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La Rete segua gli esempi virtuosi degli antichi

Comunicare è vita, la vita è comunicare. Il chiasmo in questione chiarisce nella sua efficacia semantica l’impatto che la parola comunicare ha nella nostra vita quotidiana. Ma non solo. Ab ovo l’uomo ha messo come punto di partenza della sua evoluzione sociale e intellettuale l’importanza di tenere e tessere comunicazioni sempre più efficaci e sempre più veloci con i suoi simili sparsi nel resto del mondo o dell’impero.

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Da questo punto di vista il concetto di social network non è del tutto nuovo, anzi risale a un sistema reticolare già insito nell’ambiente dell’uomo in cui le informazioni passavano da una persona all’altra attraverso collegamenti prima umani e sociali, e poi viari e strutturali, venendo a costituire una comunità, quella che oggi conosciamo, confinata però solo al mondo della Rete, come community. La storia ci insegna ancora una volta che in fondo oggi abbiamo a che fare solo con nuove piattaforme e nuove interfacce, ma con le stesse e identiche dinamiche del glorioso passato. Per fare un esempio, nella Roma imperiale erano già in uso molte abbreviazioni per sintetizzare messaggi e informazioni, come a.C., A.D., S.P.Q.R., sino al derisorio I.N.R.I..

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Ciò che è realmente cambiato dunque non è tanto il modo di comunicare, e in particolare la necessità di farlo in quanto sinonimo di vita, libertà e crescita sociale, quanto il rispetto delle regole, l’etica e il senso civico di un linguaggio e dell’uso di una tecnologia dal forte impatto e dalla grandissima potenzialità comunicativa. La Rete si comporta spesso da cassa di risonanza per ciò che riguarda gli effetti delle nostre azioni e delle nostre parole espresse attraverso l’uso di uno dei tanti social esistenti. Le potenzialità dell’informazione, rafforzate dai media digitali, appaiono importantissime per migliorare e implementare le azioni mirate a processi di inclusione, partecipazione e formazione necessarie a delineare una nuova prospettiva in grado di valorizzare il contributo di ognuno alla costruzione di un futuro migliore. Diviene allora fondamentale il concetto di comunità attraverso il recupero delle potenzialità di ciascuno mirate però a ri-guadagnare una comune appartenenza, così come sosteneva Weber, dove siano previste e attivate risorse sia individuali che collettive, spesso dimenticate dalle istituzioni.

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I social networking hanno la grande possibilità di rimettere in moto forme associative basate non su valori spesso individualistici o comunque con tendenze egoistiche, ma che marcino in direzione di uno sviluppo di doti solidaristiche con componenti comunitaristiche organizzate in modo societario. Tornando all’esempio dell’antica Roma, essa nonostante le sue fisiologiche problematiche politiche, era riuscita a valorizzare le potenzialità del singolo individuo in modo che quest’ultimo generasse valore aggiunto alla società nel suo complesso. I social media non sono delle stanze in cui entrare, ma sono diventati parte di noi, un luogo, seppur virtuale, nel quale è possibile accrescere le nostre relazioni. Sarebbe importante cambiare il senso di prospettiva nel vedere il mondo, smetterla con il gioco dell’indifferenza reciproca e del bellum omnium contra omnes. Percorriamo le autostrade del futuro con maggiori consapevolezze e responsabilità e soprattutto con un rinnovato senso civico. Proprio come gli antichi romani…

Data:

24 Settembre 2016