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LE TRADUZIONI DI POESIA – ARTHUR RIMBAUD -Alchimie du verbe

 

“Trasporre la prosa rimbaldiana in un’altra lingua è impresa, più che difficile, disperata.

L’opinione di Soffici, palesata nella monografia su Rimbaud del 1911 e anteposta alle traduzioni dalle Illuminations e da Une saison en enfer, è ancor oggi da abbracciare: in primis perché si tratta di prose poetiche; poi per gli ostacoli, quasi invincibili, che la scrittura di Rimbaud presenta.

” Così esordiva Gualtiero De Santi su POESIA nel 1989, aggiungendo che alle stesse conclusioni erano arrivati Mario Luzi e Claudio Betocchi.

E tuttavia – potremmo aggiungere – più il compito del traduttore è irto di difficoltà, maggiore è il numero di quanti ci hanno provato: Orsola Nemi, Matucci, la Zazo, Vivlandi, Bellezza, Parronchi.

Arthur Rimbaud (Charleville 1854 – Marsiglia 1891), dopo studî molto brillanti, ebbe un’adolescenza assai inquieta e vagabonda, fuggendo più volte di casa e aderendo agli ideali comunardi. Soggiornò quindi a Parigi (1871-72), dove frequentò gli ambienti letterarî legandosi a P. Verlaine, con il quale si recò e convisse in Inghilterra (1872-73). Dopo litigi e riappacificazioni, Verlaine fuggì a Bruxelles; R. lo raggiunse, ma si rifiutò di continuare a vivere con lui; ferito da un colpo di rivoltella dall’amico, che fu condannato a due anni di carcere, egli riprese la sua vita randagia per l’Europa, in Svezia, di nuovo in Inghilterra (con un altro poeta, G. Nouveau), in Germania, in Italia, quindi in Asia e in Africa. Fermatosi in Etiopia (1880), trascorse un decennio fra Harrar e Aden, occupato in varî traffici, anche di armi, e ormai del tutto lontano dalla sua esperienza letteraria, abbandonata a vent’anni. Ammalato, si fece rimpatriare, e fu operato di un tumore al ginocchio all’ospedale di Marsiglia, dove morì alla fine dello stesso anno, dopo essersi, pare, confessato. La breve stagione della sua poesia, originalissima e fra le più moderne e attuali, coincide con quella della sua rivolta giovanile, con il totale disprezzo di ogni convenzione sociale e morale e della stessa letteratura. È significativo che R. rifiutasse di pubblicare le sue poesie e le sue prose, e che l’unica opera che egli abbia dato alle stampe sia stata Une saison en enfer (1873), che deve essere considerata il suo ultimo scritto letterario, con la drammatica denuncia del suo fallimento. Le sue prime poesie (1869-71) erano state l’esplosione di un temperamento lirico personalissimo, che fra parodie e imitazioni antifrastiche si era presto liberato da ogni influsso. La ribellione contro l’ordine familiare, politico, religioso, vi era espressa con durezza potente: la metallica perfezione delle Chercheuses de poux, degli Effarés, di Ma bohème, dei Poètes de sept ans, le immagini grandiose, incisive e simboliche, del Bateau ivre, le ardite sinestesie del sonetto Voyelles, avevano già rivelato una prodigiosa maturità. Le note biografiche sono tratte da www.treccani.it: invitiamo a proseguirne la lettura perché “ Jean Nicolas Arthur Rimbaud è il poeta che con Charles Baudelaire e Gérard de Nerval ha più contribuito alla trasformazione del linguaggio della poesia moderna. L’opera di Rimbaud comincia con versi legati per arrivare al verso libero e alla poesia in prosa. Ma ciò che in Baudelaire era enunciato con la compostezza degli alessandrini e trasparenti simbolismi, in Rimbaud diventa lirica che attinge alla libertà dell’immaginario, ai sensi, alla visione irreale. L’ordine sintattico ne risulta spezzato, il ritmo ricreato al di là della tradizione. In Rimbaud «lo sguardo poetico penetra attraverso una realtà coscientemente frantumata fin nel vuoto del mistero» (Hugo Friedrich). Pubblichiamo ora un brano tratto da Alchimie du verbe, con una raccomandazione: numerose sono le versioni che circolano in rete, e molte hanno anche traduzioni scadenti. Noi proponiamo la traduzione di Cesare Vivaldi, che ha tradotto Rimbaud, Marziale, Virgilio, Giovenale, Nasone. Non è certo poco.

Data:

7 Giugno 2024

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