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LE TRADUZIONI DI POESIA – GEORGE GORDON BYRON –  Is is the hour

Le profezie di Dante e altri versi era un articolo curato da Roberto Mussapi, corredato da alcune sue traduzioni e pubblicato nel settembre 1989 su POESIA.

Affermava Mussapi: “ Di tutti gli inglesi che amarono l’Italia, e in particolare di quei romantici che in un certo senso vi si auto esiliarono, George Gordon Byron è il più naturalmente vocato alla ricerca di quel puer hilmaniano, di quella figura capricciosa, geniale, insolente, amorale che lo studioso americano colloca in Italia come nella sede privilegiata accanto ai suoi innumerevoli e ispirati figli.

George Gordon Noel Byron, VI barone Byron, meglio noto come Lord Byron RS (Londra22 gennaio 1788 – Missolungi19 aprile 1824), è stato un nobilepoeta e politico britannico. Discendente da una nobile e antica famiglia d’origine normanna, succedette (1798) nel titolo e nei beni del prozio. Nel 1803 concepì per Mary Anne Chaworth un amore che lasciò in lui tracce profonde. Ancora studente al Trinity College, Cambridge, pubblicò (1807) un volumetto di versi, Hours of idleness. A un’aspra critica di H. P. Brougham nell’Edinburgh Review, rispose con la virulenta satira English Bards and Scotch Reviewers (1809). Nello stesso anno occupò il suo seggio nella Camera dei Lord, poi partì per un viaggio d’istruzione (Portogallo, Spagna, Albania, Grecia e Levante) per due anni, e scrisse i primi due canti del Childe Harold’s pilgrimage, specie di guida poetica dei paesi visitati, che al loro apparire (1812) ebbero improvviso e larghissimo successo. Nel pellegrino misantropo e ribelle il B. tracciò anche un autoritratto idealizzato. Lo stesso tipo si ritrova nelle novelle in versi: The giaour, The bride of Abydos, The corsair, Lara (1813-14), The siege of Corinth, Parisina (1816), che combinano intrecci melodrammatici con l’esotismo, iniziando la formazione di quel mito byroniano che tanto doveva influire sulla valutazione del poeta. Ma dalla stampa borghese cominciarono a sorgere le ostilità dello spirito evangelico e pietistico che doveva dominare nell’epoca vittoriana. L’ostilità crebbe quando il matrimonio del B. con Anne Isabella Milbanke (1815) si risolse (1816) in una separazione legale e circolarono voci di una relazione incestuosa del poeta con la sorellastra Augusta Leigh. L’anno stesso il B. lasciò per sempre l’Inghilterra. Fu in Svizzera, ove da Claire (detta anche Clara o Jane) Clermont, sorellastra della moglie di P. B. Shelley, ebbe una figlia, Allegra (morta nel 1822 a Bagnacavallo).

In Svizzera compose: il terzo canto del Childe Harold (pubbl. 1816); The prisoner of Chillon (pubbl. 1816); The dream; Manfred (pubbl. 1817). Nel 1816 si trasferì a Milano, poi a Venezia, dove, vivendo disordinatamente, scrisse (dopo un viaggio a Ferrara e Roma) The lament of Tasso (pubbl. 1817); il quarto canto del Childe Harold (pubbl. 1818); Beppo, a Venetian story (pubbl. 1818) che, insieme con il Don Juan (cominciato 1818), segna quella vena di poesia burlesca che è la più schietta del B.; del Don Juan pubblicò cinque canti tra il 1819 e il 1821, dopo aver composto il Mazeppa. Nel 1819 conobbe la giovane Teresa Gamba, moglie del vecchio cavaliere Guiccioli, e strinse con lei relazione intima seguendola a Ravenna, dal fratello di lei, P. Gamba, fu introdotto nella carboneria ma, falliti i moti del 1821, seguì i Gamba in esilio a Pisa. Vi pubblicò (1822) con Leigh Hunt un giornale, The Liberal, cui diede collaborazione poetica. In questo periodo compose: Marino Faliero, doge of Venice (pubbl. 1821); Sardanapalus; The two Foscari; Cain (pubbl. 1821); The deformed transformed (pubbl. 1824); The Age of bronze (pubbl. 1823); i canti VI-XVI del Don Juan (pubbl. 1823-1824). Nel 1823 s’imbarcò a Genova per capitanare la rivolta in Grecia; nel gennaio 1824 era a Missolungi, malcontento dei Greci e senza avere partecipato a fatti d’arme. Ivi morì di febbre reumatica, o forse di meningite; fu sepolto in Inghilterra nella chiesa di Harrow-on-the-Hill. Il suo romanticismo si esaurisce quasi tutto in una sorta di necessità di sentirsi fuori della legge morale comune.

Dei suoi atteggiamenti bizzarri fu in parte non piccola vittima egli stesso, rimanendone sviato da quella vena poetica conversativa e settecentesca che è la sua più genuina (bellissime le sue lettere agli amici), anche se proprio quegli atteggiamenti esercitarono enorme influenza in tutta l’Europa, più che in Inghilterra (da www.treccani.it). Byron – aggiungeva Mussapi –  era giunto a Venezia nel 1816: l’aria in Inghilterra era diventata per lui irrespirabile a causa dei molteplici scandali. Prevedeva di fermarsi pochi mesi, rimase invece tre anni; al periodo veneziano, ricco di luce, di produzione eroicomica (la più importante del poeta) seguì un soggiorno a Ravenna in cui si manifestò una sua anima più sofferta che si esplica nella produzione dei grandi drammi; il successivo soggiorno tirrenico vedrà maturare in lui l’esigenza di una nuova partenza quasi a vanificare le illusioni veneziane. Byron ha lasciato un ampio corpus poetico dove accanto ai grandi poemi eroicomici testimoni di una italianità assimilata nelle fibre e di un talento linguistico prodigioso, occupano un posto complementare ma non marginale le opere drammatiche e elegiache in cui si esprime un altro Byron, lirico, onirico, notturno, a volte apocalittico. I traduttori italiani di Byron non si contano: da Marcello Mazzoni a Giuseppe Nicolini, da Franco Buffoni allo stesso Roberto Mussapi.

Segnaliamo tuttavia, su https://lapresenzadierato.com/, una deliziosa traduzione di Furio Durando, che proponiamo.

Data:

14 Giugno 2024