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LE IMPRESE OPERANTI NEL SETTORE DEI SERVIZI NEI PAESI OCSE

Sono cresciute tra il 2005 ed il 2022 in media del 41,41% nei paesi OCSE

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L’OCSE calcola il numero delle imprese operanti nel settore dei servizi. I dati sono disponibili per il periodo tra il 2005 ed il 2022.

Le imprese dei servizi nei paesi OCSE nel 2022. Nel 2022, il settore dei servizi nei paesi OCSE ha mostrato una grande diversità in termini di numero di imprese operanti. Analizzando i dati forniti, emergono alcuni aspetti chiave che meritano attenzione. Italia si posiziona al vertice della classifica con ben 2.863.678 imprese nel settore dei servizi. Questo dato riflette l’importanza del settore terziario nell’economia italiana, dove le piccole e medie imprese (PMI) giocano un ruolo fondamentale. L’alta densità di imprese potrebbe essere attribuita alla struttura economica del paese, fortemente orientata verso attività come il turismo, la ristorazione, e i servizi alle imprese. Subito dopo, Türkiye e Francia seguono con 2.708.312 e 2.647.198 imprese rispettivamente. La vicinanza dei numeri tra Türkiye e Francia indica una dimensione simile del settore dei servizi in questi due paesi, nonostante le differenze economiche e culturali. La Francia, con la sua forte tradizione nei settori finanziario, turistico e della moda, dimostra una solida base di imprese terziarie. Türkiye, invece, evidenzia un settore in rapida crescita, sostenuto da un mercato interno vivace e da una posizione geografica strategica che facilita il commercio internazionale. Spagna e Germania, con 2.116.804 e 1.907.425 imprese, rappresentano altre due economie significative nel contesto europeo. La Spagna, simile all’Italia, beneficia di un forte settore turistico, mentre la Germania, nota per la sua robusta industria manifatturiera, ha anche un settore dei servizi altamente sviluppato, in particolare nei servizi tecnologici e finanziari. Polonia e Paesi Bassi, con 1.495.764 e 1.155.565 imprese, mostrano come le economie dell’Europa orientale e occidentale stiano entrambe espandendo le loro capacità nel settore dei servizi. La Polonia, con una crescita economica sostenuta negli ultimi decenni, sta vedendo un aumento delle imprese terziarie, spesso legate all’outsourcing e ai servizi IT. I Paesi Bassi, con la loro economia fortemente orientata al commercio internazionale e alla logistica, mostrano un settore dei servizi ben sviluppato. Paesi come Portogallo (840.028 imprese) e Grecia (616.062 imprese) evidenziano una dimensione relativamente più piccola del settore dei servizi, ma ancora significativa. Entrambi i paesi hanno economie che dipendono in misura rilevante dal turismo e dai servizi correlati. Tuttavia, differenze strutturali e economiche tra i due paesi possono influenzare il numero di imprese operanti in questo settore. Un caso interessante è rappresentato da Israele, con 408.948 imprese, che nonostante la sua popolazione relativamente piccola, ha un settore dei servizi molto dinamico, particolarmente nei settori tecnologici e dell’innovazione. Questo riflette l’economia orientata all’alta tecnologia del paese, con numerose start-up e imprese innovative. Nei paesi scandinavi come Svezia (499.256 imprese), Finlandia (250.873 imprese) e Norvegia (243.483 imprese), il numero di imprese nei servizi è meno elevato rispetto ai paesi dell’Europa meridionale, ma queste economie beneficiano di un alto livello di innovazione e di un forte stato di welfare che supporta il settore dei servizi. Paesi con economie più piccole come Lussemburgo (29.569 imprese) e Malta (36.190 imprese) mostrano numeri di imprese nel settore dei servizi che riflettono le loro dimensioni demografiche ed economiche. Tuttavia, entrambi i paesi vantano settori finanziari forti e ben sviluppati, che compensano in parte il numero relativamente basso di imprese. Infine, paesi come Bosnia e Erzegovina (53.745 imprese) e Macedonia del Nord (45.218 imprese) mostrano una presenza relativamente ridotta di imprese nel settore dei servizi, riflettendo economie che stanno ancora sviluppando le loro capacità terziarie e che potrebbero beneficiare di investimenti esteri e sviluppo economico per crescere ulteriormente in questo settore. In conclusione, l’analisi dei dati relativi alle imprese operanti nel settore dei servizi nei paesi OCSE per l’anno 2022 evidenzia una varietà di situazioni economiche. Mentre alcuni paesi come Italia, Türkiye e Francia mostrano una forte presenza di imprese terziarie, riflettendo economie diversificate e orientate ai servizi, altri paesi più piccoli o con economie in via di sviluppo presentano numeri più modesti ma significativi. Questa diversità è indicativa delle diverse strategie economiche, strutture di mercato e livelli di sviluppo nei paesi OCSE.

