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LE IMPRESE DEL COMMERCIO ALL’INGROSSO E AL DETTAGLIO NEI PAESI OCSE

Sono cresciute in media dell’1,32% tra il 2005 ed il 2022

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L’OCSE calcola il numero delle imprese esercenti l’attività di commercio all’ingrosso ed al dettaglio. Tali imprese comprendono anche la riparazione di autoveicoli e motocicli, il trasporto e lo stoccaggio, le attività di servizio, alloggio e ristorazione. I dati fanno riferimento ai paesi OCSE nel periodo tra il 2005 ed il 2022.

Le imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio nei paesi OCSE nel 2022.  In cima alla classifica troviamo la Turchia, con un numero impressionante di 1.364.701 imprese. Questo dato suggerisce un mercato interno molto dinamico e un’economia in crescita che vede nel commercio all’ingrosso e al dettaglio un pilastro fondamentale. La Turchia, grazie alla sua posizione geografica strategica tra Europa e Asia, beneficia di un flusso costante di merci e di un’ampia base di consumatori, fattori che contribuiscono alla robustezza del suo settore commerciale. L’Italia segue con 1.032.984 imprese, sottolineando l’importanza del commercio al dettaglio e all’ingrosso nell’economia italiana. La tradizione commerciale italiana è lunga e consolidata, con un tessuto economico caratterizzato da piccole e medie imprese che operano in questo settore. L’elevato numero di imprese riflette anche la diversità del commercio italiano, che va dalla moda al cibo, dall’artigianato ai prodotti industriali. La Francia e la Spagna occupano rispettivamente il terzo e quarto posto, con 729.138 e 704.777 imprese. Entrambi i paesi hanno economie diversificate e un solido settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso. In Francia, il commercio al dettaglio è fortemente influenzato dal settore del lusso e dall’enogastronomia, mentre in Spagna, la ripresa economica degli ultimi anni ha contribuito a rafforzare il commercio, soprattutto nel settore turistico. La Germania, con 537.298 imprese, e la Polonia, con 526.760, sono altri due paesi con un numero significativo di imprese commerciali. La Germania, come la principale economia europea, ha un mercato al dettaglio molto sviluppato, con una forte presenza di catene di supermercati e negozi specializzati. La Polonia, invece, ha visto una crescita notevole nel settore del commercio negli ultimi decenni, trainata da un’economia in rapido sviluppo e da un crescente potere d’acquisto dei consumatori. I Paesi Bassi e la Romania si collocano a metà classifica, con rispettivamente 300.053 e 273.479 imprese. Nei Paesi Bassi, il commercio è facilitato dalla posizione strategica del paese e dall’efficienza delle infrastrutture logistiche. La Romania, invece, sta beneficiando di una crescita economica sostenuta che si riflette nell’aumento delle attività commerciali. Proseguendo nella classifica, troviamo paesi come la Repubblica Ceca e la Grecia, con circa 226.000 imprese ciascuno. Entrambi i paesi hanno settori commerciali ben sviluppati, con la Repubblica Ceca che beneficia di una posizione centrale in Europa e la Grecia che vede nel commercio al dettaglio un’importante componente del turismo. Paesi come il Portogallo (217.201 imprese) e l’Ungheria (146.011) mostrano economie diversificate con una solida base commerciale. Il Portogallo, in particolare, ha visto una ripresa del commercio grazie all’aumento del turismo e alle politiche economiche favorevoli. Tra i paesi con un numero più basso di imprese troviamo la Lituania (57.790), la Finlandia (54.955) e l’Irlanda (50.625). Questi paesi, pur avendo un numero relativamente inferiore di imprese, mostrano comunque un settore commerciale attivo e in crescita, sostenuto da economie stabili e da una popolazione con un buon potere d’acquisto. Scendendo ulteriormente, troviamo nazioni come la Norvegia (48.970) e la Danimarca (41.492), entrambe caratterizzate da un’elevata qualità della vita e da economie forti che supportano un settore commerciale vivace. La Croazia (35.464) e la Svizzera (30.650) mostrano numeri più contenuti, riflettendo economie più piccole ma comunque dinamiche. Le nazioni con il minor numero di imprese sono la Slovenia (25.795), la Lettonia (24.283), la Bosnia ed Erzegovina (23.937), la Macedonia del Nord (21.863), e l’Estonia (21.223). Questi paesi, pur avendo un numero inferiore di imprese rispetto ai giganti del commercio, mostrano comunque un settore commerciale attivo e in crescita, sostenuto da politiche economiche favorevoli e da mercati in espansione. Infine, troviamo Cipro (17.076), Malta (10.497) e Lussemburgo (7.066). Questi paesi, per via delle loro dimensioni ridotte e delle popolazioni contenute, hanno naturalmente un numero inferiore di imprese. Tuttavia, il commercio in queste nazioni gioca comunque un ruolo cruciale nelle rispettive economie, sostenuto spesso da un turismo vivace e da politiche economiche favorevoli. In sintesi, i dati sulle imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio nei paesi dell’OCSE per il 2022 mostrano una grande variabilità tra le diverse nazioni. Questa variabilità riflette differenze nelle dimensioni delle economie, nella popolazione e nelle politiche economiche adottate. Tuttavia, in tutti i paesi analizzati, il commercio all’ingrosso e al dettaglio rappresenta un settore fondamentale per l’economia, contribuendo significativamente all’occupazione e alla crescita economica complessiva.

