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L’ARTE E IL FILO CONDUTTORE DELLA MASSONERIA (I^ Parte)

Credo che se qualcuno segue i miei articoli avrà intuito che attraverso l’arte cerco di ‘legare’ più temi: storia, antropologia, sociologia, così eccomi con una nuova serie di sette articoli in cui cercherò un filo conduttore fra due ritratti finiti ma non finiti, unirò le ‘salottiere’ in particolare Madame Récamier (1777-1849) ai due principi del Neoclassicismo: lo scultore Antonio Canova (1757-1822) e il pittore Jacques-Louis David (1748-1825) per arrivare a François Gérard (1770-1837), l’artista che fu allievo di David e seguace di Canova ma dallo stile affine al Romanticismo e per fare ciò il filo conduttore sarà la Massoneria.

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I due ritratti finiti ma non finiti, sono Madame Récamier e Filippo Mazzei, entrambi i dipinti sono di Jacques-Louis David; secondo la mia ipotesi sono la testimonianza della querelle all’interno delle logge massoniche, fra chi sosteneva Napoleone come il graal illuministico di una nuova società basata sui punti chiave della fratellanza massonica: Liberté, Égalité, Fraternité e chi considerava il Bonaparte un dittatore, soprattutto dopo il divorzio da Giuseppina, in quanto il Corso pretendeva figli di sangue, mentre per la Massoneria giacobina non era una questione di ‘sangue’ bensì di nobiltà di cuore, quindi il principe ereditario poteva ben essere ‘adottato’ come fecero gli imperatori romani dal 96 al 180, periodo in cui la successione al trono non era per via familiare, ma attraverso l’adozione, in quanto vi erano stati imperatori come Nerone e Domiziano che pur essendo di ‘sangue familiare’, causarono parecchi guai.

Jacques-Louis David fu un acceso sostenitore di Napoleone lo immortalò in un dipinto assai famoso, “Napoleone che valica le Alpi”, dove il Corso appare eroico, vestito di giallo come il sole del futuro e dell’Illuminismo, valica le Alpi come fosse un novello Annibale e un rinato Alessandro Magno perché è in groppa non su un elefante ma su un cavallo-Bucefalo bianco, con l’indice ad indicare la via per la luce, quella luce con cui gli illuministi pensavano di scacciare le tenebre dell’ignoranza. Vedremo poi che alla fine, nella sua opera ultima a tema mitologico, Marte disarmato da Venere e le Grazie, che David si ricrede su Napoleone e va verso la massoneria tranquilla e giusta di Canova.

Perché allora David lascia ‘non finiti’ la Récamier e il Mazzei?

Perché erano nel sentimento mistico e spirituale di quello che sarà il Romanticismo, erano giacobini e allo stesso tempo non lo erano, erano realisti e allo stesso tempo non lo erano perché come scrive François-René de Chateaubriand (1768-1848) scrittore, politico e diplomatico padre del Romanticismo letterario francese, che fu il compagno della Récamier, nelle sue Memorie d’oltretomba: «Nella società democratica (giacobini-sinistra) basta che voi sproloquiate sulla libertà, sulla marcia verso il futuro del genere umano, sull’avvenire delle cose, aggiungendo ai vostri discorsi qualche croce d’onore, e sarete sicuri di un bel posto in società. Nella società aristocratica (realisti- destra) basta che giochiate a whist, che spacciate con aria greve e profonda luoghi comuni e frasi finto eleganti, e la configurazione del vostro genio in società sarà assicurata».

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Napoleone che valica le Alpi- Jacques-Louis David -1801- Castello della Malmaison- Parigi

Le opposizioni realista e giacobina si manifestarono all’indomani dell’elezione a Primo Console del Bonaparte, due fazioni in lotta fra loro ma accomunate dall’ostilità per il Corso.

Così David critica Madame Juliette Récamier e Filippo Mazzei perché pensano che l’Illuminismo con Napoleone non possa avverarsi, se vogliamo come gli ebrei che non riconobbero Gesù come figlio di Dio e David così li raffigura come coloro che non ‘vedono’ che il ‘finito’ si è realizzato e non è un ‘non finito’.

