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LE PASSERELLE DIGITALI DELLA VILLE LUMIERE PARLANO ITALIANO

Vi avevo promesso che sarebbe stata una settimana di tendenze e trend alert da sfoggiare nella prossima primavera-estate, ma il sogno ha preso il sopravvento. Faccio mie le parole di re Giorgio Armani che consapevole che la moda non possa sconfiggere il covid-19, è altresì consapevole che possa permetterci di sognare tempi più lievi e di lasciarci alle spalle, almeno per lo spazio di un fashion show, la paura e l’incertezza di questo momento storico. E quale occasione migliore della fashion week dell’haute couture per sognare e lasciarci trasportare, attraverso abiti meravigliosi, in un mondo fatto di gentilezza, bellezza e creatività allo stato puro. Dopo le fashion weeks di Milano e Parigi dedicate alla presentazione delle collezioni di moda maschile, dal venticinque al vent’otto gennaio scorso, è andata in scena la fashion week dedicata alle creazioni più esclusive per la prossima primavera-estate, la fashion week degli abiti da sogno che ammireremo indosso alle celebrities sui futuri red carpet, che ad oggi sono abiti da sogno orfani di occasioni in cui indossarli, la fashion week che celebra la creatività dei designers che possono dar libero sfogo al genio e all’estro personale senza tener conto di buyers e mercato. E’ stata una fashion week completamente digitale dove alle maison sono state prospettate due soluzioni per presentare le proprie collezioni: registrare un fashion show canonico oppure realizzare un film fashion dove raccontare la filosofia che ha ispirato la collezione, dove raccontare la creazione degli abiti e dove raccontare il messaggio che si vuole lasciare attraverso un abito. E’ stata una fashion week che ha portato l’Italia e le sue bellezze sotto la Tour Eiffel visto che la maison Valentino, la maison Armani Privè e la francesissima Dior hanno scelto location italiane dove registrare i loro fashion e film show. Il grande assente è stato il designer libanese, Elie Saab che ha deciso di “proteggere” le persone che lavorano nella sua maison visto il grande incremento di casi di covid-19 in Libano. Anche prestigiose maison come Givenchy, Balenciaga, Jean Paul Gaultier e Ralph&Russo hanno deciso di rimandare la presentazione delle loro collezioni a tempi migliori.

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A compensare le grandi assenze ci hanno pensato il designer, Kim Jones che ha debuttato alla direzione creativa della maison Fendi Couture e il ritorno del designer, Alber Elbaz, direttore creativo della maison Lanvin sino al 2015, che ha presentato il suo brand, AZ Factory con una collezione davvero originale e fuori dai classici schemi del fashion system, come del resto è da sempre il designer israeliano.

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Ad aprire il sipario sul sogno dell’haute couture ci pensa la maison Schiapparelli nata dalla designer Elsa Schiapparelli, la designer più visionaria, la più geniale ed avanguardista di tutti i tempi. Oggi il direttore creativo, Daniel Roseberry si presenta al suo pubblico dopo il successo dell’abito con bustino, gonna ampia e grande colomba dorata indossato dalla cantante pop, Lady Gaga nel giorno dell’inaugurazione della presidenza di Joe Biden per cantare un inno nazionale da brividi.

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Il designer parte da Elsa Schiapparelli e dalla sua idea surrealista di vedere la moda, gli abiti, per Elsa, non dovevano seguire i canoni della moda per quanto riguardava le forme, i colori e i tessuti, ma dovevano stravolgere la silhouette delle donne con nuove interpretazioni che dovevano lasciare interdetto l’occhio dell’osservatore. La collezione non rinuncia agli iconici drappeggi, ai colori, al rosa Schiapparelli e agli eccentrici accessori che hanno reso famosa la maison nel mondo. La donna Schiapparelli si “impossessa” della silhouette maschile che prende forma in bustini, mini dress e borse, è una donna sicura di sé e di ciò che vuole lasciare al suo passaggio anche attraverso una palette colori ( bianco, nero, rosa, gold) ed accessori che non ammettono timidezze, ma solo sicurezza del proprio essere. Certamente una collezione visionaria e di grande esercizio creativo, ma poco portabile per le donne comuni, se pur fortunate da potersi concedere un abito di haute couture, ma non per le celebrities e per i loro red carpet con effetto shock.

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Il designer Giambattista Valli si è ispirato alle ballerine di Siviglia per i suoi sognanti abiti di haute couture che racchiudono e poi mostrano al mondo volant di taffetà, strascichi, volumi over, piume, balze di tulle, maxi fiocchi anche nelle acconciature. E’ un mix di epoche la collezione di Giambattista Valli, se gli abiti si ispirano alla Siviglia di primo novecento, il make up grafico e le acconciature dai volumi esasperati prendono ispirazione dagli anni ’60. Gli abiti di Valli sono meravigliosi e sognanti nel loro eccesso di tulle e volant, ma le sue clienti il Giamba (come lo chiamano le sue clienti più vicine e fedeli) lo amano proprio per questo suo modo di dare una sostanza di opulenza-leggerezza ai sogni ed anche questa collezione di haute couture non ha deluso le aspettative.