Le imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio nei paesi OCSE tra il 2005 ed il 2022.  La Slovacchia si distingue per un impressionante incremento assoluto di 83.138 imprese, pari a una variazione percentuale del 493,08%, la più alta tra tutti i paesi analizzati. Questo indica un’espansione notevole nel settore commerciale, probabilmente dovuta a un robusto sviluppo economico e a politiche favorevoli agli affari. Un altro paese con un aumento significativo è il Costa Rica, con un incremento assoluto di 33.689 imprese e una variazione percentuale del 136,33%. Questo suggerisce una dinamica crescita del settore commerciale, favorita forse da miglioramenti nelle infrastrutture e nell’accesso ai mercati internazionali. I Paesi Bassi e l’Irlanda mostrano anch’essi aumenti rilevanti. Nei Paesi Bassi, le imprese sono cresciute di 141.617 unità, con una variazione percentuale dell’89,38%. Questo aumento potrebbe essere attribuito alla forte posizione economica del paese, alla sua stabilità e alla capacità di attrarre investimenti stranieri. L’Irlanda, con un aumento di 22.219 imprese e una variazione del 78,22%, evidenzia un’espansione sostenuta, probabilmente legata a un ambiente imprenditoriale favorevole e a incentivi fiscali. L’Estonia, con una crescita di 7.989 imprese (60,37%), e la Germania, con 150.240 imprese in più (38,82%), mostrano anch’esse trend positivi, sebbene con variazioni percentuali inferiori rispetto ai leader. L’incremento in Germania, il paese con il più alto numero assoluto di imprese nel 2022, riflette una forte base industriale e commerciale. Altri paesi come Austria, Slovenia, Lituania, Francia, Bulgaria, Lettonia, Repubblica Ceca e Cipro mostrano variazioni positive, ma con percentuali di crescita più modeste, comprese tra il 3,35% del Lussemburgo e il 24,23% dell’Austria. Questi incrementi suggeriscono stabilità economica e una crescita costante del settore commerciale in queste nazioni. Contrariamente, diversi paesi hanno registrato una diminuzione nel numero di imprese. L’Ungheria ha visto una leggera diminuzione di 3.789 imprese, pari al -2,53%, mentre la Polonia ha perso 49.151 imprese (-8,53%). La Norvegia, con una riduzione di 6.532 imprese (-11,77%), e la Spagna, con 98.146 imprese in meno (-12,22%), indicano possibili difficoltà economiche o ristrutturazioni del settore commerciale. Paesi come Danimarca, Svezia e Italia hanno mostrato diminuzioni più marcate. La Danimarca ha perso 6.599 imprese (-13,72%), la Svezia 18.180 (-14,31%), e l’Italia, con la diminuzione più significativa in termini assoluti, ha visto una riduzione di 212.080 imprese (-17,03%). Questi dati suggeriscono sfide economiche considerevoli che potrebbero includere crisi finanziarie, declini demografici o cambiamenti strutturali nell’economia. Infine, il Portogallo e la Grecia hanno registrato le maggiori perdite percentuali. Il Portogallo ha visto una diminuzione di 62.478 imprese, pari al -22,34%, mentre la Grecia ha perso 78.391 imprese (-25,73%). Queste riduzioni drastiche potrebbero riflettere gli effetti di gravi recessioni economiche, austerità o instabilità politica. In sintesi, l’analisi mostra un panorama variegato del settore commerciale all’interno dei paesi OCSE. Mentre alcuni paesi hanno visto una crescita robusta e sostenuta delle imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio, altri hanno affrontato significative riduzioni. Le variazioni possono essere attribuite a diversi fattori, tra cui politiche economiche nazionali, condizioni macroeconomiche, investimenti stranieri, e dinamiche interne del mercato. Questa analisi sottolinea l’importanza di un contesto economico stabile e di politiche favorevoli per il supporto e lo sviluppo del settore commerciale.

