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Lega e M5S dicono Sì all’abolizione del valore legale del titolo di studio

Il governo Lega-5Stelle potrebbe rendere realtà concreta l’abolizione del valore legale della laurea. Un progetto che risale al governo Monti (anche se già ai tempi di Berlusconi e Prodi era possibile rintracciare proposte in merito), su cui i deputati si sono divisi trasversalmente lungo tutto l’emiciclo parlamentare. Secondo il vicepremier e attuale ministro degli Interni Matteo Salvini, “è fondamentale mettere mano ad una riforma della scuola e dell’Università affrontando anche la questione del valore legale del titolo di studio”. Il M5S è sulla stessa linea politica della Lega: già dal 2009, in realtà, aveva inserito la questione “Abolizione valore legale titolo di studio” nel suo programma politico. Nella specifico, già da nove anni nel programma penta-stellato esiste una proposta di legge della deputata Maria Pallini che punta ad abolire il voto di laurea tra i requisiti di accesso nei bandi dei pubblici concorsi.

Secondo la scienza dell’educazione, il titolo di studio è un “certificato che attesta l’insieme di conoscenze e competenze apprese nel corso di studi”.

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Cosa comporta l’abolizione del valore legale del titolo di studio?

L’abolizione del valore legale delle lauree implica che, per esempio, una laurea in Legge risulterà equivalente ad una laurea in Lettere, perché private entrambe del loro valore legale. Ciò significa che l’università, durante il corso di laurea in Giurisprudenza, non preparerebbe futuri avvocati, ma semplici laureati in possesso di un titolo fruibile e spendibile per tutte le occasioni. Stesso discorso varrebbe – in caso di abolizione – per lauree di tipo scientifico (Matematica, Fisica, Ingegneria ecc.) e umanistico (Lettere, Storia dell’arte, Filosofia ecc.). uestst…Il voto finale verrebbe a non essere determinante per i pubblici concorsi se la laurea non è conseguita in una Università che ha un punteggio tale da non certificare legalmente il titolo. Attualmente, un pari titolo di studi acquisito a Catania equivale, dal punto di vista giuridico, ad un titolo acquisito a Bolzano. Ma in caso di abolizione del valore legale non sarà così. Non tutti gli Atenei e le Università saranno identiche e di ugual valore, con una differenza evidente del valore del titolo di laurea rilasciato e presentato poi come requisito nei pubblici concorsi. Una tematica, questa, che vede contrapporsi due fronti trasversali: fronti non solo politici o partitici, ma anche di visione ideale presente nella società civile e nell’opinione pubblica che è divisa sul sistema della formazione universitaria migliore da offrire alle future generazioni.

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Cosa dicono i favorevoli?

Il fronte del Sì ritiene che l’abolizione del valore legale dei titoli universitari possa portare conseguenze positive. Dato che sarebbe il mercato a decidere il valore degli studi conseguiti, le università, in concorrenza tra loro, sarebbero spinte a migliorare il servizio formativo offerto con docenti sempre più competenti.

Cosa dicono i contrari?

I contrari ritengono che l’abolizione del valore legale del titolo creerebbe università di serie A, B e C, con un sistema universitario che invece di premiare il merito avvantaggerebbe gli studenti più ricchi del Paese a scapito dei più poveri, che non potrebbero permettersi l’iscrizione ad università di prima fascia. Senza contare – aggiungono quelli del fronte del No – che l’abolizione legale del titolo consentirebbe una maggiore discrezionalità in sede concorsuale, dando spazio a maggiori raccomandazioni e favoritismi.

Data:

14 Novembre 2018