Traduci

LE TRADUZIONI DI POESIA – JEAN COCTEAU – L’endroit et l’envers

“Jean Cocteau è stato uno dei principali rappresentanti non soltanto della letteratura francese fra le due guerre e oltre, ma l’emblema di un certo gusto modernissimo aperto a tutte le esperienze e a tutte le avventure, capace di spaziare da un clima di immagini classiche, da una metrica regolare e serrata, fino alle più spericolate esperienze dadaiste e surreali. Il suo nome evoca infatti come pochissimi altri il clima culturale della società europea degli ultimi cinquant’anni: le sue numerose opere, la sua stessa vita movimentata, aperta tutte le esperienze, la sua umana cronistoria sono le linee di forza di inquietudini e fermenti, di errori e di risultati positivi di una temperie intellettuale perennemente in crisi, instancabilmente alla ricerca di nuovi toni e di nuovi valori.” Così si esprimeva Maria Luisa Spaziani nel 1989 su Jean Cocteau per il centenario della sua nascita, con un articolo intitolato Il diritto e il rovescio. L’endroit et l’envers è una lunga poesia di Cocteau, che purtroppo dovremo pubblicare solo in parte, tradotta da Maria Luisa Spaziani. Come di consueto, facciamo riferimento a www.treccani.it per conoscere Jean Cocteau, il cui nome, ne siamo certi, non è affatto sconosciuto a chi ha la bontà di seguirci.

Scrittore e drammaturgo francese (Maisons-Laffitte 1889 – Milly-la-Forêt, Fontainebleau, 1963). Svolse un’attività multiforme, dedicandosi alla poesia e al romanzo, al teatro e al cinema, alla pittura e al disegno, illustrando molti suoi libri. Nella sua copiosa produzione si trovano tracce di tutti i movimenti d’avanguardia, da lui tentati più come sperimentatore che come vero e convinto aderente. Fu una delle personalità più vivaci e più discusse della letteratura contemporanea, membro dell’Académie Française dal 1955. Tra le sue opere in poesia: La danse de Sophocle (1912); Poésies 1917-1920, 1920; Vocabulaire (1922); Plain-cant (1923); L’ange Heurtebise (1926); Poèmes (1935); Clair-obscur (1955); Sept dialogues. Paraprosodies (1958); Le Requiem (1962); Poèmes 1916-1955, (1956). […] Seguì con curiosità il movimento dell’avanguardia cinematografica francese e contribuì alla notorietà della seconda avanguardia col film del suo esordio, Le sang d’un poète (1930), scritto e diretto da lui con la collaborazione tecnica di M.-J. Arnaud. Autore dei dialoghi e interprete di Le baron fantôme (1942), collaborò con J. Delannoy a L’éternel retour (1943). Nel 1946 scrisse e diresse La belle et la bête (assistente alla regia fu R. Clément), prezioso e barocco; l’anno seguente sceneggiò Ruy-Blas (regia di Billon) e infine diresse Les parents terribles (1948), il suo film più equilibrato e sofferto; Aigle à deux têtes (1948); Orphée (1950); Le testament d’ Orphée (1960). Ha affrescato le cappelle Saint-Pierre a Villefranche-sur-mer (con episodî della vita di s. Pietro, 1957) e Saint-Blaise-des-Simples a Milly-la-Forêt (1959), e aveva approntato i bozzetti per gli affreschi e le vetrate della cappella Notre-Dame de Jérusalem a Fréjus (della quale aveva fornito anche il progetto), realizzati dopo la sua morte (1963). Nel 1965 è stata ristampata l’edizione completa delle sue opere, da lui stesso curata (1947-52) con l’aggiunta di un 11º volume.

Siamo stati costretti a omettere l’elenco delle sue opere teatrali, per non parlare dei saggi, dei romanzi e di tanto altro ancora ma, dalle note biografiche qui pubblicate, emerge una figura poliedrica.  Poeta, saggistadrammaturgosceneggiatoredisegnatorescrittorelibrettistaregista (e attore). Non è mai stato interessato a un percorso di studi ufficiale, preferendo lezioni private e autoformazione. Nel 1912 riceve una lettera da parte di Proust: «Crepo di gelosia nel vedere come nei suoi straordinari pezzi su Parigi lei sappia evocare delle cose che io ho sentito e che son riuscito ad esprimere solo in modo assai pallido.» E tuttavia l’autoproclamatosi leader surrealista André Breton disse che Cocteau era un «noto falso poeta, un verseggiatore a cui capita di avvilire, invece di elevare, ogni cosa che tocca.» Forse una letteratura senza polemiche sarebbe una minestra insipida. Dipendente dall’oppio per un lungo periodo, sottovalutò la reale portata delle sorti europee alla vigilia della seconda guerra mondiale, preferendo una vita spensierata e frivola ai doveri dell’intellettuale (l’espressione non è nostra e crediamo occorra maneggiare l’argomento con cautela). Certo è che conobbe e frequentò tutti i più importanti artisti del suo tempo. Noi siamo convinti che le sue opere abbiano lasciato il segno.

