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LE TRADUZIONI DI POESIA – ANDRE’ FRENAUD -L’honneur de vivre

Un lungo articolo, datato maggio 1989, appariva sul mensile di Crocetti, intitolato Incontro con André Frénaud.

 Il grande poeta francese, nato nel 1907, era ancora vivente e gli si tributava un giusto omaggio. Proviamo a conoscerlo. A. Frénaud (Montceau-les-Mines 1907 – Parigi 1993)  tende a una poesia classicheggiante, ma realizzata senza ricercatezze stilistiche, anzi improntata spesso a una segreta negligenza espressiva. Evitando la retorica e l’eloquente profusione, F. mira a esprimere nell’atto poetico la ricerca dell’assoluto, l’unità e la complessità del mondo, il mistero dell’uomo su questa terra. Ha partecipato alla Resistenza e ha raggiunto la notorietà con la raccolta Les rois mages (1943). La maggior parte delle sue poesie è stata raccolta in due volumi: Il n’y a pas de paradis (1962) e La Sainte Face (1968). Del 1973 è il poema La sorcière de Rome, in cui evoca e scopre i simboli misteriosi e segreti della città. Tra le altre opere: Haeres: poèmes 1968-1981 (1982); Nul ne s’égare; La vie comme elle tourne et par exemple; Comme un serpent remonte les rivières: poèmes (1986). Da ricordare le “conversazioni” con B. Pingaud Notre inhabileté fatale (1979), contenenti importanti dichiarazioni di poetica. A cura di Pingaud, sono state riunite le Gloses à la “Sorcière” (post., 1995), già pubblicate in parte dall’autore. La poesia di F. ha trovato in Italia interpreti come F. Fortini, A. Bertolucci e G. Caproni, cui si deve la traduzione di una delle più importanti raccolte (Non c’è paradiso, 1971; nuova ed. 1998). Questo è quanto riportato da www.treccani.it.  Compì lunghi viaggi in RussiaSpagna e soprattutto Italia, paese che amò sempre molto. Lavorò nella pubblica amministrazione dal 1937 fino al 1967. Richiamato nel 1939, venne fatto prigioniero e trascorse due anni nel Brandeburgo prima di riuscire a rientrare in Francia con documenti falsi e collaborare dal 1942 alla Resistenza francese. Pubblicò la sua prima opera, Les Rois Mages, nel 1943, seguita da altre dodici raccolte, l’ultima pubblicata postuma nel 1995. Nel 1971 aveva sposato Monique Mathieu, rilegatrice, costruendo insieme a lei un’opera di grande prestigio per bibliofili, che divenne meta di visite di loro amici letterati e artisti. Nel 1973 fu premiato con il “Grand Prix de poésie” dell’Académie française e nel 1985 il “Grand Prix national de poésie”.

In Italia, dicevamo, Frénaud fu tradotto da Franco Fortini, Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Vittorio Sereni, Mario Luzi,  Luciano Erba, Alessandro Parronchi, Pier Paolo Pasolini, Nelo Risi, Sergio Solmi, Maria Luisa Spaziani, Elio Vittorini, Andrea Zanzotto e più recentemente, ovverosia negli anni ’80, da Maurizio Cucchi. Nel 1962, al prezzo di quattrocento lire, tra i vari titoli della casa editrice Il Saggiatore  esce il poema biografico L’agonia del generale Krivitski di André Frénaud  tradotto da Franco Fortini. Nonostante sia un nome noto oltralpe, come afferma Lorenzo Gafforini su http://www.flaneri.com/2021/10/27/andre-frenaud/,  Frénaud fatica a imporsi all’attenzione del lettore italiano. Il volume non sarà più riedito in Italia.

È sicuramente emozionante rivedere tanti bei nomi della nostra letteratura del ‘900  tradurre le opere di André Frénaud. Vi  proponiamo un testo, sapendo che la scelta – in questo caso – non è dovuta a preferenze stilistiche relative al traduttore ma a motivi esclusivamente pertinenti allo spazio che ci è concesso (molte delle poesie dell’autore francese sono di notevole lunghezza). Le traduzioni, lo abbiano detto e vogliamo ribadirlo, non sono anonime: alcuni elementi (se non tutti) delle poesie che si intendono tradurre, passano attraverso il traduttore. Se questi non è un poeta – e, aggiungiamo, un poeta di quel calibro – la poesia non può essere tradotta. O forse sì, intendiamoci, ma gli esiti artistici sarebbero inapprezzabili.

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(Traduzione di Giorgio Caproni)

Data:

24 Maggio 2024