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L’appello di Mattarella: “No egoismi”

L’appello di Mattarella: “No egoismi”

cms_8668/sergio_mattarella_fg.jpg“Fiducia nel futuro nell’Italia”, consapevoli che serve “corresponsabilità senza chiudersi nella propria dimensione personale, individuale, magari con egoismo”. Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale ai giovani nuovi Alfieri della Repubblica. “Avete manifestato – ha sottolineato Mattarella – un senso protagonista di cittadini, dimostrando di sentire la corresponsabilità per le sorti comuni del nostro Paese, facendo comprendere che occorre essere protagonisti e costruire il futuro, senza chiudersi nella propria dimensione personale, individuale, magari con egoismo. Ho grande fiducia – ha concluso il Capo dello Stato – nel futuro dell’Italia, voi ne siete una delle ragioni di questa fiducia”.

Mattarella ha consegnato gli Attestati e i distintivi d’onore a 29 ragazze e ragazzi che si sono distinti nella partecipazione, nella promozione del bene comune, nella solidarietà, nel volontariato e per singoli atti di coraggio. Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2007, che rappresentano “modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese”.

Quest’anno è stato dedicato ampio spazio a quanti si sono impegnati per la promozione dell’ambiente, inteso sia come salvaguardia del territorio sia come sviluppo del patrimonio culturale e sociale. La tutela e la valorizzazione dell’ambiente richiedono conoscenze, passione e una visione del futuro che le giovani generazioni mostrano spesso di avere. Accanto ai 29 Attestati d’onore, il Capo dello Stato ha poi voluto riconoscere il merito di tre iniziative collettive assegnando loro una targa. A condurre la cerimonia, Nicola Conversa e Anna Madaro, youtuber e attori del gruppo ’Nirkiop’ di Taranto.

“Pd all’opposizione”

cms_8668/martina_pd.jpgMatteo Renzi non è più, ufficialmente, segretario del Pd. L’ex premier ha formalizzato il suo addio con una lettera, stringatissima, letta alla Direzione del Pd che ha dato il via alla ’reggenza’ di Maurizio Martina. Il vicesegretario ha individuato il percorso con chiarezza: opposizione (“alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi”) e niente Congresso subito: “Il nostro progetto ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo”.

“Intendiamo rispettare profondamente il voto di tutti gli italiani e saremo coerenti con gli esiti del 4 marzo – ha rimarcato – Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l’onore e l’onere del governo del Paese. Noi continueremo a servire i cittadini, dall’opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare”.

“Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola – ha continuato – ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità. Misureremo insieme ai cittadini le vostre coerenze, giorno per giorno, rispetto a quello che avete promesso facilmente e raccontato in mesi e mesi di propaganda senza limiti”.

Renzi ha disertato la Direzione, senza per questo risultare ’politicamente’ assente. “Io non mollo. Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta”, ha scritto nella sua enews aggiungendo: “Abbiamo perso una battaglia ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto. Il futuro prima o poi torna”. Il parlamentino dem alla fine ha approvato la relazione di Martina, nessun voto contrario e sette astenuti l’esito del voto.

All’appuntamento si sono presentati tutti i Big, da Paolo Gentiloni all’esordiente Carlo Calenda (seduto in prima fila proprio di fianco al premier e a Maria Elena Boschi). In tanti, tranne Dario Franceschini e Michele Emiliano, hanno preso la parola, compresi Graziano Delrio e Andrea Orlando. Come ha spiegato Matteo Orfini, con le dimissioni del segretario “il presidente ha un mese di tempo per convocare l’Assemblea nazionale”, salvo slittamenti dovuti alle consultazioni al Quirinale. L’Assemblea verificherà la possibilità di eleggere un segretario, altrimenti partirà la stagione congressuale.

Martina, nella sua relazione, ha lanciato una “fase costituente” da gestire “con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso”. Una sorta di ’caminetto’ rispetto al quale solo l’area Emiliano (astenuta in Direzione) potrebbe avere una posizione ’ostile’. La linea del vicesegretario ha avuto il via libera dei big, da Zingaretti (“bene Martina”) a Delrio (“siamo riuniti non per cercare un nuovo capo ma una nuova direzione”) fino a un silente Franceschini.

I renziani, defilati, non hanno preso la parola in Direzione, apprezzando però il fatto che sia passata la linea ’opposizione’ dettata da Renzi. Adesso, il test sui prossimi equilibri interni sarà l’elezione dei capigruppo parlamentari. Sì alla responsabilità anche da Orlando, che però ha posto con decisione alcuni paletti: “Non penso che mentre qualcuno si carica il peso di una lunga transizione qualcuno si possa defilare e sparare sul Quartier generale secondo una strategia di Mao Zedong”.

Per il ministro della Giustizia, inoltre, è giusto dire no a un governo del M5S o della Lega ma “attenzione a evitare un Aventino istituzionale: abbiamo il dovere di far entrare tutte le forze uscite dalle urne nel gioco democratico e dobbiamo costruire un assetto di garanzie nei livelli istituzionali”.

