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Legge elettorale Cassazione si al referendum

Legge elettorale, via libera Cassazione a referendum

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Via libera della Cassazione al quesito referendario per l’abolizione della quota maggioritaria della legge elettorale vigente. “Ci siamo!”, dice Roberto Calderoli per il quale l’ordinanza “rappresenta il Big Bang del cambiamento, la bomba atomica che esplode spazzando via tutti i rigurgiti proporzionalisti di chi vorrebbe continuare con i giochini di Palazzo”.

“Questo via libera rappresenta un passaggio fondamentale per arrivare alla richiesta di un referendum abrogativo in materia elettorale finalizzato a ritornare ad un sistema elettorale che sia realmente maggioritario, per cui finalmente chi vince governa e chi perde va all’opposizione, chiudendo per sempre la fase dei giochini di palazzo finalizzati a nascite di Governi che non rispettano la volontà del popolo. Così finalmente a decidere sarà il popolo e non il Palazzo”, ha aggiunto l’esponente della Lega.

“Il via libera della Cassazione al referendum leghista in materia elettorale non aggiunge e non toglie nulla al dovere della maggioranza di fare una proposta di nuova legge elettorale nei tempi che sono stati indicati nel documento di intenti, ovvero il mese di dicembre”, dice Stefano Ceccanti del Pd all’Adnkronos. “Il quesito dovrà passare entro gennaio all’esame più difficile, quello della Corte costituzionale. È assai probabile che esso sia dichiarato inammissibile perché non sembra in grado di produrre una legge immediatamente operativa. Tuttavia questo spetta alla Corte deciderlo”, osserva il costituzionalista e deputato dem. Ma nel caso la Consulta ammettesse il referendum, non potreste non tenerne conto e quindi spostare gli equilibri verso qualche forma di maggioritario? “A noi, a prescindere da quell’esito, nel rispetto dovuto alla Corte, spetta di lavorare seriamente in Parlamento, a partire dalla maggioranza, ma in spirito di apertura verso tutti”, conclude.

Terremoto nei 5 Stelle Di Maio: “Andremo da soli”

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Il 70% dei votanti grillini sulla piattaforma Rousseau ha optato per la corsa del M5S in Emilia Romagna e Calabria. Nello specifico, sono state espresse 27.273 preferenze su un totale di 125.018 aventi diritto al voto: solo 8.025 sono stati i contrari alla presentazione delle liste nelle due regioni prossime al voto, mentre ben 19.248 iscritti si sono detti favorevoli alla corsa. La votazione, si legge sul blog delle stelle, è stata certificata da un notaio “che ne ha garantito la regolarità (i risultati saranno depositati presso due notai)”.

“Dobbiamo essere tutti felici del risultato della votazione di oggi. In Emilia Romagna e in Calabria ci presenteremo e i parlamentari e i consiglieri regionali mi hanno chiesto di correre da soli”, ha scritto Luigi Di Maio su Facebook, commentando a caldo i risultati della votazione su Rousseau e spiegando che “alcuni avevano espresso delle perplessità e anche contrarietà rispetto a votare sulla nostra piattaforma. Ma noi siamo il MoVimento 5 Stelle e questo è quello che facciamo quando dobbiamo prendere una decisione importante”. “Gli iscritti, ci hanno dato un mandato chiaro e fortissimo: dobbiamo partecipare alle elezioni regionali con tutte le nostre forze. Ed è quello che faremo. Adesso,c’è solo una cosa da fare: mettersi pancia a terra e dare il massimo per queste due regioni “, si legge nel post.

“La settimana prossima individueremo i candidati presidenti” del M5S per la Calabria e l’Emilia Romagna, ha poi annunciato il leader pentastellato, spiegando più tardi ai cronisti nel piazzale antistante Palazzo Chigi che “in Calabria c’è già un candidato civico che sosterremo”. “Correre da soli sarà la nostra linea. Questo risultato ci ricorda che il M5S è la terza via, l’alternativa ai due poli e non può essere nient’altro che questo”, ha ribadito. E a chi gli chiede se si senta sfiduciato dal voto su Rousseau, ha risposto: “Io ho chiesto agli iscritti cosa si dovesse fare perché c’erano diverse visioni, io personalmente ho detto che per fare gli Stati generali a marzo serve un po’ di tempo, quindi non eravamo in grado di correre in Calabria ed Emilia. Gli iscritti non hanno questa opinione, quindi si va avanti”.

Domani stesso Luigi Di Maio, a quanto si apprende, avrà una conference call con i due responsabili delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, Paolo Parentela e Andrea Bertani. Sul tavolo la presentazione delle liste.

