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Le 3 carte di Mattarella

Le 3 carte di Mattarella

cms_8992/mattarella.jpgSi ricomincia. Il giorno dopo il fallimento del secondo round di consultazioni dell’esploratrice azzurra Maria Elisabetta Alberti Casellati, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si prende un paio di giorni di riflessione. La presidente del Senato ha spiegato che il confronto sviluppato nell’ambito del suo mandato esplorativo ha permesso di evidenziare “spunti di riflessione politica”. Spunti che ora andranno approfonditi per trovare una soluzione al rebus governo.

Il quadro però continua a complicarsi. Il leader di FI Silvio Berlusconi oggi attacca duramente il M5S e apre al Pd, facendo infuriare il segretario della Lega Matteo Salvini, che esclude di dialogare con i dem e ribadisce di essere pronto a metterci la faccia in prima persona. I 5 Stelle chiariscono intanto di preferire il voto a un governo che tiri a campare. Mentre il Pd, rimasto alla finestra in questa fase, fa sapere di non essere disposto a fare la ruota di scorta di nessuno.

Una matassa difficile da sbrogliare per Mattarella tra veti incrociati, scambi di insulti e arroccamenti delle forze politiche in campo. Lunedì si conosceranno le decisioni del capo dello Stato sulle modalità con le quali procedere per arrivare alla formazione del nuovo governo. Gli scenari più probabili a questo punto sono tre: un nuovo mandato esplorativo, per il quale si fa insistentemente il nome del presidente della Camera Robeto Fico; un pre-incarico a un leader politico o l’individuazione di una personalità terza per la formazione di un governo istituzionale.

MANDATO ESPLORATIVO A FICO – Sfumata la possibilità di un’intesa tra centrodestra e M5S dopo il tentativo Casellati, il presidente della Repubblica potrebbe giocarsi la carta Fico per vagliare l’altro ’forno’ e verificare la fattibilità di un accordo tra i 5 Stelle e il Pd. Una trattativa che potrebbe essere favorita proprio dalla presenza del presidente della Camera, personalità ben vista dall’ala dialogante dem. Per i 5 Stelle l’orizzonte resta però quello di Di Maio premier. La capogruppo M5S alla Camera Giulia Grillo, oggi su La7, ha bollato come “suggestiva” l’ipotesi di un pre-incarico a Fico, chiarendo poi che non esiste nessun veto da parte dei 5 Stelle su un eventuale mandato esplorativo al presidente della Camera.

PRE-INCARICO A SALVINI O DI MAIO – La palla potrebbe però passare anche a un presidente pre-incaricato che avrebbe il compito di verificare la possibilità di dare avvio alla formazione dell’esecutivo. Per sbloccare l’attuale stallo, Mattarella potrebbe optare per un pre-incarico a Salvini, in quanto leader della coalizione di centrodestra che ha raccolto più consensi. Ma a ricevere il preincarico potrebbe essere anche Di Maio, capo politico del partito che ha ottenuto più voti alle elezioni del 4 marzo.

GOVERNO ISTITUZIONALE – Se non si dovesse trovare una soluzione politica e le forze in campo non fossero in grado di esprimere una maggioranza per la formazione di un esecutivo, si aprirebbe la strada all’opzione di un governo istituzionale. A quel punto sarebbe necessario individuare una personalità terza per il ruolo di presidente del Consiglio. I nomi già circolano da diverse settimane. Nella rosa sembrerebbero esserci, tra gli altri, il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, l’economista Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone e l’ex ministro della Giustizia Paola Severino.

Lavoro, peggio dell’Italia solo la Grecia

cms_8992/cerco_lavoro.jpgIn Italia l’occupazione di uomini e donne in età lavorativa, dai 20 ai 64 anni, è la più bassa dell’Ue, dopo la Grecia. Secondo Eurostat, l’occupazione nel nostro Paese nel 2017 è stata del 62,3%, in lieve rialzo dal 61,6% del 2016 ma ancora lontana dall’obiettivo per il 2020, il 67% (contro il 75% a livello Ue). Solo la Grecia in Europa ha meno persone in attività, il 57,8% nel 2017, ma ha aumentato di più il tasso rispetto al 2016, di 1,2 punti percentuali rispetto agli 0,7 italiani.

Il 62,3% dell’Italia è la classica media del pollo: se il 72,3% degli uomini lavora (comunque meno della media Ue, il 78%), sono occupate poco più della metà (52,5%) delle donne (la media Ue è del 66,5%, 14 punti percentuali in più). Per tasso di occupazione si intende la percentuale di persone occupate in una popolazione nella stessa fascia di età; e per essere considerati ’occupati’ basta aver lavorato, per un salario o per un profitto, durante una settimana per almeno un’ora, oppure essere stato temporaneamente assente da tale lavoro.

