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LA PRODUZIONE INDUSTRIALE NEI PAESI OCSE – È aumentata in media del 28,73% tra il 2005 ed il 2022

La produzione industriale si riferisce alla produzione degli stabilimenti industriali e copre settori come quello minerario, manifatturiero, dell’elettricità, del gas, del vapore e del condizionamento dell’aria. Questo indicatore è misurato in un indice basato su un periodo di riferimento che esprime la variazione del volume della produzione. L’anno base è il 2015 ovvero 2015=100.

Indice della produzione industriale nel 2022.  L’indice della produzione industriale per il 2022 mostra una mappatura interessante e diversificata della salute industriale dei vari paesi elencati. I primi cinque paesi — Irlanda (181,9), Lituania (154,6), Polonia (151,2), Türkiye (143,2), e Slovenia (131,5) — evidenziano una crescita industriale impressionante. L’Irlanda si distacca notevolmente con un indice superiore a 180, probabilmente grazie a un mix di politiche favorevoli alle imprese, investimenti esteri massicci e un forte focus su settori ad alta tecnologia e farmaceutici. Lituania e Polonia mostrano una vigorosa attività industriale che potrebbe riflettere l’effetto di incentivi economici e una posizione strategica che facilita il commercio e la produzione manifatturiera. Türkiye e Slovenia, con i loro robusti settori manifatturieri, potrebbero aver beneficiato di una domanda interna forte e di un aumento dell’export. Paesi come Corea, Svezia e Finlandia (con valori intorno a 116,7 e 118,5) si collocano nel segmento di media performance. Questi paesi sono noti per la loro capacità di bilanciare innovazione e produzione tradizionale, mantenendo un’industria forte nonostante le sfide globali come le interruzioni della catena di approvvigionamento e le fluttuazioni economiche. Nazioni come Canada (107,5), Spagna (106), e Italia (104,9) mostrano un incremento più moderato. Questi paesi potrebbero avere settori industriali diversificati ma stanno forse incontrando sfide in termini di rinnovamento tecnologico o di competizione internazionale. Alcuni dei paesi più avanzati e sviluppati, come Stati Uniti (101,7), Germania (96,8), e Giappone (95,8), riportano gli indici più bassi. Questo può sembrare controintuitivo, ma potrebbe riflettere una maturazione degli ambienti industriali con una crescita più lenta o una transizione verso economie più orientate ai servizi e alla tecnologia. Inoltre, fattori come l’automazione avanzata e la delocalizzazione della produzione potrebbero influenzare questi numeri. Luxembourg (94,4) ha l’indice più basso, il che potrebbe indicare un focus minore sulla produzione industriale o un’economia più centrata sui servizi finanziari e corporativi. Questi dati, presi nel loro insieme, suggeriscono diverse narrative economiche e industriali. Mentre alcuni paesi stanno espandendo rapidamente le loro capacità produttive, altri si trovano in una fase di transizione o di riadattamento alle nuove realtà economiche globali. Le politiche governative, l’accesso al capitale, le competenze tecnologiche, le condizioni di mercato e le relazioni commerciali internazionali sono tutti fattori che influenzano l’indice della produzione industriale.