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La maison Chanel mette in scena al Graind Palais l’emozione di fare festa con l’augurio che al più presto tutti noi potremo prendere parte ad un party o festeggiare un’occasione importante, d’altronde dove se non ad un party o ad un matrimonio (la madre di tutte le feste) ha più senso sfoggiare questi abiti da sogno? Poche elette ed amiche della maison hanno potuto assistere a questo fashion show tra cui Charlotte Casiraghi (brand ambassador), Penelope Cruz, Marion Cotillard e Vanessa Paradis tutte in outfit total black. Al matrimonio, la festa per antonomasia, è dedicato un finale di sfilata in grande stile e tipicamente francese con la modella che arriva su un cavallo bianco per poi sfilare in una sorta di giardino segreto camminando su petali di rose. La designer, Virginie Viard non ha mai pienamente convinto, è ancora troppo forte la eco del suo illustre predecessore alla direzione creativa della maison come eraquella di Karl Lagerfeld e le sue strabilianti scenografie. In questo momento così delicato per il fashion system la designer ha preferito mantenere tutti i cliché e i codici della maison come l’iconico tweed, i lamé, le ruches, i tailleur, gli abiti da cocktail, le camicie con jabot, il profluvio di perle. Niente di nuovo sotto il cielo del Grand Palais, ma va bene così, meglio ritrovare Lagerfeld che non la Viard delle ultime collezioni.

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La maison Dior si affida al regista Matteo Garrone per il suo film fashion dal titolo: “Le Chateau du Taroc” girato nel castello toscano di Sammezzano per presentare la sua collezione di haute couture. La designer, Maria Grazia Chiuri rende omaggio all’amore del fondatore della maison, Christian Dior per i tarocchi e per l’arte divinatoria reinterpretata in un medioevo esoterico. Gli abiti sono in jacquard decorati di costellazioni, amuleti e segni zodiacali dipinti a mano, con intarsi di preziosi pizzi e accompagnati da cappe sapientemente decorate da ramage in tre D e piume sul fondo. Una collezione perfetta per un colossal cinematografico e per esaltare la sapiente maestria degli artigiani che lavorano alla creazione di un abito di haute couture, ma altamente lontana dal sentire delle clienti della maison.

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Nella bellissima Sala Grande della Galleria Colonna a Roma è stato registrato il fashion show di haute couture della maison Valentino. L’dea del designer, Pierpaolo Piccioli è quella di reinterpretare in chiave atemporale l’haute couture, la silhouette è allungata grazie al plateau esagerato ai piedi delle modelle, l’opulenza è data dall’oro che tinge capi ed accessori e dalle decorazioni di perle e cristalli, la contemporaneità è data dalla stratificazione degli outfit. La palette colori non è la carta vincente come nelle passate collezioni, molte sono le nuance neutre e quasi assenti gli accostamenti insoliti, come per la Chiuri anche per Piccioli l’haute couture in piena pandemia è stata più un esorcizzare le paure con un puro esercizio creativo che un andare incontro ai desideri delle proprie clienti.

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La collezione della maison Armani Privè è un ode alla gentilezza che ogni donna dovrebbe sempre coltivale ed esprimere nella società per cambiarla. Il fashion show è stato registrato a Palazzo Orsini a Milano nel quadrilatero della moda, Milano è la città dove il designer vive e lavora ed è stato giusto rendere omaggio alla città che ne ha visto l’ascesa nell’olimpo del fashion system. La maison Armani Privè, come Chanel, resta fedele ai cliché e ai codici della maison senza rischiare pericolosi scivoloni, ed ecco che le linee e i volumi non sono mai esagerati, ma ben calibrati, l’eleganza è racchiusa nei dettagli, nel velluto, nel floreale e nella palette colori prediletta dal designer: nero, bianco, blu notte, blu royal, rosso e l’immancabile greige. Anche per Armani Privè niente di nuovo sotto il cielo di Palazzo Orsini, ma va bene così, meglio la rassicurante eleganza minimal-chic di Armani che lo sradicamento dai codici fondativi come successo a Fendi Couture.

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E’ stato tanto atteso, quanto tanto deludente il debutto alla direzione creativa della maison Fendi Couture del designer Kim Jones. Il designer si ispira a Virginia Wolf per le sue creazioni che lasciano esterrefatte le clienti della maison che hanno rimpianto la felice collaborazione tra la famiglia Fendi e il compianto Karl Lagerfeld. In questa collezione non c’è traccia della grande storia della maison, della sua eleganza, delle linee misurate e dei volumi strutturati, dei suoi tailleur, i codici della maison sono stati azzerati e dalle loro ceneri non ne è uscito niente di bello. Anche Naomi Campbell, Kate Moss e un’irriconoscibile Demi Moore che hanno sfilato in passerella non hanno aiutato a portare glamour alla collezione, ma al contrario hanno portano un’aura di tristezza ed estraneità al fashion show.

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30 Gennaio 2021