“IMPEGNO STRAORDINARIO PER RILANCIO” – “La Direzione del Partito democratico – si legge in un comunicato del Nazareno – ha approvato l’ordine del giorno finale, con 7 astenuti e voto favorevole di tutto il resto della platea, prendendo atto delle dimissioni del segretario e ringraziandolo per il lavoro e l’impegno appassionato di questi anni alla guida del partito nella sfida politica e di governo, intrapresa sempre con grande determinazione”.

“La Direzione – si legge – assume, come avvio del confronto, la relazione del vicesegretario, che svolgerà le funzioni di segretario fino all’Assemblea nazionale convocata – come da Statuto – dal presidente, e condivide le proposte avanzate sulla gestione collegiale dei prossimi passaggi politici. Riconosce l’esito negativo del voto, garantisce il pieno rispetto delle decisioni e delle scelte espresse dai cittadini e il proprio apporto al Presidente della Repubblica”.

Il Pd si impegnerà dall’opposizione, come forza di minoranza parlamentare, riconoscendo che ora spetta alle forze che hanno ricevuto maggior consenso l’onere e l’onore di governare il Paese. Infine, chiama a un impegno straordinario le federazioni regionali, provinciali e i circoli per promuovere a ogni livello il più ampio confronto di analisi e proposta per individuare insieme il percorso da seguire per il rilancio del Partito democratico nella società italiana”, conclude la nota.

Record storico italiani a rischio povertà

cms_8668/povero_strada.jpgNel 2016 la quota di italiani residenti (quindi nati sia in Italia che all’estero) a rischio di povertà è salita al 23%: si tratta del massimo storico da quando la Banca d’Italia ha iniziato questo tipo di rilevazioni. Il livello di povertà è quello di persone che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano.

L’analisi fornita da Via Nazionale mostra come rispetto al 2006 la quota di rischio – valutata in base alle caratteristiche del capofamiglia – sia cresciuta (spesso in maniera notevole) per quasi tutte le fasce di età, geografiche e condizione professionale. Unica eccezione i pensionati, la cui percentuale di individui a rischio è scesa dal 19,0% del 2006 al 16,6% del 2016.

In netta salita invece le ’difficoltà’ per i nuclei con capofamiglia di età inferiore a 35 anni (quota salita dal 22,6 al 29,7%), per chi vive al Nord (dall’8,3 al 15%) e soprattutto per gli immigrati, dove il rischio povertà è balzato dal 33,9 al 55%. Stabile, invece, pur se a livelli molto elevati, la percentuale di rischio povertà al Sud, che rimane al 39,4% (valore pressoché identico a dieci anni prima).

RICCHEZZA – Si confermano le forti disparità di distribuzione della ricchezza delle famiglie italiane. L’indagine di Bankitalia sui loro bilanci mostra infatti come il 30% di famiglie più povere detiene l’1% della ricchezza netta mentre il 5% più ricco ne controlla il 30%.

Alla fine del 2016 la ricchezza netta media delle famiglie italiane era pari a 206mila euro, in calo di 12mila euro rispetto al valore di fine 2014. La Banca d’Italia nell’indagine sottolinea come sull’andamento della ricchezza pesa anche notevolmente il calo dei valori immobiliari registrato dallo scoppio della crisi globale.

Infatti il 70% delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive (una quota piuttosto stabile, anche se in calo significativo per le fasce più giovani) e le attività ’reali’ – che includono appunto immobili, ma anche aziende e oggetti di valore – pesano per ben l’87% del patrimonio lordo delle famiglie italiane.

Peraltro le attività finanziarie rappresentano una quota vicina allo zero (in totale l’1,1%) per ben il 20% delle famiglie mentre più della metà – ovvero il 52,5% – è nella disponibilità del 10 per cento più ricco.

REDDITO MEDIO – Nel 2016 il reddito equivalente medio delle famiglie italiane è cresciuto del 3,5% rispetto al 2014, interrompendo la caduta, pressoché continua, avviatasi nel 2006. Via Nazionale tuttavia sottolinea come il reddito equivalente resti ancora inferiore di 11 punti percentuali a quello di dieci anni prima.

INDEBITAMENTO – Si conferma il calo dell’indebitamento delle famiglie italiane: infatti – rivela Bankitalia – nel 2016 la percentuale di nuclei indebitati era scesa al 21% dal 23% di due anni prima (era il 29% nel 2008). Tuttavia questo fenomeno ha interessato soprattutto quelle famiglie con un capofamiglia ’senior’, ovvero oltre i 45 anni: in questa fascia la quota è scesa dal 38 al 29%.

Complessivamente le passività finanziarie rappresentano meno del 5% del patrimonio lordo delle famiglie italiane, con un livello medio – per i nuclei indebitati – di circa 50mila euro, valore che scende a 12mila euro per il 20% di quelli meno abbienti e sale a 171mila euro per il 5% più benestante.

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13 Marzo 2018