Indice della produzione industriale tra il 2005 ed il 2022.  Paesi come l’Irlanda e la Polonia mostrano un incremento straordinario nell’indice, con variazioni percentuali rispettivamente del 218,01% e 143,87%. Questo potrebbe riflettere una combinazione di investimenti stranieri, incentivi governativi all’innovazione, e una crescita economica complessiva robusta. L’Irlanda, in particolare, ha trasformato il suo panorama economico diventando un hub per le multinazionali, specialmente nel settore tecnologico e farmaceutico. Paesi come Australia, Austria e Belgio hanno mostrato una crescita solida ma più moderata, con aumenti percentuali intorno al 50%. Questi paesi hanno settori industriali ben sviluppati che potrebbero essere stati capaci di sostenere una crescita costante grazie a politiche di sostegno all’industria, nonché attraverso l’adozione di nuove tecnologie e l’ampliamento nei mercati internazionali.Al contrario, paesi come Francia, Giappone e Italia hanno visto un declino nella loro produzione industriale. Le ragioni dietro questo declino possono includere la deindustrializzazione, la concorrenza internazionale, problemi strutturali nelle economie domestiche, o una transizione verso un’economia più orientata ai servizi. In particolare, il declino del 19,81% in Portogallo potrebbe riflettere sfide economiche prolungate che hanno limitato gli investimenti e la crescita industriale.Luxembourg e Norvegia hanno mostrato una diminuzione significativa nei loro indici, che potrebbe essere attribuita alla natura altamente specializzata delle loro economie—Luxembourg nel settore finanziario e Norvegia nell’industria petrolifera e del gas—che rendono la produzione industriale più sensibile alle fluttuazioni dei mercati globali.Mentre India ha visto un incremento impressionante del 109,34%, Giappone ha registrato un calo del 12,11%. Questi dati riflettono le diverse traiettorie economiche nell’Asia: l’India continua a emergere come una potenza industriale con crescenti investimenti e espansione delle capacità produttive, mentre il Giappone potrebbe essere influenzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla saturazione di alcuni mercati industriali.In conclusione, l’analisi dell’indice della produzione industriale dal 2005 al 2022 rivela come fattori interni ed esterni abbiano modellato l’industria globale. Le nazioni che hanno investito strategicamente nell’innovazione e nell’apertura dei mercati sono generalmente quelle che hanno registrato la maggiore crescita, mentre quelle con economie più mature o con sfide strutturali hanno spesso visto un declino.

Differenze tra le varie aree continentali.  Dai dati forniti sull’indice della produzione industriale, emergono alcune tendenze interessanti che possono essere osservate attraverso una lente geografica. Analizziamo le performance per macro-aree: Europa, Nord America, Sud America, Asia e Oceania. In Europa, c’è una notevole diversità nelle performance. Alcuni paesi dell’Europa orientale e del Baltico come Estonia, Ungheria, Lituania e Slovacchia hanno mostrato un aumento significativo dell’indice, con variazioni percentuali molto elevate. Questo riflette probabilmente gli effetti combinati dell’integrazione nell’Unione Europea, miglior accesso ai mercati e investimenti esteri che hanno stimolato la produzione industriale. Al contrario, molte economie più mature dell’Europa occidentale (come Francia, Italia e Spagna) hanno sperimentato un declino nella produzione industriale, segnalando forse problemi strutturali, concorrenza globale e una possibile transizione verso settori più orientati ai servizi.In Nord America, Canada e Stati Uniti mostrano incrementi modesti. Questo può essere interpretato come un segno di maturità e stabilità nelle loro economie industriali, con una crescita lenta ma costante, sebbene non così dinamica come in alcuni paesi in via di sviluppo. In Sud America, i dati variano notevolmente. Il Brasile ha visto una leggera diminuzione, che potrebbe riflettere sfide economiche interne e volatilità politica. Al contrario, Colombia ha registrato una forte crescita, che potrebbe essere il risultato di politiche industriali efficaci e una crescente diversificazione economica. L’Asia mostra forse la più grande dinamica con paesi come India e Corea che hanno sperimentato un’enorme crescita industriale, grazie all’espansione delle infrastrutture, investimenti tecnologici e una crescente forza lavoro qualificata. Giappone, d’altra parte, ha visto un calo, che potrebbe essere correlato alla sua lotta contro la stagnazione economica e la demografia sfavorevole. In Oceania, Australia e Nuova Zelanda hanno mostrato incrementi modesti. Queste economie, relativamente isolate geograficamente, hanno forse beneficiato di stabilità politica ed economica, ma non hanno sperimentato la rapida industrializzazione vista in alcune altre parti del mondo. Queste differenze regionali sottolineano come fattori come la politica economica, la stabilità politica, l’accesso ai capitali, l’integrazione nei mercati globali e la disponibilità di tecnologia e infrastrutture siano tutti elementi cruciali che influenzano l’indice della produzione industriale. I paesi in via di sviluppo o emergenti spesso mostrano un potenziale di crescita più elevato, sfruttando i cambiamenti strutturali e gli investimenti esteri. Le economie mature, d’altra parte, potrebbero dover affrontare sfide più complesse legate alla ristrutturazione industriale e alla concorrenza internazionale, mostrando spesso tassi di crescita più moderati o persino un declino nell’indice di produzione industriale.