In tutta l’Ue, il tasso di occupazione nel 2017 è stato in media del 72,2%, cioè quasi dieci punti percentuali in più dell’Italia, a fronte del 71,1% del 2016. L’obiettivo Ue è di raggiungere il 75% di occupazione nel 2020, obiettivo che è stato frazionato in singoli target nazionali. La Spagna, che secondo il Fondo Monetario Internazionale avrebbe superato l’Italia nel 2017 per Pil pro capite, ha un tasso di occupazione ancora basso, al 65,5%, ma più alto dell’Italia di oltre 3 punti percentuali, e che è cresciuto di più nel 2017 (+1,6 pp). La differenza non la fanno gli uomini, che lavorano meno (71,5%) degli italiani (72,3%), ma le donne: il 59,6% delle spagnole tra i 20 e i 64 anni è occupata, contro il 52,5% delle italiane.

Natuzzi, “1000 esuberi entro 2018”

cms_8992/Natuzzi_operai_corteo_fg.jpg“E’ iniziato nel peggiore dei modi l’incontro tra sindacati e vertici di Natuzzi in Federlegno, con l’annuncio di Antonio Cavallera, direttore operativo del gruppo di Santeramo in Colle, di 1.000 esuberi al termine del contratto di solidarietà, in scadenza a fine 2018. Un’idea che abbiamo subito respinto al mittente”. E’ quanto affermano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil che, insieme ai sindacati nazionali del commercio Filcams, Fisascat, Uiltucs, erano presenti all’incontro svoltosi oggi a Roma presso la sede di Federlegno. Un confronto serrato e a tratti duro tra le parti che, tuttavia, ha portato ad un punto di incontro per rilanciare la Natuzzi.

NOTA SINDACATI – “Abbiamo ricordato all’azienda che il rilancio non può passare per il licenziamento di metà della forza lavoro attualmente impiegata e che i lavoratori sono chiamati da anni a sacrifici immani: è ora di assicurare loro un futuro sereno e di pensare all’economia del territorio, messo in ginocchio da una crisi senza precedenti” si legge nella nota dei sindacati, che hanno chiesto al governo, alle due regioni interessate, Basilicata e Puglia, e a tutte le istituzioni coinvolte “un impegno serio per il rilancio dell’azienda e di tutto il distretto del mobile imbottito”.

“Abbiamo incassato la disponibilità ad avviare un confronto serio e costruttivo per rilanciare la Natuzzi e restituire al Mezzogiorno un pezzo importante del suo già scarso patrimonio industriale. Per questo – annunciano i sindacati – verrà riconvocata la cabina di regia nazionale, con l’obiettivo di evitare quegli esuberi. Se l’azienda vorrà confrontarsi seriamente sul futuro del gruppo e sulle reali possibilità di rilancio, come sembra dall’incontro di oggi, ci troverà pronti” concludono i sindacati “ci auguriamo che le parole di disponibilità del direttore operativo siano suffragate dai fatti, altrimenti nessuno di noi starà fermo a guardare l’ennesimo tsunami occupazionale”.

NOTA AZIENDALE – Al termine dell’incontro con i sindacati Natuzzi, in una nota, ha riconfermato l’interruzione degli investimenti in Italia a causa dello stanziamento di 13.5 milioni di euro per i contenziosi che hanno inciso in modo significativo sulle performance economiche della società. Per far fronte a questi eventi inattesi, sono stati sospesi gli investimenti destinati al recupero di competitività delle fabbriche italiane (Contratto di Sviluppo), con la conseguente impossibilità di raggiungere gli obiettivi di costo industriale che avrebbero dovuto rendere sostenibile la produzione italiana del Gruppo.

Tale situazione pertanto genererà al termine del contratto di solidarietà a fine del 2018 una situazione di esubero strutturale, negli stabilimenti produttivi e negli uffici. La società ha ribadito agli attori presenti la necessità di pianificare tutte le azioni possibili per garantire al Gruppo la competitività delle produzioni italiane nel lungo periodo. Natuzzi ha, quindi, espresso trasparentemente alle Organizzazioni Sindacali la volontà di dare seguito al dialogo congiunto per individuare un sentiero condiviso che permetta all’azienda di portare a termine il percorso virtuoso interrotto.

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20 Aprile 2018