Imprese nel settore dei servizi nei paesi OCSE tra il 2005 ed il 2022.  Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2022, il settore dei servizi nei paesi OCSE ha registrato variazioni significative nel numero di imprese operanti. Analizzando i dati forniti, emergono alcune tendenze e fenomeni rilevanti che meritano una riflessione approfondita. La Slovacchia è il paese con la variazione percentuale più impressionante, passando da 31.846 imprese nel 2005 a 339.851 nel 2022, con un incremento assoluto di 308.005 imprese e una variazione percentuale del 967,17%. Questo straordinario aumento può essere attribuito a diverse riforme economiche e politiche adottate dal paese, che hanno facilitato l’apertura di nuove imprese e attratto investimenti esteri. La Slovacchia ha migliorato notevolmente il proprio ambiente imprenditoriale, semplificando la burocrazia e promuovendo l’innovazione e l’imprenditorialità. Anche l’Estonia ha registrato un incremento significativo, con una crescita del 208,95%, passando da 28.613 a 88.399 imprese. Questo riflette l’efficace strategia digitale del paese, che ha favorito la crescita delle start-up e delle imprese tecnologiche. L’Estonia è diventata un hub per l’innovazione digitale, grazie a politiche lungimiranti che hanno reso il paese un leader nel settore dell’e-governance e delle tecnologie emergenti. I Paesi Bassi, con un incremento del 205,83%, da 377.840 a 1.155.565 imprese, mostrano una forte crescita del settore dei servizi. Questo aumento è indicativo della resilienza e della diversificazione dell’economia olandese, che ha investito notevolmente in infrastrutture, logistica e servizi finanziari. La posizione geografica favorevole e una politica economica aperta hanno contribuito a fare dei Paesi Bassi un centro nevralgico per il commercio e i servizi in Europa. La Finlandia, con un aumento del 188,20% (da 87.049 a 250.873 imprese), riflette una crescita sostenuta nel settore dei servizi, alimentata da innovazioni tecnologiche e un forte sistema educativo che promuove l’imprenditorialità. La Finlandia ha investito in settori ad alto valore aggiunto come l’ICT, l’educazione e i servizi sanitari, sostenendo così la crescita delle PMI nel settore terziario. Costa Rica e Irlanda mostrano entrambe crescite notevoli con variazioni percentuali di 176,65% e 160,29% rispettivamente. Costa Rica ha beneficiato della sua stabilità politica e delle politiche economiche favorevoli agli investimenti esteri, specialmente nei settori del turismo e dei servizi. L’Irlanda, invece, ha attirato numerose multinazionali grazie alla sua politica fiscale favorevole, diventando un importante hub per le tecnologie dell’informazione e la finanza. Altri paesi come Lituania (151,08%), Slovenia (101,13%) e Belgio (84,63%) hanno registrato aumenti significativi nel numero di imprese del settore dei servizi. Questi incrementi riflettono una transizione economica verso settori ad alta intensità di conoscenza e un miglioramento generale delle condizioni economiche. Francia e Germania, con variazioni percentuali rispettivamente del 66,43% e del 48,46%, hanno visto aumenti significativi nel numero di imprese operanti nei servizi, indicando una continua espansione dei loro settori terziari. La Francia, in particolare, ha beneficiato di riforme economiche che hanno migliorato l’attrattiva del paese per gli investitori e facilitato la crescita delle imprese. La Germania, nonostante la sua forte base industriale, ha visto una crescita sostenuta nel settore dei servizi, riflettendo una diversificazione dell’economia. Paesi come Bulgaria, Polonia, e Ungheria hanno registrato aumenti rispettivamente del 44,36%, 43,14%, e 34,14%. Questi incrementi sono indicativi di una crescita economica generale e della transizione verso economie di mercato più mature, con un maggiore enfasi sul settore dei servizi. Le riforme strutturali e l’integrazione nell’Unione Europea hanno contribuito a questa crescita, facilitando l’apertura di nuove imprese e l’attrazione di investimenti esteri. Invece, paesi come Italia (4,09%) e Grecia (0,41%) hanno mostrato incrementi modesti. L’Italia, pur avendo un alto numero di imprese nel settore dei servizi, ha registrato una crescita limitata, forse a causa di problemi strutturali e burocratici che frenano la dinamica imprenditoriale. La Grecia, con una crescita praticamente stagnante, riflette le difficoltà economiche e le incertezze politiche che hanno caratterizzato il paese negli ultimi anni, limitando la capacità di espansione del settore dei servizi. Infine, Spagna, con un incremento del 13,16%, mostra una crescita moderata, riflettendo un’economia che, nonostante la crisi economica del passato decennio, ha visto una certa ripresa nel settore dei servizi, trainata soprattutto dal turismo e dalle nuove tecnologie. In sintesi, i dati mostrano una crescita diversificata del settore dei servizi nei paesi OCSE, con alcuni paesi che registrano incrementi straordinari e altri che mostrano crescite più modeste o stagnanti. Le differenze nei tassi di crescita possono essere attribuite a vari fattori, tra cui politiche economiche, condizioni di mercato, attrattività per gli investimenti esteri, e infrastrutture. Questi risultati sottolineano l’importanza di politiche efficaci e un ambiente imprenditoriale favorevole per sostenere la crescita delle imprese nel settore dei servizi.

