Traduci

LA POLITICA TRA DISAFFEZIONE E POLARIZZAZIONE

cms_33215/1.jpgLa politica sui social è sempre un argomento divisivo e tendente a una forte polarizzazione. Le vicende legate alla forte esposizione social-mediatica dei nostri politici nostrani, ha un forte appeal da parte degli utenti che manifestano una tendenza che sta cambiando le conversazioni via social degli italiani. La domanda è se la forte ondata di polarizzazione insita nelle discussioni via social possa influenzare poi il comportamento elettorale e se ciò comporti una forma di disaffezione alla politica come forma ed esercizio della democrazia. Polarizzazione e politica sono due termini antitetici quando si parla di social network, in quanto l’utente/elettore manifesta sulle piattaforme una vis polemica che lo fa distaccare dalle forme e dalle discussioni del sano dibattitto democratico. Sono pochi coloro i quali si esercitano ancora in conversazioni che riguardano essenzialmente temi politici sui social, preferendo invece, la maggior parte, affondare il coltello in un linguaggio polarizzato che denota una forma pericolosa e in costante aumento di disaffezione verso la politica, come arte oratoria e come forma di partecipazione, da parte dei cittadini.

cms_33215/2_1705815823.jpgCiò che la politica ha sempre rappresentato, ovvero complessità del dialogo e profondità del racconto, sono da tempo affondati da strumenti digitali atti a veicolare linguaggi che nulla hanno a che vedere con il confronto e il rispetto delle idee altrui. La polarizzazione è dunque accentuata da piattaforme che vedono in questo fenomeno un’opportunità per fare affari, monitorare gli umori e i pensieri di milioni di persone, accumulare dati preziosi da smerciare poi ad aziende, istituzioni, enti privati. Lo sviluppo di relazioni economiche a livello mondiale prive di qualsivoglia restrizione che connota la globalizzazione, ha influito in un certo qual modo a sviluppare una cultura del disimpegno politico, dell’interesse mercantile e della perdita di identità. Lo stile di vita pre novecentesco e dei primi del Novecento di una comunità coesa ha lasciato il passo a una società inquieta, preoccupata, rancorosa verso ogni forma di potere e di etnia, sfiduciata nei confronti del futuro e abbarbicata a un presente del quotidiano, del tirare a campare, pregna di una logica emotiva dominante da nord a sud del pianeta. Risulta pertanto naturale usare i social, unico bastione che per la maggioranza degli utenti è considerato privo di controllo e pertanto a uso personale, per manifestare senza noncuranza del prossimo paure, angosce, incertezze e rabbia, ovvero un’irrazionalità diffusa che fa a meno del discorso pubblico.

cms_33215/3.jpgCome ricorda bene Colin Crouch «la partecipazione democratica richiede un equilibrio tra ragione ed emozione. […]. I sentimenti, senza l’ausilio della ragione, non tollerano alcuna discussione». Crouch sostiene inoltre anche un assunto importante e che ben si adatta a ciò che facciamo con i social, ovvero l’adozione da parte della maggior parte degli individui, di un cosiddetto “modello razionalista” per spiegarci e spiegare il funzionamento della politica. Sui social andremmo a reiterare un atteggiamento che sosteniamo nella nostra quotidianità, appoggiare e sentire nostre le persone che maggiormente ci assomigliano sotto l’aspetto dell’identità sociale. Proponendo questo stile argomentativo e di scelta elettorale, e incoraggiati, come ricorda ancora Crouch, da un neoliberismo che «ha sostenuto la sovranità del calcolo razionale», usiamo i social come megafono per polarizzare i milioni di contenuti presenti e indicizzare un certo vocabolario d’odio verso il diverso ideologico.

Data:

21 Gennaio 2024