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Le politiche sociali e la tutela dei minori, una macchina del governo come un gigante con i piedi d’argilla.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando” cantava Dalla. Un salto appena nel 2015, mille buoni propositi istituzionali e qualche cameo ritagliato tra uno spot e l’ altro dedicato alle Pubblicità Progresso ministeriali che, con lo sfondo azzurro e gli eleganti bianchi caratteri, ci ricordano quanto di questi tempi siano di rilievo le politiche sociali.

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Chiaramente sono mute e talmente brevi da passare inosservate, ma vale la pena citarne una in particolare, ossia quella che segnala la ricorrenza del 25° anniversario della CRC ( Convention of the Rights of the Child), firmata a New York il 20 novembre 1989 da 194 Stati. Una Convenzione ONU sui diritti dell’ Infanzia e dell’ Adolescenza di portata rivoluzionaria: il minore diviene titolare di diritti e oggetto di tutela e assistenza come vuole la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948) all’art.6 :” ogni uomo ha diritto , in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalià giuridica”. Il Trattato stesso prevede che i governi dei Paesi aderenti, tra cui l’Italia che lo ratificò nel 1991, e le ONG ( organizzazioni non governative) presentino dei rapporti periodici al Comitato ONU circa i lavori di attuazione di esso.

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La CRC ruota attorno al “superiore interesse del minore” (art. 3) con annesso “ diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo” (art. 6) ed è per questo che gli Stati sono tenuti a realizzare dei Piani Nazionali di intervento organico per garantire i diritti dell’Infanzia a partire da una legiferazione non discriminatoria per i figli ( L.219/2012 “disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali”), alla salvaguardia dai maltrattamenti, dalla vendita, dalla prostituzione ,dalla pornografia minorili ( Protocolli Opzionali), all’ assistenza dei disabili. Per conseguire i suddetti obiettivi, la L.451/ 97 ha previsto degli organismi di coordinamento specifici tra cui la Commissione parlamentare per l’ Infanzia, i Garanti regionali e nazionale e il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’ Infanzia. Quest’ ultimo è il creatore di una biblioteca digitale (www.minori.it) della quale l’ Osservatorio nazionale Infanzia si serve per stilare i resoconti che poi invia al governo e all’ ONU.

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Governo che, in base agli imput di tali enti atti al monitoraggio, dovrebbe realizzare un piano di intervento nella sfera del minore. Insomma, una macchina ben congeniata diremmo. Ma è un gigante coi piedi d’argilla. Innanzitutto, non solo l’ Italia, ben dal 2011, è sprovvista di un Piano Nazionale Infanzia, ma non ha nemmeno una copertura finanziaria poiché il fondo nazionale Infanzia e Adolescenza è confluito in un fondo unico e indistinto per le politiche sociali. Inoltre, vi è l’assenza di un vero monitoraggio istituzionale delle risorse dedicate ai minori, nonostante la copiosità di organi istituiti per questa funzione. Il perché? La documentazione è carente e frammentaria. Le banche dati disponibili non permettono la programmazione, figuriamoci la realizzazione, di interventi idonei e qualificati in quanto la raccolta delle informazioni è inadeguata a stimare l’ incidenza dei fenomeni importanti. Si guardi, per esempio, alla banca dati dei minori dichiarati adottabili attivata solo nel 2013 o al totale vuoto nella mappatura della disabilità infantile nella fascia 0-5 anni. In più, il decentramento delle competenze sulle politiche sociali verso le Regioni ha causato un ulteriore scompenso poiché non sono stati definiti i LEP ( Livelli Essenziali delle Prestazioni circa i Diritti Civili e Sociali).

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Questo è ciò che denuncia il Gruppo CRC, capitanato da SaveTheChildren Italia, un insieme di 87 associazioni operanti per la promozione dei diritti dell’ Infanzia che redigono un rapporto – indipendente da quello governativo – da sottoporre al Comitato ONU. Sono questi enti sussidiari, dunque, che sostanzialmente si occupano di raccogliere dati circa i fenomeni di rilievo nelle questioni sociali minorili ( es. abusi sessuali, uso di alcool, bullismo, alfabetizzazione, disturbi comportamentali, disabilità). Intanto l’ Italia si è messa in vetrina con l’ EXPO MILANO 2015: alcuni padiglioni sono dedicati ai progetti Children’s Park, ChildrenShare e Progetto Scuola, rispettivamente un’area divertimento, un gioco virtuale e un programma specifico per le scolaresche in visita tesi a responsabilizzare i minori sulle scelte di sostenibilità del Pianeta. La speranza è che quest’ evento non sia solo uno specchietto per le allodole, ma un riflettore puntato sulla necessità di interventi organici ed efficienti per i giovani e i più piccoli. Dal canto suo, l’ UNICEF ha lanciato la campagna #IMAGINE che vede come testimonial la cantante Yoko Ono e il dj David Guetta per sensibilizzare la comunità sui diritti dei minori e per raccogliere fondi. L’idea è di registrare una propria versione di “Imagine” di John Lennon ed un messaggio di speranza per i bambini da condividere, ovviamente, sui social. Dalla avrebbe detto: “Vedi caro amico, cosa si deve inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare?”. Così inizia il 2015, tra panettoni e progetti, e va bene tutto purché se ne parli

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Data:

7 Gennaio 2015