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La Rete, il gran bazar dei desideri per giovani e adulti

Connessi h24 ma del tutto inconsapevoli dei rischi. È lo spaccato di una ricerca sul rapporto tra internet e minori, stilata da Ipsos per l’associazione Save The Children in occasione del Safer Internet Day, ovvero la giornata per l’uso consapevole del web tenutasi il 7 febbraio scorso. I nostri ragazzi sono sempre più una generazione di iperconnessi grazie agli smartphone e alle attività svolte online e in particolare sui social. Questa loro vita virtuale li rende però del tutto ignari di quelle che potrebbero essere le conseguenze provenienti da questa loro attività online. Per la precisione ciò che caratterizza il dove vadano a finire tutti i dati diffusi in rete, non sembra interessare i ragazzi.

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Nella ricerca sono riassunti numeri e dati che devono portare esperti, famiglie e politici a un’attenta riflessione: il primo smartphone arriva sempre prima, a 11 anni, quasi un ragazzo su 10 utilizza carte prepagate o sistemi di pagamento online per giocare a poker o casino on line, più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete o attiva la webcam per ottenere regali, incoraggiando così sempre più la pedofilia online. La diffusione dei video via web sembra essere poi un’attività che non rientra tra le preoccupazioni sia degli adulti che dei ragazzi, convinti della sicurezza dei sistemi di condivisione online.

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Siamo però qui in un ambito che riguarda piuttosto l’ignoranza e la negligenza da parte di molti internauti sulle conseguenze delle loro azioni virtuali. Si finiscono così per accettare termini e condizioni di un servizio che ha libero accesso ai propri dati sensibili senza averlo nemmeno letto, o perché troppo lungo o perché troppo difficile da comprendere. Adulti e giovani arrivano così a stipulare un compromesso con i fornitori via web a patto di aver accesso rapidamente alle app. Tutto e subito. La nostra faciloneria e la perdita di qualsiasi substrato critico ha la sua apoteosi inoltre nel caso dell’informazione online. Secondo la ricerca per il 43% dei ragazzi e il 37% degli adulti una notizia online è attendibile se ha molte condivisioni, mentre il 38% dei primi e il 32% dei secondi la ritengono affidabile se ha molti “like”. Se poi la notizia è corredata da immagini e video essa diventa attendibile per il 47% degli adulti e il 53% dei ragazzi, inoltre per oltre la metà di ragazzi e adulti la news è “vera” se considerata attendibile da persone di cui ci si fida.

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Il possesso di uno smartphone è ormai cosa consolidata e generale: la quasi totalità dei ragazzi (97%) e degli adulti intervistati (95%) ne possiede uno. Possesso di smartphone significa poi possesso di un, o più di uno, profilo social (94% degli adulti e 87% degli adolescenti). L’età media in cui ci si iscrive a Facebook è di 12 anni e mezzo, falsificando spudoratamente sull’età anagrafica per averne accesso. I dati della ricerca Ipsos su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra 12 e 17 anni e su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta tra 25 e 65 anni, conferma una tendenza tecnofila sempre più presente e diffusa da averci resi un insieme indistinto e manipolabile a piacere da parte di soggetti terzi. Accettiamo con estrema nonchalance l’invasione da noi autorizzata della nostra privacy, sempre più somigliante a un formaggio groviera che non a una fortezza inespugnabile. La cura della nostra immagine online non corrisponde alla stessa cura che abbiamo invece per il nostro aspetto nella quotidianità: nessun tentativo di proteggerci online e nessuna responsabilità nel cancellare post passati o immagini compromettenti di anni addietro. La storia sembra sempre ripartire da oggi, il passato non subisce nessuna manutenzione data l’importanza esclusiva del momento.

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Ipocritamente condanniamo la diffusione di contenuti video intimi online e poi ne addossiamo comunque la responsabilità a chi lo ha diffuso e non a chi lo ha condiviso. Subiamo l’informazione senza valutarne l’attendibilità, eleviamo su di essa un valore apodittico che si basa meramente su un giudizio di superficie dato dalla forza dei numeri (di coloro che l’hanno condivisa) piuttosto che sulla verità. Tutti condividiamo in rete le stesse cose, le stesse conoscenze, la stessa pseudocultura, gli stessi fallaci comportamenti, nessuno si può ergere a guida virgiliana in un contesto complesso e work in progress come internet e le disparate tecnologie digitali. Non si ha una chiara conoscenza dei rischi effettivi corsi ogni qualvolta accediamo alla rete; i dati trasmessi e scambiati possono liberamente circolare ed essere raccolti da chiunque senza alcun interessamento da parte nostra. Ci comportiamo da incoscienti consenzienti, guidiamo senza casco un pericoloso ciclomotore pur di apprezzarne sulla nostra pelle la sensazione di (finta) libertà che ci sta regalando. Del resto cosa può interessarci del motore, dei consumi, della tecnica, se in cambio otteniamo il soddisfacimento di un desiderio?

Data:

18 Febbraio 2017