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La scommessa italiana sul risanamento bancario

“Non penso che con l’operazione Atlante il governo italiano intenda aggirare, evitare le regole europee per gli aiuti di Stato o il controllo sugli aiuti di Stato, ma cerca di trovare la strada migliore per far funzionare il sistema bancario”.

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Così il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager ha promosso l’iniziativa del Governo italiano sulla ristrutturazione del sistema bancario attraverso la creazione di Atlante, un fondo che da un lato sosterrà gli aumenti di capitale di alcune banche e dall’altro acquisterà crediti deteriorati. A gestirlo sarà la Quaestio SGR, società di diritto lussemburghese, guidata dall’economista Alessandro Penati e partecipata da Fondazione Cariplo, Locke, Cassa dei Geometri e Opere di Don Bosco.

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Al “Fondo di investimento alternativo chiuso riservato” che vedrà luce a maggio, sono stati accordati due miliardi di euro da Unicredit e Banca Intesa. Un altro miliardo dovrebbe arrivare per metà dalla Cassa Depositi e Prestiti, interamente controllata dal Ministero dell’economia e per metà da fondazioni bancarie e altri istituti. Si prevede che il Fondo possa raggiungere dai cinque ai sei miliardi. La salute delle banche italiane non è buona da tempo. Molti istituti sono “sottocapitalizzati”.

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Cerchiamo di comprenderne il motivo.

La principale risorsa nel loro bilancio è costituita dal prestito. Se non si eroga denaro l’impatto sul capitale sarà negativo. Le banche italiane hanno crediti deteriorati, NPL (non performing loans), per più di 350 miliardi, di cui circa 200 sono sofferenze, non saranno cioè mai incassati per i incapacità di rimborso da parte del debitore.Le sofferenze italiane non sono legate all’immobiliare, né al retail (clientela al dettaglio), ma al segmento corporate, quello cioè aziendale. Se un immobile, per quanto svalutabile, costituisce una garanzia reale in caso d’insolvenza, il prestito all’impresa rischia, in un periodo di recessione, di non rientrare.cms_3786/foto_5.jpg

In Italia il connubio banca-industria, sviluppatosi nel periodo giolittiano, ha posto le basi di quello che è nell’attualità il sistema caratterizzante dell’economia nazionale: il bank oriented. Le banche sono dunque sottocapitalizzate perché i prestiti non sono stati totalmente resi dalle imprese sostenute negli ultimi anni.La situazione protrattasi nel tempo ha determinato uno stato di criticità caratterizzato da una profonda contrazione del credito, il cui accesso è regolamentato da rigidi criteri selettivi.

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Si pensi alle difficoltà che si incontrano per ottenere un mutuo.Tale comprensibile cautela nell’erogazione scoraggia la domanda aggregata. Le imprese non investono, le famiglie non acquistano beni durevoli, la ripresa si allontana. Lo scenario che ne deriva è estremamente pericoloso, non tanto per il rischio di instabilità finanziaria, quanto perché un sistema inceppato è letale per lo sviluppo economico. In un’economia funzionante le perdite bancarie, derivanti dal mancato rientro del credito erogato, vengono ripianate tanto dagli interessi maturati su altri prestiti, quanto dall’operazione di aumento di capitale, consistente nell’emissione di nuove azioni.

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Purtroppo però i mercati non sempre trovano interessante comprare le azioni delle banche italiane che versano in uno stato di criticità.Ricapitalizzare le banche appare però, secondo la nostra analisi, una priorità nella quale riporre una buona percentuale di speranza di uscire dalla recessione. La funzione di Atlante sarà proprio, in termini semplicistici, quella di comprare le azioni che non riusciranno a vedersi sopra un certo prezzo. Il fondo diventerà dunque proprietario, in parte, degli istituti con i quali entrerà in rapporto.Acquisterà i crediti deteriorati a un valore superiore rispetto a quello che al momento offrirebbe il mercato, confidando in una loro prossima positiva cessione.Le sofferenze che dovrà contribuire a smaltire ammontano a circa 80 miliardi.

cms_3786/foto_8.jpgC’è la farà?L’operazione Atlante contempla sicuramente un notevole rischio d’impresa. Preoccupa il fatto che, se dovesse fallire, la cattiva situazione finanziaria in cui versano le banche “contagerebbe” il fondo, riverberandosi su tutti gli investitori che vi parteciperanno. Se dovesse riuscire genererebbe però sui mercati un effetto stabilizzante, innalzando la percezione di solidità del settore creditizio italiano. Un passaggio essenziale dunque la creazione di Atlante in una congiuntura così difficile.

cms_3786/foto_8.jpgMa sarà sufficiente per risollevare le sorti del Paese? Joseph Schumpeter nei suoi volumi “Teoria dello sviluppo economico” e “Teoria dei cicli economici” scritti rispettivamente nel 1911 e nel 1939, individua alla base della ripartenza del ciclo produttivo, due elementi fondamentali: l’innesto di nuove risorse finanziarie e le innovazioni tecnologiche. Senza capitale e ricerca un ciclo produttivo è destinato a spegnersi. È facile comprendere come la salute delle imprese dipenda dalla capacità di creare prodotti competitivi e come per farlo queste necessitino di investire in tecnologie innovative.

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Per far si che l’economia possa riprendersi, Atlante, nella sua essenzialità, rischia di non bastare da solo. Un momento così difficile dovrebbe stimolarci a valutare la possibilità di una transizione verso un sistema di finanziamento meno incentrato sul credito bancario. L’orientamento verso forme più dirette di finanziamento delle imprese, sia con capitale di rischio che con debito, potrebbe creare un equilibrio tra bank e market oriented che in tale contesto gioverebbe a tutti.Il sistema finanziario italiano va ripensato, favorendo una disintermediazione del credito bancario e ridirigendo i flussi finanziari verso equity e obbligazioni.

cms_3786/foto_10.jpgUna solida struttura patrimoniale dell’impresa è complementare all’accesso al credito. Inoltre il mercato obbligazionario corporate permetterebbe allebanche l’offerta di altri servizi, quali il collocamento, liberando risorse per le piccole imprese, maggiormente dipendenti dal bank oriented.

Data:

23 Aprile 2016