Il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 stelle, nel suo post ha quindi spiegato che “non abbiamo paura, né del risultato delle elezioni, né tantomeno di chiedere l’opinione dei nostri iscritti su Rousseau, che ci accompagnano in questa avventura iniziata 10 anni fa. L’unica cosa che temiamo è la mancanza di partecipazione, ma oggi ci avete fatto sentire che non siamo soli”. “Siamo qui per servire i cittadini sempre – prosegue – fosse anche solo per mettere un portavoce dentro le istituzioni, perché informerà le persone e parlerà con i cittadini che ci chiedono soluzioni. Per noi la politica è questo”.

“Tutti i nostri parlamentari nazionali ed europei – prosegue – tutti i nostri consiglieri regionali e comunali hanno il dovere di dedicare ogni minuto libero, della settimana e del weekend, alla Calabria e all’Emilia Romagna. Non so che risultato raggiungeremo, ma come sempre io sarò in prima linea e non mi risparmierò. Ogni singolo portavoce, ogni singolo attivista, ogni singola persona che crede nei nostri valori è chiamato a mettersi in gioco”.

Conte – “Assolutamente no”. Così il premier Giuseppe Conte, risponde ai cronisti che gli chiedono se il voto sulla piattaforma Rousseau avrà ripercussioni sulla tenuta del governo. Il clima in Cdm è stato “assolutamente tranquillissimo. Abbiamo lavorato tanto e fatto un buon lavoro”, ha aggiunto avviandosi a piedi nel ristorante dove ha riunito la squadra di governo per il Cdm.

Calenda lancia ’Azione’

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“Ora basta! L’Italia è più forte di chi la vuole debole. Entra in #Azione, leggi il manifesto e iscriviti”. Così su Twitter, l’ex ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha lanciato la campagna di adesione al suo nuovo movimento. Il leader di Europa Viva ha quindi presentato il nuovo partito alla Stampa estera, specificando subito che non si tratta di un “partito personale. È un partito, con uno Statuto e a giugno ci sarà il primo congresso. Del movimento avrà gli obiettivi”. Un partito che si colloca nel campo del centrosinistra: “Siamo di centrosinistra e siamo riformisti”, spiega ancora.

Per l’ex ministro, “Pd e Italia Viva sono riformisti rammolliti perché hanno paura, sono succubi e tradiscono i loro valori. I riformisti vincono se esprimono un’azione forte come con il governo Renzi che oggi viene tradito proprio da Renzi con la fallimentare alleanza con M5S”. D’altra parte “Renzi è pienamente dentro l’alleanza con il M5S. Vota i provvedimenti del M5S, e il fatto che la mattina li voti e il pomeriggio dica che li ha votati per sbaglio non cambia le cose”. E ancora: “Sono molte le cose che mi distinguono da Renzi, mai avrei votato per l’abolizione dello scudo penale su Ilva che Renzi aveva messo, creando ora un enorme disastro. Mai avrei dato fiducia a questo governo”. Con questo governo “si sono realizzate tutte le cose peggiori che avevamo previsto. Fi è andata nella coalizione nella Lega. Il Pd, indebolito dalla scissione di Renzi, è completamente afono su qualsiasi cosa, non riesce a tenere il punto su nulla. Prendiamo lo Ius culturae: il Pd ha detto ’non insistiamo’, il che vuol dire non lo facciamo”.

Per quanto riguarda l’Emilia Romagna “daremo una mano a una Bonaccini se non farà un’alleanza con il M5S. Noi con il M5S non facciamo alleanze, perché li consideriamo il male di questo Paese, come Salvini”.

IL MANIFESTO – Sul sito ’azione.it’ Calenda ha pubblicato il suo manifesto. Ecco il testo integrale: “Ora basta! L’Italia è un grande Paese. Siamo l’ottava potenza mondiale, la seconda economia manifatturiera d’Europa, uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea e il luogo di nascita della cultura occidentale. Nessuna maledizione ci condanna a dover scegliere tra i disastri dei populisti e quelli dei sovranisti. AZIONE è il luogo di mobilitazione dell’Italia che lavora, produce, studia e fatica. L’Italia stanca degli scontri inconcludenti tra tifoserie e degli slogan privi di contenuti”.

“Siamo diventati una nazione profondamente ingiusta: con i giovani, con le donne, con le persone bisognose di assistenza, con chi vive al Sud, con chi vuole svolgere la sua attività libero da eccessivi impedimenti burocratici. Molte di queste ingiustizie derivano dall’incapacità dello Stato di svolgere efficacemente la sua azione, altre dal malcostume alimentato da troppi pessimi esempi”.

