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Las Vegas, cosa sappiamo finora … Chi è Stephen Paddock, il killer di Las Vegas

cms_7354/lasvegas_polizia_afp.jpg58 morti e 515 feriti, due poliziotti freddati. E’ il bilancio della sparatoria avvenuta a Las Vegas, quando durante un concerto di musica country, un uomo di 64 anni ha aperto il fuoco sulla folla, compiendo la più sanguinosa sparatoria della storia americana. Una vera carneficina, che si è consumata nella città più famosa del Nevada, simbolo universale del divertimento e del gioco d’azzardo. Ecco cosa sappiamo finora della strage:

COSA E’ SUCCESSO – Sono le dieci e mezza di domenica sera negli Stati Uniti, (le 7.30 italiane) quando un uomo di 64 anni, identificato dalla polizia come Stephen Paddock, inizia a sparare dalla finestra di un hotel sul pubblico presente al concerto di Jason Aldean, che si sta esibendo vicino al Mandalay Bay Casinò. In pochi minuti si scatena il panico tra gli oltre 40mila spettatori. L’uomo viene neutralizzato dalla polizia al 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel.

E’ TERRORISMO? – “Al momento pensiamo che sia stato un unico attentatore, un attentatore della categoria ’lupo solitario’” ha detto lo sceriffo di Las Vegas, Joseph Lombardo. Il killer non sarebbe legato a gruppi terroristici e non è ancora chiaro cosa lo abbia indotto a compiere la strage. L’Isis ha tuttavia rivendicato l’attacco.

CHI E’ LA COMPAGNA DEL KILLER – Le autorità hanno reso noto in un tweet di “non ritenere che ci siano altri assalitori”, anche se la polizia ha rintracciato la compagna dell’uomo: una donna asiatica che si chiama Marilou Danley, ha detto il capo della polizia di Las Vegas.

TRUMP – Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso su Twitter le sue “più sentite condoglianze” e la sua “vicinanza alle vittime e alle loro famiglie”.

UNA SCENA PIU’ CHE ORRIBILE” – Jason Aldean, la star della musica country che si stava esibendo a Las Vegas ha commentato quanto accaduto come “più che orribile”. “Ancora non so cosa dire – ha scritto Aldean su Instagram – ma voglio che tutti sappiano che io e la mia band siamo al sicuro. I miei pensieri e le mie preghiere vanno a tutti quelli che sono rimasti coinvolti. Mi fa male al cuore che questo sia accaduto a qualcuno che era venuto a trascorrere quella avrebbe dovuto essere una serata di divertimento”.

Chi è Stephen Paddock, il killer di Las Vegas

cms_7354/paddock_stephen_fi_mirror_tw.jpgEra una vita di un tranquillo, e benestante, pensionato quella di Stephen Paddock, l’uomo di 64 anni che la notte scorsa a Las Vegas ha massacrato almeno 58 persone, e ne ha ferite altre 515, sparando con i 10 fucili automatici del suo arsenale da guerra.

Dal 2013 Paddock infatti era proprietario di una casa in un complesso residenziale per over 55 a Mesquite, alle porte di Las Vegas, in Nevada, ma è emerso anche che fino al 2015 era proprietario di una casa, sempre in un complesso residenziale per anziani, in Florida. Erano frequenti le sue puntate nella città mecca del divertimento e del gioco d’azzardo, dove trascorreva giorni negli alberghi per giocare al casinò. E per assistere ai tanti concerti che offre la città che non dorme mai.

Ed, elemento quanto mai inquietante, ma forse utile agli inquirenti per risolvere quello che al momento appare come l’enigma del movente di questo massacro, Paddock amava la musica country, proprio quella che veniva celebrata la notte scorsa sul palco del festival contro il quale ha scatenato un inferno di fuoco.

Amava anche volare, aveva un brevetto da pilota e possedeva due aerei, a riprova del fatto che fosse benestante. Ed aveva richiesto un licenza di caccia in Alaska. Possedeva delle armi, registrate, ma, afferma il fratello di Paddock, “non era assolutamente un fissato delle armi”. “Dove diavolo ha preso quei fucili automatici?”, ha detto ancora Eric Paddock spiegando che il fratello non aveva “nessuna formazione militare o cose del genere”.

