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LE PASSIONI TRISTI DEI GIOVANI

La nostra è un’epoca che qualcuno ha definito “delle passioni tristi”, con riferimento non al dolore ma alla crisi della mancanza di senso della vita. In questo tempo di presentismo, genitori ed educatori condividono l’assenza del domani con gli adolescenti, svalutando l’importanza della scuola come base per un futuro promettente. Da qui si evince la mancanza di garanzie come promessa, privando gli adulti dell’autorità di indicare ai giovani la strada. Oggi siamo di fronte a una gran confusione, e manca spesso la voglia di mettersi in gioco. In effetti, la scuola italiana non prepara alla vita, laddove sarebbe utile saper dare risposte concrete ai ragazzi conducendoli per mano, per insegnare loro, in ultimo, a stare in piedi da soli.

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Dobbiamo ammettere purtroppo di essere tutti figli di una pedagogia dell’inesistenza. Viviamo ancora gli strascichi della riforma scolastica che risale al periodo fascista e che resta in vigore anche dopo l’avvento della repubblica fino al 1962, quando avviene l’abolizione della scuola di avviamento professionale. La sua caratteristica predominante è l’impronta idealistica della pedagogia e la negazione con i nessi e con l’etica. Giovanni Gentile, con la sua riforma, intendeva l’istruzione come il divenire dello spirito stesso, realizzando la sua autonomia. La sua è una scuola pensata e dedicata ai migliori, non a tutti: questo aspetto ha rappresentato il suo limite (con la scienza e la matematica posti in secondo piano, prediligendo il ramo umanistico e filosofico).

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Dopo Gentile, in un percorso lungo decenni fatto di modifiche e innovazioni per migliorare la scuola, oggi abbiamo raggiunto la Buona Scuola-bis, approvata nel maggio 2017, che vede la scuola “come una comunità aperta, innovativa, inclusiva, in cui ragazze e ragazzi diventano cittadini accorti, attivi e protagonisti, capaci di contribuire alla crescita del Paese nell’ottica di uno sviluppo sostenibile”.

Al di là di quanto è sancito nella cosiddetta Buona Scuola-bis, al fine di evitare che i nostri ragazzi diventino degli adulti opachi, sarebbe bene mostrare con autorevolezza l’importanza della scuola come arricchimento personale, con connessioni al legame storico con l’istruzione, con la cultura e non con il voto. Gli studenti italiani sono i più stressati al mondo perché hanno paura del voto e temono di fare brutta figura alle interrogazioni. Sarebbe bene non dequalificare la scuola sostenendo che non sia propedeutica a un futuro roseo, perché essa costituisce un percorso importante, sebbene i giovani vadano a scuola volentieri per fare amicizia e socializzare con i coetanei ed anche con gli insegnanti. Abbiamo il dovere di ricordare che ogni giovane è intrinsecamente un progetto a cui appartiene la capacità di elaborare un’immagine di sé e di proiettarsi nel tempo e nello spazio, nonché la sete e la ricerca del divenire e il cammino verso il pieno significato di vivere.

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Data:

22 Febbraio 2018