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Lega Araba chiederà risoluzione Onu su Gerusalemme

Lega Araba chiederà risoluzione Onu su Gerusalemme

cms_7913/gerusalemme_afp_59_rit.jpgLa Lega Araba chiederà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di adottare una “risoluzione che respinga” la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa al Cairo il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Riad Malki, prima dell’inizio della riunione a livello di ministri degli Esteri della Lega Araba.

“Gli Stati Uniti, con questa decisione, diventano parte del conflitto (tra palestinesi e israeliani, ndr) e cessano di svolgere il ruolo di mediatori nel processo di pace“, ha dichiarato Malki, confermando che il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, non incontrerà il vice presidente Usa, Mike Pence, durante la sua visita nella regione.

“Cercheremo un nuovo mediatore tra i nostri fratelli arabi e la comunità internazionale, un mediatore che possa aiutare a raggiungere una soluzione con due Stati”, ha aggiunto il ministro degli Esteri dell’Anp

“Ricatto nucleare”, Pyongyang contro Washington

cms_7913/Kim_JongUn_tv_Afp.jpgLa Corea del Nord ha accusato gli Stati Uniti di “ricatto nucleare”, in occasione di colloqui con un alto responsabile Onu, ma ha concordato di avere comunicazioni regolari con le Nazioni Unite. L’accusa viene riportata dall’agenzia ufficiale nordcoreana KCNA, che riferisce della visita a Pechino di cinque giorni del diplomatico americano Jeffrey Feltman, segretario generale aggiunto dell’Onu per gli Affari esteri, volta ad alleggerire la crisi della penisola coreana, una settimana dopo che la Corea del Nord ha testato un nuovo missile balistico capace, a suo dire, di raggiungere gli Stati Uniti.

Feltman ha incontrato il ministero degli Esteri nordcoreano Ri Yong-Ho e il viceministro Pak Myong-Kuk, riferisce la KCNA. “Nel corso di questi colloqui, le nostre parti hanno dichiarato che la politica di ostilità degli Stati Uniti contro la Repubblica democratica popolare di Corea e il loro ricatto nucleare sono responsabili dell’attuale situazione nella penisola coreana”, si legge sull’agenzia di stato, che informa però di “accordi” raggiunti tra Pyongyang e l’Onu “per regolarizzare le comunicazione con visite a diversi livelli”.

“La guerra è finita”, Isis sconfitto in Iraq

cms_7913/iraq_siria_afp2.jpgIl primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha dichiarato la “fine della guerra contro Daesh” – ovvero il sedicente Stato islamico (Is) nell’acronimo in lingua araba – in Iraq. Lo ha riferito la tv Sky News Arabia. Al-Abadi ha annunciato la conclusione del conflitto contro l’organizzazione jihadista, che tre anni fa lanciò un’offensiva conquistando ampie zone dell’Iraq occidentale e settentrionale, nel corso di una conferenza organizzata dal sindacato dei giornalisti iracheni. “Le nostre forze hanno il completo controllo della frontiera tra Iraq e Siria e quindi annuncio la fine della guerra contro Daesh”, ha affermato il primo ministro.

L’esercito iracheno, in una nota delle forze armate di Baghdad, ha dichiarato che il Paese è stato “totalmente liberato” dal sedicente Stato islamico (Is). Lo scorso 17 novembre al-Abadi si era congratulato con le truppe per la liberazione di Rawa, località nella provincia occidentale dell’Anbar e ultima roccaforte dell’Is nel Paese. Allora il primo ministro aveva annunciato il prosieguo delle operazioni per riprendere il controllo di tutta la regione desertica dell’Iraq occidentale, al confine con la Siria.

Londra saluta l’Europa

cms_7913/londra_big_ben_3_afp.jpgCi siamo. Non è stato facile ma alla fine, dopo un negoziato difficilissimo, l’accordo tra Ue e Gran Bretagna per la Brexit è stato trovato. Ora possono partire le trattative per rendere il divorzio definitivo. I punti chiave dell’intesa ruotano attorno a tre temi chiave: i diritti dei cittadini Ue, i confini con l’Irlanda e naturalmente i soldi. Gli aspetti da approfondire sono ancora molti ma ora c’è una base di partenza su cui lavorare, un accordo di 15 pagine che soddisfa sia il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker sia la premier britannica Theresa May. Ecco cosa prevede il testo che dovrà essere approvato dai paesi membri Ue.

COSA CAMBIA PER CHI VIVE IN GB – E’ la domanda che chi vive nel Regno Unito si sta facendo da quando il referendum ha sancito il sì alla Brexit. L’accordo sembra rassicurare tutti. I cittadini europei che già vivono in Gran Bretagna potranno continuare a farlo, a studiare e a lavorare nel Paese e lo stesso varrà per i cittadini britannici in Europa. Avranno il diritto di essere raggiunti da familiari, inclusi figli nati dopo il 2019. Manterranno il diritto alla sanità, pensioni e altre garanzie sociali. Londra assicurerà agli europei residenti di mantenere uno status speciale che garantisce i loro diritti, attraverso un procedimento il più semplice possibile e con costi limitati. I diritti di residenza decadranno dopo una assenza di oltre cinque anni.

I CONTI DELLA BREXIT– La Gran Bretagna continuerà a versare la quota dovuta nel bilancio Ue per tutto il 2019 e il 2020, come se fosse rimasta un paese membro del blocco, e contribuirà per la sua quota alle spese straordinarie calcolate alla fine di questo periodo. Le organizzazioni britanniche potranno partecipare a programmi Ue fino al 2020. I versamenti saranno effettuati e calcolati in euro. Definite anche le questioni finanziarie relative alla Banca europea di investimento, la Banca centrale europea, il Fondo per lo sviluppo europeo e il Fondo Ue per i rifugiati in Turchia.

LA QUESTIONE IRLANDESE – La Gran Bretagna rimane impegnata a proteggere la cooperazione fra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda e garantisce di evitare un confine ’duro’ fra le due entità. Londra auspica di risolvere la questione attraverso il suo accordo commerciale finale con l’Ue, ma se necessario cercherà “soluzioni specifiche” per risolvere questa situazione che si ritiene unica. In caso contrario, si impegna a mantenere “un pieno allineamento” con le regole dei mercati interni all’Ue e dell’unione doganale necessarie per sostenere la cooperazione fra le due entità, l’economia condivisa dell’isola e l’accordo di pace del venerdì santo del 1998. I cittadini di entrambe le entità saranno libere di scegliere se vogliono essere cittadini della Gran Bretagna o dell’Irlanda.

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10 Dicembre 2017