Canova, David, Gérard raffigurano la Récamier in ritratti che eternizzano la sua bellezza; nel suo salotto vi si ritrovano noti scrittori e politici del tempo, personaggi come René Chateaubriand e Benjamin Constant, entrambi innamorati di Juliette, che sono di ambito liberale e sono amici di Diderot e degli enciclopedisti,

Sulla stessa linea della libertà come valore fondamentale della società è lo stesso Mazzei che è un grande propugnatore di idee democratiche, idee sulla scia di Jean-Jacques Rousseau che è considerato il padre della democrazia… ebbene sia gli artisti che gli intellettuali che ho citato erano tutti quanti dei massoni, quindi scrivo due righe sulla massoneria.

La prima ‘Massoneria’ si può ritrovare negli architetti-muratori delle cattedrali gotiche, nelle gesta dei cavalieri templari, nei loro ospitali e nella loro protezione al Tempio di Gerusalemme, nella loro devozione alla Madonna Nera; furono i templari a portare in quel di Loreto la Santa Casa della Beata Vergine, ma questa parte è avvolta nel sacro, nel mistero e nel dolore e sarebbe troppo lunga da spiegare.

Fu Napoleone che riorganizzò la Massoneria nel 1805, come strumento al servizio della sua politica.

Napoleone Bonaparte nacque in Corsica nel 1769 e morì esule a Sant’Elena nel 1821, come ci ricorda Alessandro Manzoni nella sua poesia ‘Il Cinque Maggio’

Fu un grande condottiero, salì al potere in Francia nel 1799, poi si incoronò con molto sfarzo imperatore nel 1804: viene raffigurato nel 1806, dal pittore francese Jean-Auguste-Dominique addirittura come il dio Giove, prendendo come modelli di riferimento antiche stampe di re francesi.

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Napoleone I sul trono imperiale- Jean-Auguste-Dominique Ingres-1806- Musée de l’Armée-Parigi

Conquistò gran parte dell’Europa per poi incappare nella sconfitta con la campagna di Russia nel 1812, il primo esilio all’isola Elba e poi la fuga, i cento giorni e l’ultima sconfitta nel 1815 a Waterloo e infine la definitiva caduta.

Alla caduta di Napoleone, la Massoneria fu poi bandita da tutti gli stati e duramente avversata dalla Chiesa cattolica, per poi ricomparire nel 1859 a Torino.

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Dedicato ai due prodi campioni della indipendenza italiana dalla Massoneria italiana a Garibaldi e Mazzini – 1870-80 – litografia a colori – Fondazione Spadolini, Nuova Antologia – Firenze

“…la massoneria ricomparve nella penisola italiana soltanto nell’ottobre del 1859, quando, a Torino, un gruppo di liberali cavouriani costituirono il primo embrione della massoneria nazionale con la loggia “Ausonia”, che successivamente avrebbe dato vita al Grande Oriente Italiano, poi ribattezzato Grande Oriente d’Italia (GOI).[…] Dal 1820 al 1859, dunque, con le sole eccezioni delle logge “Trionfo ligure”, sorta nel 1856 a Genova, e “Oriente ligure”, sorta a Chiavari, la massoneria fu, di fatto, assente dalla scena italiana. Venne ricostituita, invece, tra il 1859 e il 1861 con la precisa necessità politica dei gruppi liberali di poter disporre di uno strumento organizzativo attraverso il quale svolgere un’opera di aggregazione delle élites moderate della penisola a favore del nascente Stato unitario. I valori di riferimento della massoneria, oltre a quelli classici della tradizione illuministico-rivoluzionaria, iniziarono ad essere declinati in modo diverso. Allo spiritualismo deista delle origini si sostituì un laicismo viscerale che spesso sfociò in un violento anticlericalismo. Il contrasto con la Chiesa cattolica si caricò della contrapposizione fra i gruppi liberali e democratici che si riconoscevano nello Stato nato dal Risorgimento e tra coloro i quali, all’opposto, non riconoscevano le basi politico-culturali dello Stato liberale […] nella carica di Gran Maestro del GOI, alcuni democratici, infatti, ottennero di conferire il titolo di ‘Primo Libero Muratore Italiano’ a Giuseppe Garibaldi.

Il 1° marzo 1862 Nigra venne sostituito da Filippo Cordova, ex ministro di Cavour, che prevalse sul nizzardo per pochissimi voti.

Garibaldi fu, senza dubbio, l’esponente più celebre della massoneria italiana ottocentesca…” (https://www.150anni.it/webi/)

(continua)

Data:

4 Settembre 2023