Principali questioni per la politica economica industriale. Con l’avanzamento delle iniziative di Smart Factory, i rischi per la sicurezza informatica si sono intensificati e sono diventati più avanzati¹. I produttori devono dare priorità alle misure di sicurezza informatica per proteggere le loro operazioni e la proprietà intellettuale da potenziali minacce. La produzione industriale contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra e al consumo energetico a livello globale¹. Con la crescente pressione per ridurre e minimizzare l’impatto ambientale, i produttori industriali devono adottare pratiche di sostenibilità. La misurazione della sostenibilità mediante standard finanziari può fornire un quadro più chiaro dell’impatto ambientale e promuovere investimenti in alternative più pulite ma anche redditizie. I processi di approvvigionamento stanno diventando sempre più complessi¹. La semplificazione dei processi di approvvigionamento attraverso partnership strategiche con fornitori esperti può semplificare il processo decisionale. Questo nuovo paradigma non solo ridefinisce il modo in cui concepiamo la produzione, ma richiede anche una profonda trasformazione dei sistemi e delle pratiche adottate dai produttori di macchinari². L’Industria 5.0 si distingue per la sua enfasi sulla convergenza tra tecnologia avanzata e collaborazione umana. Queste sfide offrono anche opportunità di innovazione e miglioramento. Ad esempio, l’implementazione di sistemi di realtà aumentata può ottimizzare la formazione dei lavoratori, ridurre le possibilità di errore e incrementare la produttività². Inoltre, gli investimenti in tecnologie e processi di produzione orientati all’efficienza energetica possono ridurre significativamente l’impronta ambientale delle attività produttive².

Conclusioni. Il valore dell’indice della produzione industriale è cresciuto in media del 28,73% per i paesi analizzati tra il 2005 ed il 2022. La maggior parte dei paesi ha avuto dei livelli di crescita della produzione industriale assai superiori rispetto alla media. Alcuni paesi hanno avuto dei livelli altissimi di aumento dell’indice della produzione industriale come per esempio l’Irlanda con +218%, la Polonia con +143,87%, la Turchia con +140,27%. Altri paesi hanno fatto sperimentato una riduzione dell’indice della produzione industriale. Tra i paesi che hanno avuto i risultati peggiori vi sono il Portogallo con -19,81%, il Lussemburgo con 17,34%, la Spagna con -16,6%, l’Italia con -13,8%. Le variazioni dell’indice della produzione industriale a livello paese dipendono da un insieme di politiche economiche definite sia a livello nazionale che internazionale. Per esempio la Polonia e l’Irlanda sono riusciti ad attrarre degli investimenti dall’estero che hanno consentito di incrementare la produzione industriale anche grazie a delle politiche fiscali di favore. L’India attrae investimenti diretti esteri nel settore industriale e probabilmente sostituirà la Cina come “fabbrica del mondo” soprattutto nel settore high-tech. Il Lussemburgo potrebbe essere un caso particolare, in quanto il paese è orientato allo sviluppo di una economia dei servizi finanziari e per la corporate governance sostenuta da legislazioni fiscali favorevoli che potrebbero aver ridotto l’interesse nell’investimento nell’industria.  Tuttavia, è assai probabile che anche i paesi europei sperimenteranno nel futuro una crescita dell’indice della produzione industriale come conseguenza della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ed in corrispondenza anche alle tensioni internazionali prodotte dalla guerra russo-ucraina. Ovviamente, la re-industrializzazione dell’Europa è complessa sia per le questioni del know—how, che anche per la  legislazione ambientale e per l’insufficiente livello di digitalizzazione riscontrato in molti paesi europei e soprattutto dell’Europa meridionale. La ricostruzione del know-how nel settore della produzione industriale nel rispetto della sostenibilità ambientale e nella crescita delle competenze digitale costituisce una sfida che l’Europa dovrà affrontare per affrancarsi dalla dipendenza delle supply chain internazionali e riequilibrare verso Ovest gli evidenti squilibri produttivi generati nei paesi del Pacifico.

Data:

26 Maggio 2024

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