“Jean Cocteau è stato uno dei principali rappresentanti non soltanto della letteratura francese fra le due guerre e oltre, ma l’emblema di un certo gusto modernissimo aperto a tutte le esperienze e a tutte le avventure, capace di spaziare da un clima di immagini classiche, da una metrica regolare e serrata, fino alle più spericolate esperienze dadaiste e surreali. Il suo nome evoca infatti come pochissimi altri il clima culturale della società europea degli ultimi cinquant’anni: le sue numerose opere, la sua stessa vita movimentata, aperta tutte le esperienze, la sua umana cronistoria sono le linee di forza di inquietudini e fermenti, di errori e di risultati positivi di una temperie intellettuale perennemente in crisi, instancabilmente alla ricerca di nuovi toni e di nuovi valori.” Così si esprimeva Maria Luisa Spaziani nel 1989 su Jean Cocteau per il centenario della sua nascita, con un articolo intitolato Il diritto e il rovescio. L’endroit et l’envers è una lunga poesia di Cocteau, che purtroppo dovremo pubblicare solo in parte, tradotta da Maria Luisa Spaziani. Come di consueto, facciamo riferimento a www.treccani.it per conoscere Jean Cocteau, il cui nome, ne siamo certi, non è affatto sconosciuto a chi ha la bontà di seguirci.

Scrittore e drammaturgo francese (Maisons-Laffitte 1889 – Milly-la-Forêt, Fontainebleau, 1963). Svolse un’attività multiforme, dedicandosi alla poesia e al romanzo, al teatro e al cinema, alla pittura e al disegno, illustrando molti suoi libri. Nella sua copiosa produzione si trovano tracce di tutti i movimenti d’avanguardia, da lui tentati più come sperimentatore che come vero e convinto aderente. Fu una delle personalità più vivaci e più discusse della letteratura contemporanea, membro dell’Académie Française dal 1955. Tra le sue opere in poesia: La danse de Sophocle (1912); Poésies 1917-1920, 1920; Vocabulaire (1922); Plain-cant (1923); L’ange Heurtebise (1926); Poèmes (1935); Clair-obscur (1955); Sept dialogues. Paraprosodies (1958); Le Requiem (1962); Poèmes 1916-1955, (1956). […] Seguì con curiosità il movimento dell’avanguardia cinematografica francese e contribuì alla notorietà della seconda avanguardia col film del suo esordio, Le sang d’un poète (1930), scritto e diretto da lui con la collaborazione tecnica di M.-J. Arnaud. Autore dei dialoghi e interprete di Le baron fantôme (1942), collaborò con J. Delannoy a L’éternel retour (1943). Nel 1946 scrisse e diresse La belle et la bête (assistente alla regia fu R. Clément), prezioso e barocco; l’anno seguente sceneggiò Ruy-Blas (regia di Billon) e infine diresse Les parents terribles (1948), il suo film più equilibrato e sofferto; Aigle à deux têtes (1948); Orphée (1950); Le testament d’ Orphée (1960). Ha affrescato le cappelle Saint-Pierre a Villefranche-sur-mer (con episodî della vita di s. Pietro, 1957) e Saint-Blaise-des-Simples a Milly-la-Forêt (1959), e aveva approntato i bozzetti per gli affreschi e le vetrate della cappella Notre-Dame de Jérusalem a Fréjus (della quale aveva fornito anche il progetto), realizzati dopo la sua morte (1963). Nel 1965 è stata ristampata l’edizione completa delle sue opere, da lui stesso curata (1947-52) con l’aggiunta di un 11º volume.

Siamo stati costretti a omettere l’elenco delle sue opere teatrali, per non parlare dei saggi, dei romanzi e di tanto altro ancora ma, dalle note biografiche qui pubblicate, emerge una figura poliedrica.  Poeta, saggistadrammaturgosceneggiatoredisegnatorescrittorelibrettistaregista (e attore). Non è mai stato interessato a un percorso di studi ufficiale, preferendo lezioni private e autoformazione. Nel 1912 riceve una lettera da parte di Proust: «Crepo di gelosia nel vedere come nei suoi straordinari pezzi su Parigi lei sappia evocare delle cose che io ho sentito e che son riuscito ad esprimere solo in modo assai pallido.» E tuttavia l’autoproclamatosi leader surrealista André Breton disse che Cocteau era un «noto falso poeta, un verseggiatore a cui capita di avvilire, invece di elevare, ogni cosa che tocca.» Forse una letteratura senza polemiche sarebbe una minestra insipida. Dipendente dall’oppio per un lungo periodo, sottovalutò la reale portata delle sorti europee alla vigilia della seconda guerra mondiale, preferendo una vita spensierata e frivola ai doveri dell’intellettuale (l’espressione non è nostra e crediamo occorra maneggiare l’argomento con cautela). Certo è che conobbe e frequentò tutti i più importanti artisti del suo tempo. Noi siamo convinti che le sue opere abbiano lasciato il segno.

Data:

31 Maggio 2024

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *