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La “malattia” dei nostri tempi

Difficoltà respiratoria, forme di eruzione cutanea come dermatiti e orticaria, asma, intolleranza ad alcuni cibi, nausea e vomito, dolori muscolari, ipersensibilità ad odori. Gli effetti sono provocati dall’esposizione a sostanze chimiche come solventi e pesticidi ma anche profumi. Coloro che soffrono di questi sintomi spesso soffrono anche di depressione, attacchi di panico, ansia e aggressività. La comunità scientifica ritiene sia un disturbo psicosomatico curabile attraverso antidepressivi.

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L’MCS (Sensibilità Chimica Multipla) colpisce tra l’1 e il 9% di una popolazione, soprattutto le donne perché più esposte ai prodotti chimici contenuti in detersivi, bagno schiuma, saponi e trucchi.

L’Organizzazione mondiale della sanità non la considera una malattia.

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Ma, Paesi come Spagna, Danimarca, Germania, Austria e Inghilterra considerano ormai l’MCS una malattia rara. In Italia, in questo momento, sono state predisposte solo linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati e linee guida per la diagnosi e il trattamento dei pazienti. Alcuni ospedali come il S. Orsola – Malpighi di Bologna ed il Policlinico Umberto Primo di Roma in teoria assistono i soggetti che mostrano i sintomi di intolleranze all’ esposizione a sostanze chimiche per fornire le cure primarie e specialistiche, ma in pratica li considerano malati psicogeni.

cms_3307/foto_4_.jpgTheron G. Randolph (1906-1995), medico, allergologo e ricercatore americano, ipotizzò per primo l’esistenza della malattia, definendola “infermità cronica ricorrente causata da intolleranza ad alcuni prodotti chimici”. L’esposizione del corpo umano a prodotti chimici quindi sarebbe causa del manifestarsi dei sintomi di MCS. La teoria non è stata dimostrata.

cms_3307/foto_5.jpgMa Giancarlo Ugazio, già ricercatore al Department of Pathology, School of Medicine a Pittsburgh e professore ordinario di Patologia Generale a Torino ha istituito un gruppo di ricerca per la prevenzione della patologia ambientale, G.RI.P.P.A., per la creazione e la divulgazione di conoscenze scientifiche di patologia ambientale rivolte alla prevenzione dei rischi. Si definisce un “medico non pentito” che mette a diposizione dell’Umanità i suoi studi e le esperienze scientifiche al fine di migliorare la salute dell’uomo. Da anni studia la correlazione tra l’inquinamento ambientale e l’MCS, i cui casi negli ultimi anni sono in aumento. Egli dichiara. “La progressione dell’essere umano di fronte agli insulti provocati dall’inquinamento ambientale, può subire un’accelerazione da parte del sinergismo tossicologico, basato sulla compresenza di diversi veleni ambientali. E’ innegabile l’esigenza che il sanitario sia consapevole dei rischi dell’inquinamento ambientale a spese della salute umana…e che provveda correttamente nella fase diagnostica. Soprattutto chiunque auspicherebbe che la consapevolezza fosse messa in atto quanto prima, nella vera prevenzione primaria”

Data:

23 Gennaio 2016