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LEGGE SULL’OMOFOBIA, PRIMO “VIA LIBERA” DEL PARLAMENTO

E arcobaleno sia. La Camera si è espressa sulla Legge sull’omofobia, e il verdetto è positivo: 265 voti a favore, 193 a sfavore e 1 astenuto. Viene, dunque, ufficialmente approvato il testo unificato delle proposte “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere e alla disabilità”. Il Parlamento ha dato il proprio “via libera”; adesso la palla passa al Senato, che dovrà esaminare il provvedimento ed esprimersi. I punti cardine sono, in ogni caso, chiari: l’omofobia diventa reato penale, verranno punite anche le discriminazioni contro i disabili, si rischia fino a 6 anni di carcere. Roberto Fico, presidente della Camera, affida a Twitter la propria soddisfazione: “Un passo importante”. Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, è dello stesso avviso: “La battaglia va vinta definitivamente, non possiamo ripetere i fallimenti del passato e speriamo ora in un iter rapido al Senato”.

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Il nuovo disegno di legge applica un’importante postilla all’articolo 604/bis del Codice Penale: oltre ai reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, si aggiungono anche quelli “fondati sul sesso, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. L’incitamento alla violenza, con i nuovi motivi aggiunti, costa la detenzione. Durante la modifica in Aula sono stati aggiunti, per la precisione, i punti legati alla disabilità. Ed è stato un iter travagliato, quello che ha portato ad un imprescindibile “sì”, dal quale non si deve e non si può tornare indietro: ad un anno esatto dall’incardinamento in commissione Giustizia, con l’esame avviato nel gennaio scorso, il testo subisce come già detto una serie di modifiche. Cancellazioni e rettifiche che sono state dovute ad una conciliazione difficile delle opinioni all’interno della stessa maggioranza.

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In aggiunta a tutto questo viene istituita la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, fissata al 17 maggio, la quale prevedrà iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado. Tutti questi reati, come già disposto dall’articolo 604/bis, sono punibili con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa per chi “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione; è punito con la reclusione da sei a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commette o commette violenza o atti di provocazione alla violenza”. La modifica avviene anche all’articolo 604/ter, riguardo le circostanze aggravanti: si aggiungono anche l’omofobia e la disabilità. Dulcis in fundo, rettifica al 604/quater: tra le condizioni di particolare vulnerabilità si aggiungono le vittime di un reato di discriminazione, che godono di particolari tutele e protezioni durante il processo penale.

Insomma, un primo segnale di come la parità possa essere raggiunta. E questo passo iniziale dà a questa lotta continua i crismi della concretezza.

Data:

4 Novembre 2020