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LA RISIERA DI SAN SABBA

La Risiera di San Sabba, a Trieste, non poteva che essere un luogo “principe”, di convergenza, della celebrazione della memoria della Resistenza e della Guerra di Liberazione; con debita cornice di una nutrita presenza della popolazione seguita dal Sindaco Cosolini e dai parlamentari Ettore Rosato, Francesco Russo e Tamara Blazina, nonchè dagli assessori regionali Gianni Torrenti e Francesco Peroni; con sullo sfondo il picchetto d’onore del Reggimento Piemonte Cavalleria e l’emblema della Brigata Ebraica in rappresentanza dell’ottava armata dell’Esercito Britannico intervenuto nella liberazione del nostro Bel Paese; così come il soffio del vento di Bora, intervenuto ad “indirizzare” all’unisono lo sventolìo della bandiera nazionale e persino di una piccolo vessillo sovietico insieme con i vari gonfaloni e labari comunali, non poteva significare al meglio un comune sentimento nella ricercata convergenza degli ideali di una libertà che sia sinonimo di unione di intenti di pace e democratico porsi.Messi da parte, quindi, i settarismi; non solo politici ma anche religiosi nell’avvicendamento delle guide spirituali ad officiare i riti delle rispettive comunità: cattolica, ebraica, greca- ortodossa, serbo-ortodossa ed evangelica.

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Pertanto, sono stati orientati in una direzione comune gli inviti, soprattutto ai giovani; innanzitutto da parte del Sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, : “ a riempire le piazze (emuli dei giovani che, inneggiando Bella Ciao!, riscattarono la dignità di una Nazione e di un popolo) cantando nuovamente la voglia di libertà, di pace, del futuro in quanto proprio diritto in un mondo migliore più giusto… non lasciando che a prevalere siano indifferenza apatia e passiva accettazione nel lasciarsi sedurre da chi propone come ricetta l’odio verso il diverso per pelle, per lingua o per religione;… mentre è stata sempre la forza straordinaria spontanea e innocente dei giovani a far vincere, in tanti momenti e in tanti luoghi, libertà e democrazia”.

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Quindi, l’ulteriore invito è stato a ricordare il patrimonio derivato dalla Resistenza nei cui termini di sacrificio si è fondata la pace come valore su cui si è costruita non solo la nostra Costituzione ma lo stesso progetto di una Unione Europea. Va ricordato questo patrimonio ancor più “oggi, quando, sotto la spinta di un attacco terroristico feroce e delle drammatiche conseguenze di una guerra spietata, sembra affermarsi l’idea che non ci si difende tutti insieme con la forza e la serenità di democrazie unite, ma che ci si difende dividendoci e separandoci, ridisegnando la carta geografica di Europa riproponendo barriere fisiche e mentali di nuove intolleranze; ciò che i terroristi vogliono e che sancirebbe la loro vittoria”.

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Non poteva esserci messaggio e sprono più opportuno ai giovani perchè siano fonte di speranza e non tragici depositari di cicatrici che i padri portano ancora per le gravi ferite, non solo di matrice nazi-fascista nè solo a firma stalinista o comunista, comunque inferte gli uni contro gli altri; bensì, il ricordo degli eccidi di massa avvenuti a due passi dai rispettivi confini, deve essere faro di luce nuova che illumini le coscienze nel rispetto ed accettazione degli uni verso gli altri; perchè in questo nostro tempo di grave crisi che minaccia di essere non solo euro-mediorientale ma planetaria, sia tenuto lontano lo spettro vagante delle tragedie di un passato ancora vivo nella memoria di tanti che l’hanno vissuto avendone trasmesso il senso di raccapriccio e timore nelle discendenze.

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Data:

30 Aprile 2016