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LA LIBIA VERSO UN “POTENTE” GOVERNO SPACCATO IN DUE

Un tempo considerata uno stato di paria ed evitata per il proprio sostegno ad attività terroristiche, la Libia ha subito negli ultimi anni una notevole trasformazione a livello internazionale. Un aspetto particolarmente degno di nota, riguardante il reinserimento della Libia nella comunità internazionale, sono stati gli sforzi di diversi stati al fine di assicurarsi contratti di armi su larga scala durante il regime di Gheddafi. Infatti, dalla revoca dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea nel 2003/2004, la Libia viene considerata uno dei mercati di export armamentario più promettenti al mondo.

Si stima, infatti, che la Libia avesse il rapporto più alto tra equipaggiamento militare e manodopera a livello globale. Il suo fornitore di gran lunga più rilevante è stata la Russia, che rappresenta circa il 75% di tutte le importazioni militari della nazione, seguita dalla Francia con circa il 10%.

Un fattore che attualmente potrebbe funzionare contro l’impegno della Libia in un massiccio potenziamento militare è il miglioramento delle sue relazioni non solo con i paesi vicini, ma anche con Israele e l’Occidente. D’altra parte, la Libia ha dovuto affrontare nuove sfide, come il terrorismo islamista e la migrazione irregolare, che potrebbero fornire una motivazione per determinati acquisti di armi.

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Per quanto riguarda gli accordi sulle armi che la leadership libica ha negoziato o concluso negli ultimi anni, c’è almeno una chiara continuità con il passato legata ai suoi “fornitori principali”: Francia e Russia. Quest’ultima per eliminare la concorrenza con il proprio rivale ha utilizzato lo strumento della cancellazione del debito dell’era sovietica, circa 4,5 miliardi di dollari, per assicurarsi futuri accordi tattico-strategici con il paese nord-africano.

Sebbene nei paesi europei ci sono state alcune limitate critiche al riavvicinamento militare con la Libia, gli enormi interessi commerciali in gioco sembrano prevalere su qualsiasi preoccupazione per i diritti umani. Le considerazioni sui diritti umani sembrano essere ulteriormente messe da parte dalle preoccupazioni sulla sicurezza sempre più condivise tra i paesi occidentali e la Libia, in particolare nelle aree del controllo dell’immigrazione e dell’antiterrorismo.

In quest’ultimo periodo però, il paese sta tornando nel caos più totale a causa del nuovo rinvio delle elezioni presidenziali. La Libia sta rischiando di spaccarsi in due vedendo schierati da una parte il Parlamento libico, che ha sede nella città orientale di Tobruk, il quale ha nominato come nuovo premier, l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha. Dall’altra parte l’attuale primo ministro, Abdul Hamid Dbeibah, che è a capo di un governo ad interim che opera da Tripoli, la capitale libica e principale città nell’ovest del paese.

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Le nazioni Unite continuano a sostenere e riconoscere Dbeibah come premier della Libia. Per quanto riguarda Basghagha si è trattata di una proclamazione con un voto per alzata di mano e non un voto vero e proprio.

Le elezioni saranno quindi l’unica soluzione plausibile per favorire una semplificazione dell’attuale quadro politico estremamente frammentato e contribuire così non solo a una stabilizzazione sostenibile del Paese, ma anche a soddisfare le legittime aspirazioni del popolo libico che pretende di esprimersi tramite libere elezioni.

In questa fase, nel pieno rispetto della sovranità delle istituzioni libiche, sarà essenziale incoraggiare tutte le parti affinché non si perda di vista l’obiettivo delle elezioni e venga definita quanto prima una tabella di marcia chiara e condivisa che consenta di andare al voto in tempi brevi e con un quadro giuridico certo.

Data:

17 Febbraio 2022