Politiche economiche per incrementare il numero delle imprese commerciali all’ingrosso ed al dettaglio nei paesi OCSE.  Per incrementare il numero di imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio nei paesi dell’OCSE, è essenziale implementare una serie di politiche economiche mirate che affrontino sia le esigenze degli imprenditori esistenti sia quelle dei potenziali nuovi entranti nel mercato. Una delle politiche chiave è la riduzione degli oneri burocratici e delle barriere amministrative per la creazione e la gestione delle imprese. Questo può essere realizzato semplificando le procedure di registrazione delle imprese, digitalizzando i processi burocratici e riducendo i tempi e i costi associati alle autorizzazioni necessarie. La creazione di sportelli unici per le imprese può facilitare l’accesso alle informazioni e ai servizi necessari per avviare e gestire un’attività commerciale.Un altro aspetto cruciale è l’accesso al finanziamento. Le politiche economiche dovrebbero includere l’espansione dei programmi di credito agevolato, la promozione del microcredito e la creazione di fondi di investimento specifici per il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Le garanzie pubbliche sui prestiti e il sostegno alle startup attraverso sovvenzioni e incentivi fiscali possono ridurre il rischio per gli investitori e rendere più facile per gli imprenditori ottenere i capitali necessari per avviare o espandere la loro attività.La formazione e lo sviluppo delle competenze sono altrettanto importanti. Offrire programmi di formazione imprenditoriale, corsi di gestione aziendale e workshop sul marketing digitale può aiutare i nuovi imprenditori a sviluppare le competenze necessarie per avere successo. La collaborazione tra istituzioni educative, associazioni di categoria e governi locali può facilitare la diffusione di conoscenze pratiche e l’accesso a risorse formative di alta qualità.Le infrastrutture moderne e efficienti sono un altro fattore determinante per il successo delle imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Investimenti in infrastrutture logistiche, come reti di trasporto e magazzini, possono migliorare la distribuzione delle merci e ridurre i costi operativi per le imprese. La digitalizzazione delle infrastrutture, attraverso l’adozione di tecnologie come l’Internet delle cose (IoT) e i sistemi di gestione della supply chain, può aumentare l’efficienza operativa e migliorare la competitività delle imprese.L’innovazione e l’adozione di tecnologie digitali sono fondamentali per il futuro del commercio. Le politiche economiche dovrebbero promuovere l’adozione di piattaforme di e-commerce, sistemi di pagamento digitali e strumenti di gestione delle relazioni con i clienti (CRM). Incentivi fiscali per l’acquisto di tecnologie avanzate e il supporto per la transizione digitale delle imprese possono aiutare le piccole e medie imprese a competere in un mercato sempre più globalizzato e digitalizzato.Il contesto normativo deve essere favorevole e stabile. Riforme legislative che favoriscano la flessibilità del mercato del lavoro, la protezione della proprietà intellettuale e la semplificazione delle normative fiscali possono creare un ambiente più attraente per le nuove imprese. È essenziale che le politiche siano prevedibili e trasparenti, in modo che gli imprenditori possano pianificare