“Era solo un tizio che viveva a Mesquite, prendeva la macchina per andare a giocare a Las Vegas, fare delle cose, mangiare i burrito”, ha aggiunto, spiegando che non aveva “nessuna particolare convinzione religiosa, politica”.

Paddock aveva iniziato a lavorare alla Lockheed Martin alla fine degli anni Ottanta come revisore dei conti, ma dopo tre anni aveva lasciato il lavoro per gestire dei complessi di appartamenti che possedeva insieme alla madre in diversi stati. Secondo i documenti del catasto del Nevada, la casa di Mesquite dove viveva con la compagna Marilou Danley valeva 400mila dollari.

ISIS O LUPO SOLITARIO? – Anche se è arrivata la rivendicazione dello Stato Islamico, in cui viene definito “un soldato dello Stato Islamico” che si era “convertito all’Islam diversi mesi fa”, l’Fbi ha affermato che “al momento abbiamo determinato che non ci sono legami con organizzazioni terroristiche internazionali”.

Non solo. Lo sceriffo Joe Lombardo ha ammesso che al momento “non abbiamo raccolto alcuna informazione negativa riguardante al presente o al passato di questo individuo”. Come nulla di “non ordinario” registra la polizia di Mesquite che non ha trovato neanche una multa a carico di Paddock che in passato aveva vissuto anche in Texas e California.

IL PADRE RAPINATORE – Il padre di Stephen, Benjamin Hoskins Paddock, era un rapinatore di banche che finì nella lista degli Fbi Most Wanted nel 1969 quando evase dalla prigione federale del Texas mentre scontava una pena di 20 anni. Rimase poi nella lista per otto anni e quando l’agenzia federale aveva perso le speranze di trovarlo e l’aveva tolto dalla lista fu catturato, nel 1978, fuori da un sala di bingo dell’Oregon. L’agenzia segnalava che il ricercato era stato diagnosticato come “psicopatico” ed aveva possibili “tendenze suicide”.

Sarebbe stato lo stesso fratello dell’autore del massacro di Las Vegas a ricordare ai giornalisti la storia del padre rapinatore, secondo quanto ha riportato Nbc News.

Non solo Catalogna: gli altri indipendentismi in Europa

cms_7354/barcelona_catalogna_afp.jpgLa crisi in Catalogna, con il duro braccio di ferro tra Madrid e Barcellona, ha riacceso i riflettori sui movimenti separatisti in Europa occidentale. Rimanendo nella penisola iberica, l’altra grande sfida che le autorità centrali spagnole si trovano ad affrontare è quella dei PAESI BASCHI. La regione, pur essendo l’unica che mantiene per sé gran parte dei proventi fiscali, inviandone solo una piccola percentuale a Madrid, è assai meno ricca della Catalogna. La spinta separatista ha per 50 anni alimentato il terrorismo dell’ETA, che ha causato oltre 800 morti. Nel 2011 l’organizzazione ha annunciato la fine delle violenze. Madrid continua a respingere le richieste di indipendenza che continuano a giungere dal movimento separatista.

Altra regione ’calda’ è la SCOZIA. Dopo la sconfitta subita nel referendum sull’indipendenza del 2014, lo Scottish National Party, alla guida il governo semi autonomo di Edimburgo, aveva messo da parte l’ipotesi di ulteriori consultazioni. Il referendum sulla Brexit dello scorso anno, nel quale la maggioranza degli scozzesi ha votato a favore della permanenza nella Ue, ha riaperto questa prospettiva.

La leader scozzese Nicola Sturgeon accarezza ora l’idea di un nuovo voto sull’indipendenza da tenersi nel 2018 o nel 2019, quando saranno più chiari i termini della Brexit. Tuttavia, i sondaggi indicano che momento che l’esito sarebbe simile a quello di tre anni fa.

