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LE BIG TECH SOTTO SORVEGLIANZA DELLA COMMISSIONE UE

cms_31087/0.jpgGoogle, Apple, TikTok, ed altre dovranno rispettare una serie di parametri per garantire il rispetto delle regole sulla concorrenza nel mercato digitale. Sono 7, in tutto, le Big Tech sotto la lente di ingrandimento della Commissione Ue, nel quadro delle nuove regole antitrust previste nel recente Digital Markets Act. Si tratterebbe delle 5 statunitensi Alphabet, Apple, Meta, Amazon, Microsoft, la cinese ByteDance e la sudcoreana Samsung. Ad annunciarlo è Thierry Breton, il commissario per il Mercato interno, che in un post sul suo profilo ufficiale Twitter afferma: “Lunedì 3 luglio, è scaduto il termine per le grandi piattaforme sistemiche per notificare alla Commissione che soddisfano le soglie per qualificarsi come gatekeeper (ovvero creatore di un importante punto di accesso tra utenti commerciali e consumatori che gode di una posizione da cui poter dettare le regole e creare una strozzatura nell’economia digitale) ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Verificheremo ora i loro invii e designeremo i gatekeeper per servizi specifici della piattaforma entro il 6 settembre.

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Poi, i gatekeeper avranno 6 mesi per conformarsi alle regole DMA: non saranno più in grado di bloccare gli utenti nel loro ecosistema; non saranno più in grado di decidere quali app devi avere preinstallate sui tuoi dispositivi; quale app store devi usare; o saranno in grado di ‘preferire sé stessi’: sfruttare il vantaggio di essere proprietari trattando i propri prodotti e servizi in modo più favorevole. L’Europa sta riorganizzando completamente il suo spazio digitale sia per proteggere meglio i cittadini sia per migliorare l’innovazione per le startup e le aziende europee”. Di conseguenza, i consumatori avranno più scelta, maggiori opportunità di cambiare fornitore e beneficeranno di prezzi migliori e servizi di qualità superiore. Infatti, quando un gatekeeper adotta pratiche sleali, ad esempio imponendo condizioni inique per l’accesso al proprio store online di applicazioni software o impedendo l’installazione di applicazioni provenienti da altre fonti, è probabile che i consumatori paghino di più o siano privati dei benefici che i servizi alternativi avrebbero potuto apportare.

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Le sette Big Tech presenterebbero un un fatturato annuo in Europa di almeno 7,5 miliardi di euro negli ultimi tre esercizi finanziari (o un equo valore di mercato di almeno 75 miliardi di euro nell’ultimo esercizio finanziario e operazioni in almeno 3 Paesi membri), con 45 milioni di utenti finali attivi al mese negli ultimi tre anni e più di 10mila utenti commerciali attivi ogni anno in Ue su una serie di servizi come motori di ricerca, social network e sistemi operativi. Il DMA sarà quindi applicato mediante una solida architettura di vigilanza, in base alla quale la Commissione sarà l’unica responsabile dell’applicazione delle norme, in stretta collaborazione con le autorità degli Stati membri dell’Ue. Alphabet, a cui fa capo Google, ha però affermato di aver già apportato le modifiche richieste nel 2017 e sta impugnando una sentenza del tribunale a favore delle azioni della Commissione. Nella sua comunicazione con i legislatori, ha sottolineato come sta curando gli interessi delle imprese locali. Infine, mentre il DMA diventa legge e le aziende si adattano ai suoi requisiti, resta ancora da vedere quanto questa legislazione sarà trasformativa questa legislazione porterà a un cambiamento significativo nel panorama digitale e se nuove e creative soluzioni emergeranno come risultato. Sarà interessante osservare come le aziende si adatteranno e come i consumatori reagiranno a questi cambiamenti normativi.

Data:

4 Luglio 2023