Politiche economiche per la promozione delle imprese dei servizi nei paesi OCSE Promuovere le imprese di servizi nei paesi OCSE richiede un approccio integrato che combina politiche economiche efficaci e mirate. Una delle prime misure è la riforma regolamentare per semplificare le procedure burocratiche. Snellire i processi di creazione e gestione delle imprese attraverso la digitalizzazione delle pratiche amministrative riduce i costi e i tempi, rendendo più facile l’avvio e l’espansione delle imprese. Inoltre, offrire agevolazioni fiscali, come la riduzione delle tasse per le start-up nei primi anni di attività, è cruciale per aiutare le nuove imprese a superare le sfide iniziali. L’introduzione di crediti d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) incoraggia l’innovazione e la creazione di nuovi servizi tecnologici. Accesso al finanziamento è un altro pilastro fondamentale. Creare fondi di venture capital e seed funding fornisce il capitale necessario alle start-up e alle piccole imprese innovative. Programmi di garanzia sui prestiti riducono il rischio per le banche, incentivandole a finanziare nuove imprese e PMI. Parallelamente, la creazione di parchi tecnologici e incubatori d’impresa offre spazi di lavoro e supporto tecnico, favorendo l’innovazione e la crescita delle nuove imprese. La promozione di collaborazioni tra università e industria facilita il trasferimento di conoscenze e tecnologie, aumentando la competitività delle imprese di servizi. Investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze è essenziale. Offrire programmi di formazione imprenditoriale sviluppa competenze manageriali, aiutando gli imprenditori a gestire efficacemente le loro attività. L’educazione STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) è fondamentale per creare una forza lavoro qualificata, capace di supportare l’innovazione nei servizi. La promozione di programmi di formazione continua garantisce che i lavoratori possano adattarsi ai cambiamenti tecnologici e di mercato, mantenendo alta la competitività delle imprese. Le infrastrutture di supporto, come le infrastrutture digitali, sono cruciali per le imprese di servizi, in particolare quelle che dipendono dalle tecnologie dell’informazione. Migliorare la banda larga ad alta velocità e creare spazi di co-working offre ambienti di lavoro flessibili e opportunità di networking. Tali spazi possono diventare focolai di innovazione, dove le imprese possono collaborare e condividere risorse, riducendo i costi operativi e aumentando l’efficienza. La promozione dell’export di servizi è un’altra area chiave. Facilitare l’accesso ai mercati internazionali attraverso accordi commerciali e la riduzione delle barriere non tariffarie permette alle imprese di servizi di espandersi globalmente. Programmi di supporto all’export, che includono consulenza, formazione e assistenza, possono aiutare le imprese a navigare i mercati esteri, aumentando le opportunità di crescita. Inoltre, la partecipazione a fiere internazionali e missioni commerciali promuove la visibilità delle imprese sui mercati globali. In un’era in cui la sostenibilità sta diventando sempre più importante, promuovere servizi sostenibili attraverso incentivi fiscali e sovvenzioni è vitale. Le imprese che adottano pratiche sostenibili non solo contribuiscono alla protezione dell’ambiente, ma possono anche beneficiare di un vantaggio competitivo. Politiche che favoriscono l’economia circolare e riducono l’impatto ambientale delle attività di servizio possono attrarre consumatori consapevoli e migliorare la reputazione