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Lega-Forza Italia, scontro totale

Lega-Forza Italia, scontro totale

cms_9862/berlusconi_salvini_mano_fg.jpgSulla presidenza della Rai – dopo la bocciatura in Vigilanza di Marcello Foa – lo scontro tra Lega e Forza Italia rischia di divenire a tutto campo. Una distanza tra i due maggiori partiti del centrodestra che potrebbe allargarsi a macchia d’olio, visto che Matteo Salvini, prendendo atto del no al candidato sovranista a viale Mazzini di Silvio Berlusconi, ha snocciolato, uno dopo l’altra, le questioni che dividono lui e gli azzurri, a partire dal nodo Rai.

“Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento, per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora“, ha tuonato il vicepremier. “Noi – ha avvertito, accusando Fi di avere scelto di nuovo l’asse con il Pd – continuiamo sulla via del cambiamento”. Parole che non lasciano spazio a interpretazioni, arrivate al termine di una giornata iniziata prestissimo, con il leader della Lega di buon mattino, prima del voto in Vigilanza, a far visita a Silvio Berlusconi al San Raffaele di Milano.

Marcello Foa ha portato a casa solo 22 sì a fronte di un quorum che ne prevedeva 27. Fi, così come Pd e Leu, ha deciso di non partecipare alla votazione, ad eccezione del presidente Alberto Barachini che però ha votato scheda bianca. Nessun ripensamento azzurro. Con Berlusconi che spiega che quel nome non è stato votato perché “il servizio pubblico non appartiene alla maggioranza o al governo. Appartiene a tutti“, mettendo la sua firma in un post sul profilo Twitter di Fi. Un no che non sembra lasciar spazio a margini di ripensamento perché riproporre Foa porterebbe a “problemi giuridici non superabili”.

Ma il leader del Carroccio ripete che “il giornalista che ha lavorato nell’ambito del centrodestra è il massimo a cui si può ambire come presidente della televisione pubblica”.

Intanto, mentre Foa fa sapere che torna in panchina, a disposizione dell’azionista, fonti del Mef spiegano che il ministro Trianon ha mai dato indicazioni sulla nomina del presidente della Rai, funzione che la legge affida al consiglio di amministrazione. Non corrisponde al vero quanto affermato da una emittente radiofonica secondo cui anche Tria avrebbe sostenuto che si debba cambiare candidato. Il ministro dell’Economia, come prevede la legge e lo statuto, ha indicato al Consiglio dei ministri, che ha deliberato, due consiglieri designandone uno, Salini, per la carica di amministratore delegato. Non si è mai pronunciato sul presidente e non intende farlo”.

Dl dignità, bocciato ripristino art. 18

cms_9862/operaio5_fg.jpgNo di governo e maggioranza alla reintroduzione dell’articolo 18 nel caso di licenziamento illegittimo. Il M5S e la Lega hanno votato contro un emendamento, presentato dal deputato di Leu Guglielmo Epifani, che puntava a recepire, neldecreto Dignità all’esame della Camera, le norme cancellate dal Jobs Act approvato dal governo Renzi nella passata legislatura. L’emendamento – sul quale si erano dichiarati contro sia il governo che i relatori di maggioranza – è stato respinto con 317 no, 191 astensioni e i soli 13 voti a favore della pattuglia di deputati di Leu.

Nel presentare la ratio del provvedimento, l’ex segretario della Cgil aveva detto: “Parliamo di un tema delicato e conosciuto che va sotto la denominazione di Articolo 18. In realtà vogliamo presentare una norma per la tutela reale dei lavoratori nei casi di licenziamenti illegittimi, che il Jobs Act ha di fatto cancellato. Non vogliamo fare un atto di mera testimonianza né di propaganda ma risarcire moralmente e concretamente i lavoratori”.

Poi, dopo la bocciatura, Epifani ha parlato di “un’occasione persa per ridare veramente dignità ai lavoratori e alle lavoratrici“. “Per noi – ha aggiunto – la proposizione della tutela reale nel caso dei licenziamenti illegittimi risponde a un doppio risarcimento intellettuale e morale. Per 20 anni ci è stato detto che l’art. 18 frenava i contratti a tempo indeterminato e gli investimenti. Tolto quel diritto però non sono aumentati né i contratti né gli investimenti. E’ bene prendere atto che quella narrazione non era e non è vera. E’ necessario tornare a difendere meglio la dignità dei lavoratori che vengono licenziati in modo illegittimo. E sicuramente il cosiddetto dl dignità non lo fa”.

Olimpiadi, un piano da 376 milioni

cms_9862/olimpiadi5_fg_ipa.jpgLa Giunta del Coni ha dato il via libera alla candidatura congiunta di Cortina, Milano e Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. La Giunta si è espressa all’unanimità a favore della soluzione anticipata ieri dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. Successivamente il Consiglio nazionale del Coni ha approvato la delibera relativa alla candidatura congiunta.

