costruito in Africa, iniziato nel 2011 e quasi terminato (lavori completati all’84% nel 2022). La mastodontica opera, frutto anche di eccellenze italiane (società Webuild, ex Salini Impregilo), prende il nome di Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD) ed ha un impatto significativo in termini di flusso di acqua, temuto dalle autorità egiziane per una presunta riduzione di apporto al proprio paese. Etiopia, Sudan ed Egitto sono le tre principali nazioni che muovono interessi su questo corso d’acqua e sulla GERD, tanto da essere state coinvolte in negoziati per raggiungere un accordo sulla gestione del flusso. Accordo al quale sinora non si è addivenuti, quantomeno non in maniera definitiva. E soprattutto non in maniera pacifica.

cms_30852/foto_1.jpg

Infuocate, riguardo alla situazione in atto, sono le parole dell’ambasciatore egiziano a Roma Bassam Rady: “Considerando che i negoziati con l’Etiopia vanno avanti da più di dieci anni senza alcun risultato, credo che il motivo principale sia la mancanza di volontà politica da parte etiope di concludere un simile accordo”, sottolineando come “la questione dell’acqua del Nilo sia una questione esistenziale per l’Egitto”. Nell’agosto dello scorso anno, quando le autorità di Addis Abeba hanno entusiasticamente annunciato il terzo riempimento della diga, l’Egitto ha sollevato la questione al Consiglio di sicurezza dell’Onu, condita di proteste, per la mancanza di accordo sulla mega operazione idrica. Le preoccupazioni de Il Cairo si rivolgono ad una presunta compromissione delle risorse idriche egiziane addirittura per qualche anno, a causa di questi riempimenti di bacino. Apprensioni mitigate dal primo ministro etiope Abiy Ahmed che, ha riferito, come anche quest’ultima operazione non stia comportando alcuna mancanza di acqua nella valle del Nilo. La diatriba giuridica risale addirittura al 1929, anno nel quale fu garantito all’Egitto il diritto di veto sulla costruzione di infrastrutture lungo il corso del fiume, a cui è seguito un secondo accordo datato 1959 secondo il quale il 66% delle acque del Nilo spettino all’Egitto.

cms_30852/Foto_2.jpg

Le autorità etiopi però replicano che gli accordi siano stati sottoscritti soltanto con il Sudan, per cui restano ininfluenti dal proprio punto di vista. L’ambasciatore Bassam Rady ha rincarato la dose: “I negoziati hanno coinvolto altre parti, come l’Unione Africana [organizzazione intergovernativa dei 54 paesi africani, ndr] e gli Stati Uniti d’America, che hanno già formulato un accordo a Washington che è stato accettato e firmato dall’Egitto nel 2020, ma la parte etiope si è rifiutato di firmarlo. L’Etiopia non ha rispettato la legge internazionale perché ha iniziato il riempimento prima di concludere un accordo unitario, vincolante con l’Egitto, sul riempimento”. Il ministero degli Esteri egiziano lo scorso marzo aveva usato parole forti per dirimere la questione, sottolineando che “tutte le opzioni sono aperte” e lasciando intendere persino l’uso della forza. Rapida è giunta la risposta etiope che, con una nota ufficiale del ministero degli Affari Esteri, ha bollato queste parole come “una flagrante violazione della Carte della Nazioni Unite e dell’Atto Costitutivo dell’Unione Africana.” Di seguito ha concluso: “Se affrontata in buona fede e nel pieno rispetto dei principi del diritto internazionale, una soluzione amichevole tra i tre Paesi [Egitto, Sudan ed Etiopia, ndr] è a portata di mano, grazie ai negoziati portati avanti dall’Unione Africana. Da parte sua l’Etiopia rimane impegnata per una soluzione vantaggiosa per tutti di questa questione”.

Data:

12 Giugno 2023