“L’Italia non è in sicurezza. Non lo è a causa dell’alto debito, dello sperpero di denaro pubblico, dell’incompetenza e della mancanza di consapevolezza e responsabilità. E non è solo colpa della politica. I nostri rappresentanti ce li scegliamo. Nessuno di noi assumerebbe uno degli attuali leader politici per gestire la sua attività. Eppure gli affidiamo lo Stato, perché non lo sentiamo nostro fino in fondo”.

“AZIONE non è un nome casuale o scelto per ragioni di marketing. Le nostre radici culturali e politiche sono quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo. La necessità di sintesi tra queste grandi culture è oggi ancora più evidente”.

“I mali che affliggono l’Italia e l’Occidente sono le fratture tra progresso e società, tecnica e uomo, libertà e conoscenza, crescita e sostenibilità, mercato e giustizia sociale. Fratture che non si ricompongono fermando il progresso o limitando la libertà, ma investendo sulla conoscenza e sulla società, restituendo un “senso” e una direzione all’azione dell’uomo e un ruolo preciso allo Stato nell’accompagnamento delle trasformazioni”.

“Lo Stato va prima di tutto rafforzato nelle sue funzioni fondamentali: Scuola, Sanità e Sicurezza-Giustizia dove l’Italia investe oggi molto meno degli altri Paesi europei. Tempo pieno in tutte le scuole, avvio dei giovani alla lettura, alle lingue e allo sport, assunzione di medici e infermieri, assistenza gli anziani e ai malati, presidio del territorio e intransigente rispetto della legalità senza sconfinare nel giustizialismo: queste sono le priorità immediate”.

“Dobbiamo essere consapevoli che un Paese con un tasso di analfabetismo funzionale doppio rispetto agli altri Paesi avanzati, e dove un giovane su due non legge un libro, prepara una generazione perduta. La scuola non è un bacino occupazionale ma il presidio democratico, culturale e civile per formare e liberare gli uomini ed educarli al rispetto dello Stato e della comunità. Uno Stato forte non è quello che nazionalizza le imprese, ma quello che istruisce i cittadini e li prepara ad affrontare le sfide di una società libera e di un’economia fondata sulla concorrenza e sulla sostenibilità”.

“Uno Stato forte è capace di sedersi con autorevolezza, e senza complessi di inferiorità – nascosti dietro inutili diktat – con i partner europei per costruire un’Unione Europea sempre più stretta. L’Europa oggi non funziona perché è l’Europa delle nazioni e non quella delle istituzioni comuni”.

“La costruzione dell’Europa federale e il rafforzamento del rapporto con le grandi democrazie occidentali, devono ridiventare i due punti cardinali della politica estera italiana. La politica economica di AZIONE sarà fondata su tre pilastri: investire, proteggere e liberare”.

“Investire per affrontare le trasformazioni digitali e ambientali giocando in attacco; proteggere quando le distorsioni del mercato e la velocità delle trasformazioni danneggiano i lavoratori e i cittadini; liberare ciascun individuo dal bisogno contingente, dall’ignoranza e da vincoli inutili, perché possa realizzare tutto il proprio potenziale”.

“L’urgente e necessaria rivoluzione ambientale va trattata seriamente. Trasformare l’economia e la società da un modello di sviluppo fondato sul consumo a uno basato sulla sostenibilità e la dignità della persona, è una straordinaria sfida per una nuova stagione di crescita, non la scusa per imboccare la strada della “decrescita (in)felice””.

“L’Italia può contare su molti punti di forza culturali, sociali ed economici. Per liberarne le energie serve una classe dirigente capace innanzitutto di gestire la cosa pubblica”.

“Il nostro dibattito politico è concentrato su riforme che non riformano e rivoluzioni che non arrivano, mentre il “buongoverno” rimane da 50 anni la priorità disattesa di questo Paese”.

“La classe dirigente di cui abbiamo bisogno è formata da persone che si sono misurate con il cambiamento dando prova di competenza, serietà e coerenza”.

“L’incoerenza e il trasformismo non rappresentano le virtù degli statisti ma il salvagente degli sconfitti. La politica si fonda sulla parola. E se la parola non ha valore, la politica non ha valore”.

“Senza la coerenza viene meno la fiducia che consente a un Governo di implementare un programma di lungo respiro. Se non ci fidiamo della politica, chiediamo piccole prebende oggi piuttosto che grandi iniziative per il domani. Questa spirale va spezzata”.