Nel cuore dell’Europa, in Belgio, non si sono mai spente le istanze separatiste delle FIANDRE. Bart De Wever, il leader della Nuova Alleanza Fiamminga, il partito separatista della regione, è attualmente il presidente della Camera dei Rappresentanti belga. De Wever rimane convinto che un giorno l’indipendenza delle Fiandre sarà una realtà, con la separazione dall’altra regione del Paese, la Vallonia francofona. Tuttavia, al momento si tratta di un’ipotesi lontana.

La Francia ha per decenni combattuto le spinte separatiste della CORSICA. Il fallimento del referendum del 2003 per una maggiore autonomia ha di fatto messo a tacere il Fronte di Liberazione Nazionale Corso, il gruppo militante attivo negli anni precedenti. Anche la Danimarca si trova alle prese con il separatismo delle ISOLE FAR OER. Sebbene le isole godano di un ampio autogoverno, le spinte separatiste rimangono popolari tra gli abitanti dell’arcipelago .

Sui media internazionali, in questi giorni vengono citati anche i i referendum che si terranno in VENETO e LOMBARDIA il prossimo 22 ottobre. Le due consultazioni sul ’regionalismo differenziato’ non sono però paragonabili a quella della Catalogna. In Veneto e in Lombardia dove i referendum hanno ottenuto il via libera del governo e della Corte costituzionale, non verrà messa in discussione l’unità nazionale, ma si punta piuttosto al modello delle regioni a Statuto speciale, nel pieno rispetto della legalità e della Costituzione.

Nobel per la Medicina a Hall, Rosbash e Young

cms_7354/nobel_premio_medicina_twitt.jpgVa a Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young il premio Nobel per la Medicina 2017 per la scoperta del meccanismo molecolare che controlla il ritmo circadiano. L’annuncio è stato dato oggi come da tradizione al Karolinska Institutet di Stoccolma. I vincitori sono stati scelti fra i 361 scienziati candidati quest’anno.

Il premio ammonta a 9 milioni di corone svedesi, al cambio odierno oltre 940mila euro. Dal 1901 al 2016 sono stati 107 i premi Nobel in Medicina consegnati a un totale di 211 scienziati, dato che il riconoscimento viene dato spesso a più di una persona.

Quest’anno a Stoccolma “hanno premiato un meccanismo bellissimo, che può sembrare complesso ma in realtà è alla base di malattie croniche come diabete e obesità. Malattie legate ai geni, ma anche all’ambiente. Un meccanismo che, in modo più semplice, spiega il diverso effetto di una pizza mangiata a mezzogiorno rispetto a una consumata a mezzanotte”. Così il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, commenta all’AdnKronos Salute il premio Nobel per la Medicina alle ricerche di Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young per la scoperta del meccanismo molecolare che controlla l’orologio biologico.

“Mi preme sottolineare che questi tre scienziati sono stati premiati per i loro lavori pionieristici, ma oggi uno dei massimi studiosi in questo campo è italiano: Paolo Sassone-Corsi dell’Uci. Oggi sappiamo che, se alteriamo o invertiamo i ritmi circadiani – dice il genetista – si hanno effetti non solo a livello psicologico, ma anche fisico. Una cascata di eventi che possono aumentare il rischio di alcune malattie. Ebbene, questa scoperta è importante anche per le ricerche mirate a prevenire una serie di malattie ’del benessere’, come diabete e obesità. Non solo: potremmo arrivare a un’alimentazione intelligente, basata su dati molecolari”.

Ma alla fine in che consiste l’’effetto pizza’? “Se la mangiamo a mezzogiorno – chiarisce lo scienziato – il nostro organismo è ’settato’ per trarne il meglio, se invece lo facciamo a mezzanotte, quando il corpo si sta preparando al sonno, interrompiano una cascata di eventi importanti per l’organismo. Con un’alterazione metabolica” che finisce per avere degli effetti visibili e non, conclude Novelli. “Insomma, è decisamente meglio mangiare la pizza a mezzogiorno”.

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2 Ottobre 2017