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L’ACQUA RADIOATTIVA DI FUKUSHIMA RIVERSATA IN MARE

È giunto il via libera definitivo da parte dell’Aiea, Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, al riversamento in mare dell’acqua radioattiva immagazzinata nella centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. “Il piano di Tokyo è in linea con gli standard di sicurezza globali”, ha dichiarato il suo direttore generale Rafael Grossi e, anche se l’operazione avrà un impatto ambientale, esso sarà “trascurabile”. Sono passati poco più di 12 anni dal secondo disastro nucleare più importante nella storia dell’umanità, subito dopo quello di Chernobyl. Il terremoto dell’11 marzo 2011 magnitudo 9.1, che interessò il Giappone, creò uno tsunami che flagellò le coste settentrionali del paese, causando 16mila morti, migliaia di dispersi e danneggiando irrimediabilmente la centrale nucleare della città di Fukushima, attualmente in fase di smantellamento.

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Dagli istanti immediatamente susseguenti il disastro, il governo nipponico mostrò grande trasparenza sia nella gestione dell’evento che nella condivisione delle conseguenze, lavorando alacremente anche a livello internazionale per il contenimento dei residui radioattivi che, si pensò almeno dal 2021, potessero essere scaricati in mare. La previsione, sottoposta al vaglio dell’agenzia sovranazionale, è oggi divenuta definitiva. Spetta ora materialmente al governo attuarla, superando le proteste tanto nazionali, provenienti dai pescatori che vivono del mercato ittico locale, quanto internazionali, da parte soprattutto di paesi limitrofi come Cina, Russia e Sud Corea, tutti fortemente contrariati. L’Agenzia internazionale nel frattempo continua a rassicurare: “Se il governo decide di procedere l’Aiea sarà in modo permanente a Fukushima, revisionando, monitorando, valutando questa attività per i prossimi decenni”, ha ancora riferito Grossi che ha incontrato personalmente in Giappone il primo ministro Fumio Kishida.

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Intanto i serbatori di stoccaggio dell’acqua contaminata sono arrivati al 98% della loro capacità di immagazzinamento, per cui il fattore tempo è determinante. La scelta del riversamento pare poi persino obbligata, poiché il trasporto fuori dall’impianto di tutta questa acqua nociva non sembra fattibile. Grossi è consapevole che ci siano “preoccupazioni” per il rilascio in mare di milioni di litri di acqua contaminata, “ma questo processo di diluizione e filtraggio non è nulla di nuovo. Esiste già nell’industria, dalla Cina alla Francia”, ha precisato. La dichiarazione non sembra aver convinto la Cina che, per bocca del suo ambasciatore a Tokyo, ha riferito come invece non ci siano mai stati precedenti nella storia circa il versamento in mare di acque radioattive dopo un incidente nucleare. “È la prima volta che si tratta di acqua esposta al nocciolo fuso di un reattore nucleare”, ha detto l’ambasciatore in questione Wu Jianghao, additando il Giappone come un paese che “dimostra poco rispetto per la scienza”. La scelta, infatti, potrebbe essere stata mossa da ragioni economiche e, prosegue una nota cinese, denota scarso interesse per l’oceano Pacifico, di fatto considerato “una fogna”.

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Terminata la visita in Giappone Grossi si recherà a Seoul, con lo scopo di rassicurare anche il governo di quel paese, nel quale sono state organizzate diverse manifestazioni, specie davanti l’ambasciata giapponese. In tutto questo a rischio sono le esportazioni del paese del Sol Levante: già 55 Paesi, dopo quell’11 marzo 2011, hanno imposto restrizioni alle importazioni di prodotti della filiera alimentare nipponica, tra cui l’Unione Europea. E la situazione potrebbe solo peggiorare.

Data:

5 Luglio 2023