aziendale. Un’altra strategia efficace è l’integrazione delle tecnologie digitali. Supportare l’adozione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose (IoT) e la blockchain, può trasformare i servizi, rendendoli più efficienti e personalizzati. Politiche che incentivano la digitalizzazione delle imprese, tramite sussidi o crediti d’imposta per l’acquisto di tecnologie innovative, possono accelerare la transizione digitale. La promozione di politiche di inclusione e diversità è altrettanto importante. Imprese che valorizzano la diversità culturale e di genere spesso registrano migliori performance. Programmi che incoraggiano l’imprenditoria femminile e delle minoranze possono portare a una maggiore innovazione e crescita. Inoltre, creare un ambiente di lavoro inclusivo migliora la soddisfazione dei dipendenti e può ridurre il turnover, portando a una maggiore stabilità aziendale. Le politiche economiche devono anche considerare la protezione dei diritti dei lavoratori. Garantire condizioni di lavoro dignitose, salari equi e sicurezza sul lavoro non solo è eticamente corretto, ma migliora anche la produttività e la lealtà dei dipendenti. Politiche che favoriscono la conciliazione tra vita lavorativa e privata, come il lavoro flessibile e il telelavoro, possono aumentare il benessere dei lavoratori e attrarre talenti. La cooperazione internazionale tra i paesi OCSE può amplificare l’efficacia delle politiche nazionali. Scambi di best practices, collaborazioni su progetti di ricerca e sviluppo e armonizzazione delle normative possono creare un ambiente più favorevole per le imprese di servizi. Organismi internazionali possono facilitare queste collaborazioni e promuovere standard comuni che agevolino l’operatività transfrontaliera delle imprese. Infine, è cruciale monitorare e valutare l’impatto delle politiche implementate. Utilizzare indicatori chiave di performance (KPI) per misurare il successo delle iniziative permette di apportare aggiustamenti e miglioramenti continui. I feedback delle imprese e degli stakeholder sono essenziali per comprendere le sfide e le opportunità emergenti, garantendo che le politiche rimangano pertinenti e efficaci. In conclusione, la promozione delle imprese di servizi nei paesi OCSE richiede un mix di riforme regolamentari, incentivi fiscali, accesso al finanziamento, supporto all’innovazione, sviluppo delle competenze, infrastrutture adeguate, promozione dell’export, sostenibilità, digitalizzazione, inclusione, protezione dei lavoratori e cooperazione internazionale. Solo attraverso un approccio olistico e coordinato si può creare un ambiente favorevole alla crescita e alla competitività del settore dei servizi, che è fondamentale per il benessere economico e sociale dei paesi OCSE.

Conclusioni. Il numero delle imprese operanti nel settore dei servizi è cresciuto tra il 2005 ed il 2022 in media del 41,41% nei paesi OCSE considerati. I paesi nei quali le imprese di servizi sono cresciute di più sono la Slovacchia con +967,17%, Estonia +208,95%, Paesi Bassi con +205,83%. Chiudono la classifica la Spagna con +13,16%, Italia con +4,09% e Grecia con +0,41%. Nel 2022 l’Italia ha raggiunto la testa della classifica per imprese nel settore dei servizi con un valore di 2,8 milioni di unità. Tuttavia la Turchia è al secondo posto con 2,7 milioni di imprese nel settore dei servizi. Occorre considerare che la Turchia potrebbe presto superare l’Italia per numero di imprese nel settore dei servizi, divenendo paese leader nell’OCSE.

Data:

15 Giugno 2024

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