“Pochi credono che sia possibile per un nuovo movimento politico affermarsi e diventare decisivo. Il cinismo è diventato un tratto distintivo del dibattito pubblico italiano. Eppure oggi il voto è sempre meno convinto e sempre più spesso motivato solo dall’odio verso gli avversari. Questo clima è alimentato dai partiti perché rappresenta l’unico modo in cui fallimenti, giravolte e alleanze altrimenti incomprensibili, possono trovare giustificazione. In nessun Paese europeo gli eredi delle grandi culture politiche del ‘900 hanno scelto di allearsi con gli avversari della democrazia liberale, con il pretesto di volerli “costituzionalizzare”. l contrario, spesso si sono uniti per condurre una controffensiva vincente. Questa è la strada giusta. AZIONE diventerà il pilastro di un grande Fronte Repubblicano e Democratico capace di ricacciare populisti e sovranisti ai margini del sistema politico”.

“Per questo consentiremo la doppia tessera. Non vogliamo escludere ma al contrario tenere le porte ben aperte. Il nostro obiettivo non è frammentare ulteriormente il sistema politico, ma lavorare per l’unità e il rinnovamento delle forze liberal democratiche”.

“Sconfiggere l’ignoranza e gestire la paura, governando il cambiamento, è possibile. Dipende solo da noi. Non siamo condannati a scegliere il male minore. L’Italia è più forte di chi la vuole debole. Entriamo in AZIONE!”.

Manifesto delle Sardine: “Cari populisti, avrete mal di mare”

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“Benvenuti in mare aperto. Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione”. Inizia così il manifesto delle Sardine, pubblicato sulla pagina Facebook del movimento nato a Bologna in chiave anti-Lega e che adesso sta attraversando l’Italia intera.

“Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici -continua il manifesto- sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla. Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare. Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara. Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete. Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare. Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi”.

“Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età – si racconta il popolo delle sardine nel manifesto – amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto”.

“Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie. Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”.

“Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta – si legge ancora nel manifesto -. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo. Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto. “E’ chiaro che il pensiero da fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”, termina il documento con un tributo a Lucio Dalla.

Ricorso respinto: “Nome e simbolo del M5S sono di Grillo”

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Il simbolo del M5S è di Beppe Grillo. A dirlo è il Tribunale di Genova, che ha rigettato il ricorso promosso per togliere nome e simbolo al fondatore del Movimento. La vicenda risale al gennaio 2018, quando nacque il ’Comitato per la difesa dei diritti dell’associazione M5S’, con tanto di nomina di un curatore degli interessi della prima associazione M5S, quella nata nel 2009. Il presupposto dei ricorrenti è il seguente: Grillo, avallando la costituzione della terza associazione M5S a dicembre 2016, e concedendogli anche il simbolo, è in conflitto di interessi nel difendere i diritti dei primi associati, ovvero di quelli che non vogliono ’trasmigrare’ nella nuova associazione.

Per il giudice Paola Luisa Bozzo Costa non è così. Come nel giudizio cautelare, per il Tribunale di Genova la proprietà del contrassegno, a cui è legata il diritto del nome, è sempre stata in capo a Grillo, e questo pur riconoscendo un conflitto d’interesse del fondatore del Movimento per i ruoli apicali rivestiti nelle tre diverse associazioni, Grillo è infatti capo politico nella prima, presidente del consiglio direttivo nella seconda e garante nella terza. I ricorrenti promettono battaglia, e si dicono pronti a ricorrere in appello.

Per Lorenzo Borrè, protagonista di altre battaglie contro i vertici del M5S, ci sono infatti “ampi margini per l’appello: premesso il rispetto per le sentenze della magistratura, le argomentazioni della sentenza appaiono contraddittorie laddove, da una parte, si riconosce il conflitto di interessi in capo a Beppe Grillo quale soggetto che ricopre cariche apicali nelle tre distinte associazioni e poi non si riconosce il conflitto d’interessi tra le tre associazioni e quindi il diritto della prima di inibire alle altre due l’utilizzo del nome Movimento 5 Stelle”.

“Così come – prosegue il legale – nel punto in cui, dopo aver riconosciuto che la prima associazione non si è trasformata in quella che ora siede in Parlamento, si minimizza la questione sostenendo che il partito ha raccolto l’esperienza dell’associazione del 2009, con cui però c’è conflitto d’interessi. L’antiteticitá tra le associazioni è stata peraltro oggettivamente rilevata anche dagli elettori. Anche il capo della sentenza che ha rigettato la richiesta di reintegrazione nel sito movimento5stelle.it merita di essere riformato, non essendo giustificabile che un’associazione venga privata di punto in bianco della sua sede, ancorché ’virtuale’”. Per questo, “chiederemo al Curatore speciale di proporre appello”.

Salvini: “Militanti M5s sfiduciano Di Maio e Grillo”

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“I militanti 5Stelle hanno sfiduciato Di Maio e Grillo, e con loro il governo contro natura col PD. Le porte della Lega sono aperte a chi vuole davvero il cambiamento”. Così il segretario dell Lega Matteo Salvini commentando i risultati della votazione su Rousseau.

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22 Novembre 2019