a lungo termine senza timore di cambiamenti normativi improvvisi.La promozione delle esportazioni può aprire nuovi mercati per le imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Programmi di sostegno all’internazionalizzazione, come fiere commerciali internazionali, missioni commerciali e consulenza per l’export, possono aiutare le imprese a esplorare e penetrare nuovi mercati esteri. Accordi commerciali bilaterali e multilaterali che riducano le barriere tariffarie e non tariffarie possono inoltre facilitare l’accesso delle imprese ai mercati globali.L’urbanistica e lo sviluppo delle aree commerciali urbane sono cruciali per attrarre imprese al dettaglio. Politiche che incentivano la riqualificazione delle aree urbane degradate e la creazione di distretti commerciali attrattivi possono aumentare il flusso di clienti e migliorare la vitalità economica delle città. Le zone a traffico limitato, i parcheggi adeguati e le aree pedonali possono migliorare l’accessibilità dei negozi e aumentare l’attrattività delle aree commerciali.Il supporto alle reti e alle associazioni di imprese può favorire la condivisione di risorse e conoscenze. Le reti di imprese possono aiutare a ridurre i costi di approvvigionamento, migliorare l’accesso ai mercati e facilitare la collaborazione su progetti comuni. Le associazioni di categoria possono inoltre svolgere un ruolo importante nel rappresentare gli interessi delle imprese presso le istituzioni pubbliche e nel fornire servizi di supporto e consulenza.La sostenibilità è un altro fattore sempre più importante nel commercio. Le politiche che promuovono pratiche commerciali sostenibili, come l’adozione di energie rinnovabili, la riduzione degli sprechi e l’uso di materiali ecocompatibili, possono attrarre clienti consapevoli e migliorare la reputazione delle imprese. Incentivi per l’efficienza energetica e la sostenibilità possono inoltre ridurre i costi operativi e aumentare la competitività a lungo termine.Infine, il monitoraggio e la valutazione continua delle politiche adottate sono fondamentali per assicurare che le iniziative intraprese siano efficaci e raggiungano gli obiettivi prefissati. La raccolta e l’analisi dei dati sul commercio e sull’imprenditorialità possono fornire informazioni preziose per l’adeguamento delle politiche e per l’introduzione di nuove misure. La partecipazione attiva degli imprenditori e delle parti interessate nel processo di formulazione e valutazione delle politiche può assicurare che le esigenze del mercato siano comprese e affrontate in modo adeguato.

Conclusioni. In media il valore delle imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio è cresciuto nei paesi OCSE tra il 2005 ed il 2022 in media dell’1,32%. I paesi nei quali il valore delle imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio è cresciuto di più tra il 2005 ed il 2022 sono Repubblica Slovacca con +493,08%, Costa Rica con +136,33%, Paesi Bassi con 89,38%. Tuttavia, vi sono anche dei paesi per i quali il numero delle imprese del commercio all’ingrosso ed al dettaglio è diminuito e tra questi vi sono l’Italia con -17,03%, Portogallo con -22,34%, e Grecia con -25,73%. L’Italia è il paese che ha subito la perdita più rilevante in valore assoluto con -212 mila imprese tra il 2005 ed il 2022.

Data:

18 Giugno 2024

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