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LA SOLITUDINE DEL POSTMODERNO:POLITICA E LEADERISMO SOCIAL

cms_31281/1.jpgIl tempo della politica e delle sue complesse decisioni, sono fortemente influenzate da un altro tempo, quello dell’era digitale. I sistemi politici fondati sulla democrazia sono basati sulla rappresentanza, forme plasmate di pari passo in base alle diverse forme di comunicazione che si sono alternate nei decenni. La diffusione del digitale e il suo rapido affermarsi nelle pieghe della società, ha rovesciato cronos e ha stabilito il dominio della simultaneità, dell’hic et nunc tecnicista. Sono scomparse le antiche nozioni di passato, presente e futuro per essere sostituite dall’immanenza, dall’atemporalità e dal presentismo della rete, perno della struttura formale e temporale del nostro oggi. Il tempo della liquidità postmodernista costruisce piattaforme di discussione in cui anche i vecchi lemmi sono attraversati dallo tsunami del nuovo che avanza; vengono banditi termini ritenuti passatisti in nome di uno “storytelling” estenuante e a tratti ridondante che demonizza per esempio parole come “ideologia” o “partito politico”, oggi sostituite, come ebbe a dire Papa Francesco, «da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico».

cms_31281/2_1690095045.jpgLa retorica postmodernista del nuovo linguaggio politico si avvale di linguaggi estremisti permeati da immagini in cui si costruisce o, se già è disponibile, un nemico a cui addossare la colpa e concentrare il fuoco mediatico. La politica, o quel che ne resta, 2.0 si presenta agli occhi di un pubblico a corto di memoria e sensibile ai richiami emotivi, pronta a ricevere consensi e non, come dice giustamente Marco Aime nel suo “Classificare, separare, escludere”, «adesioni: dato che il virtuale ha sostituito il reale, sempre meno persone partecipano attivamente e autenticamente alla politica». Tiranneggiati e sommersi da un eterno presente, anche avere una posizione politica appare del tutto effimero e sottoposto a fragilità e velocità nel consumo. Senza tempo, senza prospettive, senza certezze, l’individuo detemporalizzato tende sempre più a deformare il proprio immaginario sotto la spinta delle finzioni televisive e dalla sventagliata di informazioni provenienti dal web. Svuotata da energie utopiche e priva di senso, la società sembra ormai dirigersi verso un agglomerato evanescente pronto a disgregarsi e a formarne un altro sotto la spinta della convenienza immediata.

cms_31281/3.jpgI movimenti (politici) di fronte al frustrante vuoto ideologico e di prospettive, si propongono come catalizzatori del diffuso senso di incertezza, malessere e insicurezza regnanti nelle trame della società civile. La comunicazione tout court ha sostituito la politica, ritualizzando nei leader politici la capacità mediatica e l’appeal necessario per far breccia nel tessuto emotivo della collettività. L’arena del gioco politico e del successo immediato passa ancora dalla televisione con in aggiunta il modello sempre più accattivante, perché ipergiovanilistico, del web e dei social media. Ciò che resta nel desolato panorama politico è la figura del singolo, una forma di potere assolutistico, egocentrico e personalizzato simile al weberiano “uomo solo al comando” con in aggiunta come specifico tratto della postmodernità, la contrapposizione, lo scontro strumentale e populista tra “sciami digitali”.

Data:

23 Luglio 2023