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“ LA VOCE DI MAIA” – PREMIO LETTERARIO ZAFRAN 2015

Questa volta il premio Zafran , alla sua terza edizione, è toccato ad Angelica Laterza autrice di Martina Franca, in Puglia che, con il suo romanzo ambientato tra presente e passato, ha cercato di recuperare la memoria storica del Sud Italia particolarmente riferibile al periodo storico più luminoso della Puglia in cui il grande Imperatore Federico II con la sua arte e la sua cultura tentava di risvegliare le coscienze strappandole alla sottomissione religiosa della chiesa di allora. Personaggio quasi mitico Federico dal fascino esoterico che ancora oggi incanta e appassiona i visitatori che visitano i suoi castelli disseminati un po’ ovunque nel sud, particolarmente il ‘ Castel del Monte’ che con la sua pianta ottagonale nasconderebbe simboli occulti e divinatori per i quali oltre la caccia, nutriva profondo interesse. L’autrice è riuscita con questo romanzo ad aggiudicarsi il premio anche perché ha saputo combinare fatti storici e recenti con una tecnica narrativa del tutto originale che riesce ad avvincere il lettore tenendolo sul ‘filo del rasoio’ .

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Si riporta letteralmente la recensione posta come prefazione al romanzo a firma di Elena Quidello dalla quale emerge la visione artistica, storica e psicologica dei personaggi nei quali tuttavia si rispecchia l’ anima dell’autrice:

“La Voce di Maia”: un titolo che già di per sé richiama il mistero, il fascino antico della storia che diviene evocazione potente e immediata di eventi lontani; una metafora che balza alla percezione come voce stessa della storia, di un popolo, di una umanità tradita, di un’epoca nella quale ricercare il proprio io perduto. In verità, l’autrice nel raccontare il viaggio onirico di Maia, la protagonista del romanzo, pur non essendone consapevole, con il suo intenso sentire, dipinge due mondi diversi e paralleli poiché la trama che si dipana durante il regno di Federico II di Svevia e che vede protagonista la giovane guaritrice Maddalena, in virtù della potenza evocatrice dei ricordi di Maia, si trasferisce quasi automaticamente, per associazione mentale, ad altra epoca, ad altra civiltà, ad altro popolo, vittime della “Santa Ignoranza” che con i suoi editti, le sue inique leggi, imperò per più di un secolo sulla gente inerme, seminando distruzione e morte laddove regnava soltanto la legge della natura, della pace, dell’armonia. In fondo, “La Voce di Maia” non è che un viaggio nella propria coscienza storica, alla ricerca di se stessi poiché come spiegava T. S. Eliot: Tutte le guerre sono una sola guerra, “le esperienze di una donna sono le esperienze di tutte le donne”. Ciò a voler significare che siamo tutti parte di quell’immenso oceano che è l’UNO.

cms_2347/FOTO_PREMIO_ZAFRAN.jpgL’autrice, partendo dalla sua cittadina: Martina Franca, dove in una Libreria colloca i personaggi del presente: Maia, Flora, Saverio, Alessandro… in un alternarsi tra il mondo di oggi e quello di ieri, indaga e racconta quella parte dimenticata della storia pugliese, riscattandola dall’oblio per riportarla alla sua meritevole grandezza; quella grandezza che illuminò l’imperatore Federico II, uomo aperto alla conoscenza, dedito all’arte, allo studio delle scienze e soprattutto libero da ogni condizionamento religioso tanto da combattere quella “Santa ignoranza” che infine lo travolse. Le Vicende dunque che l’autrice racconta tra fantasia e verità storica si svolgono tra presente e passato, in particolare in quel tempo buio della storia pugliese e della storia europea che conobbe la ignobile brutalità di una Chiesa costituita, la quale nel vecchio come nel nuovo continente puniva e sterminava chiunque operasse fuori e contro di Lei. L’interesse di Angelica è particolarmente rivolto alle donne di quel tempo, un tempo terrificante dove il sospetto senza alcuna prova diveniva punizione incondizionata e martirio deliberato. La Chiesa puntava il dito sulle donne semplici che curavano con le erbe giudicandole Streghe diaboliche per le quali non vi poteva essere altra punizione che il rogo. Dunque, Maddalena diviene emblema di una condizione femminile sottomessa unicamente alle decisioni di un assurdo potere religioso. Condizione mai del tutto estintasi in alcuni Paesi del mondo contemporaneo.

cms_2347/FOTO_ANGELICA_LATERZA.jpgL’autrice con ingegnosa e motivata arte narrativa, trasferisce i suoi personaggi dal presente al passato e viceversa, così che il tempo diventa un unicum dove tutto vive in un eterno presente. Lei obbedisce a quella irrefrenabile volontà di indagare nella psicologia non solo dei personaggi ma anche degli eventi attribuendo a questi un’anima che vibra in sintonia con la coscienza di chi soffre, prega e subisce gli inganni, i tradimenti, le imposizioni dei più forti. La scrittrice diviene parte delle loro angosce, delle loro paure, del terribile dolore fisico e psichico perché solo attraverso la sua immedesimazione con i personaggi del romanzo, lei trova l’ispirazione per creare quei piccoli capolavori narrativi cui il lettore non può fare a meno di partecipare vibrando all’unisono con l’anima stessa del romanzo. Angelica mostra una inedita e originalissima abilità nel creare quegli intrecci narrativi fatti di sotterfugi, di colpi di scena inaspettati, di sottili e avvincenti giochi psicologici che appagano il lettore con un finale emotivamente distensivo e salvifico.

Data:

13 Giugno 2015