Dopo l’indicazione della candidatura unitaria di Cortina, Milano e Torino senza una città capofila, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, aveva scritto a Malagò. “Con rammarico constato che nella scelta della candidatura per i Giochi Olimpici e Paralimpici 2026 le ragioni della politica stanno prevalendo su quelle sportive e territoriali” si legge nella lettera. “Per spirito di servizio al Paese – scrive Sala – Milano conferma la sua disponibilità, ove richiesto, solo come venue di gare o eventi in quanto, stante le attuali condizioni, non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026“. Poi, dopo il via libera da parte del Coni alla candidatura congiunta, Sala ha dichiarato: “La delibera del Coni non è un progetto e quindi non è giudicabile. Chiarezza non c’era ieri e chiarezza non c’è nemmeno oggi“. A stretto giro la replica di Malagò: “Non rispondo alle polemiche, ma personalmente il dossier che oggi è stato consegnato mi sembra estremamente chiaro“.

A intervenire oggi è stato anche il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino. ’’Da una prima valutazione al dossier olimpico del Coni mi sembra ci siano aspetti che vanno seriamente approfonditi’’ ha detto Chiamparino secondo il quale, in particolare, ’’emerge un elemento di totale irrazionalità come la costruzione di un nuovo impianto di bob, notoriamente molto costoso, nell’ordine del centinaio di milioni di euro, a Cortina’’. Per Chiamparino, infatti, ’’con un investimento decisamente più ridotto si può tranquillamente adeguare ai migliori standard di prestazioni sportive e di sostenibilità energetica quello già presente a Cesana, costruito in occasione delle Olimpiadi invernali 2006’’.

La sindaca Chiara Appendino ha spiegato che “Torino è disponibile a esporre le proprie osservazioni e forti perplessità derivanti da un master plan le cui logiche sono in parte incomprensibili’’.

I COSTI – La candidatura congiunta di Milano, Torino e Cortina ha una previsione di budget di 376,65 milioni di euro, più bassa rispetto all’investimento previsto nei dossier delle singole candidature. I costi di investimento per la realizzazione dei Giochi invernali del 2026, previsti dagli studi di fattibilità delle tre città, sono contenuti nel master plan della candidatura italiana. Cortina da sola avrebbe avuto un budget di 380 milioni, Milano di 384 e Torino di 648.

Tutte le venues utilizzate ricadono nella categoria delle strutture esistenti o da ammodernare. Unica eccezione, giustificata dalla necessità di rafforzare l’eredità sportiva di Milano a oltre trent’anni di distanza dal crollo del Palazzetto dello Sport nel 1985, sarà la realizzazione da parte di soggetti privati di un nuovo impianto in grado di accogliere le principali manifestazioni sportive della città, “consolidando – si legge nel progetto – il posizionamento di Milano come hub di eccellenza sportiva a livello internazionale”.

MASTER PLAN – Il master plan prevede lo sci alpino a Cortina e al Sestriere, quattro discipline a Milano e Cortina e due a Torino. A Milano si svolgerebbero le gare di curling, pattinaggio di figura, short track e hockey femminile, mentre Cortina ospiterebbe bob, skeleton, slittino e sci alpino e Torino pattinaggio di velocità e hockey maschile. Ognuna delle tre città avrà una sua medal plaza.

Per quanto riguarda le altre località coinvolte nel progetto, il Sestriere ospiterebbe le gare di slalom speciale, la Valtellina quattro discipline (biathlon, freestyle, sci nordico e snowboard) e la Val di Fiemme le restanti due (salto e combinata nordica). Si tratta di una prima ipotesi di ubicazione dei siti, sulla base delle indicazioni di Fisi e Fisg, che potrà essere modificata in fase di redazione del dossier di candidatura. Per garantire la prossimità degli atleti ai siti di gara, saranno necessari tre villaggi olimpici: a Milano (992 posti), Sondalo (1.315 posti) e Cortina (1.146 posti).

L’eredità sportiva delle Olimpiadi d’Italia, sempre secondo quanto si legge nel master plan, sarà assicurata dalla realizzazione del nuovo palazzetto del ghiaccio a Milano, dalla riqualificazione del Palasharp, della pista di bob, slittino e skeleton di Cortina e dall’ammodernamento di due impianti sportivi a Torino. Inoltre il villaggio olimpico di Milano, che sarà realizzato nello scalo ferroviario di Porta Romana, sarà trasformato in residenza universitaria a servizio dei sette atenei della città. Questi, infine, i tempi di percorrenza: Milano-Torino (144,1 km) in 1h38’ (50’ con treno alta velocità), Milano-Cortina (408,4 km) in 4h17’-4h39’, Milano-Bormio (201 km) in 2h45’-2h58’ (-20’ attesi, a seguito di lavori già programmati), Milano-Predazzo (295,6 km) in 3h21’-3h36’, Torino-Sestriere (103,5 km) in 1h19’-1h34’, Cortina-Predazzo (84,6 km) in 1h22’-1h53’.

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2 Agosto 2018