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L’ESEMPIO DEL COSTA RICA

Dopo aver annunciato anni fa di voler eliminare completamente le emissioni di anidride carbonica entro il 2021, la Repubblica di Costa Rica ha recentemente stabilito un record mondiale invidiabile: dall’inizio dell’anno produce energia elettrica solamente attraverso l’uso di fonti rinnovabili. Grazie alle abbondanti piogge stagionali che si sono riversate sull’isola nei primi tre mesi del 2015, finora sono bastate le 4 centrali idroelettriche nazionali per generare elettricità in tutto il Paese, mentre le bollette dei consumatori continuano a calare.

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Grazie alle sue ridotte dimensioni e a caratteristiche topografiche particolarmente adeguate, la Costa Rica è senza dubbio in una posizione privilegiata rispetto a tanti altri Paesi nella corsa verso uno sviluppo ecosostenibile. Tuttavia, il governo ha fatto la sua parte, introducendo tasse sull’inquinamento e favorendo la produzione di energia rinnovabile. Da anni, infatti, la Costa Rica promuove una strategia articolata che da un lato punta sulla conservazione del patrimonio forestale nazionale – in grado di rallentare l’effetto serra trattenendo grandi quantità di anidride carbonica; dall’altro, scommette sullo sviluppo della cosiddetta green economy, attraverso importanti investimenti nelle energie rinnovabili e rinunciando allo sfruttamento dei bacini petroliferi.

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L’anno scorso nell’isola centramericana, l’80 per cento dell’energia è stato generato da centrali idroelettriche, oltre il 10 per cento dal settore geotermico e circa il 5 per cento dall’eolico. L’evidente dipendenza del Paese dall’energia idroelettrica lo rende però seriamente vulnerabile al cambiamento climatico: la progressiva alterazione delle stagioni monsoniche e i sempre più frequenti periodi di siccità potrebbero compromettere gravemente la fornitura di energia sul territorio nazionale. Nel timore di essere eccessivamente dipendente dall’acqua, il governo ha così puntato su altri settori chiave, come l’eolico, il solare e il geotermico. Questi costosi investimenti nel campo delle energie rinnovabili sono possibili grazie alla decisione che la piccola Repubblica di Costa Rica prese nel 1948, in seguito alla Seconda Guerra Mondiale: abolire l’esercito. In questo modo, il governo può indirizzare gli ingenti fondi altrimenti spesi per la Difesa verso settori vulnerabili come Sanità, Istruzione e Ambiente.

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Già nel 2012, il Costa Rican Electricity Institute (ICE) aveva annunciato la costruzione, nel corso di quest’anno, di una serie d’impianti eolici e idroelettrici in grado di produrre 140 megawatt di elettricità. L’anno scorso, inoltre, il neo governo di Luis Guillermo Solís ha lanciato un nuovo progetto geotermico di circa 878 milioni di euro. Con l’aiuto finanziario del Giappone e della Banca Europea per gli Investimenti, il Paese vuole cominciare a sfruttare maggiormente gli oltre 60 vulcani nazionali (6 attivi e 61 quiescenti) che surriscaldano gli strati più profondi della crosta terrestre. Questo piano prevede la costruzione di tre impianti geotermici nella località di Guanacaste – ciascuno in grado di generare circa 50 megawatt di elettricità – e, una volta completato, produrrà energia sufficiente per oltre 150 mila abitazioni.

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In passato, la Costa Rica è già stata elogiata per il suo impegno politico a favore dell’ambiente: nel 2010, è stata premiata con il Future Policy Award per aver investito le tasse dei contribuenti in progetti a difesa dei propri patrimoni naturali. Come risultato, il polmone verde dell’isola è incrementato di oltre il 20 per cento nel corso degli ultimi 30 anni. La Costa Rica, tuttavia, non è un caso isolato. Guidata dalla Cina, la spesa globale nel campo delle energie rinnovabili sta registrando i suoi primi profitti in tre anni e Paesi come Islanda e Uruguay sono già in grado di soddisfare oltre l’80 per cento della propria domanda elettrica nazionale attraverso fonti ecosostenibili. Nonostante l’esempio della Costa Rica non sia facilmente riproponibile in altri contesti, tutti i governi del pianeta dovrebbero trarre ispirazione dalle parole pronunciate nel 2010 dall’ambasciatore costaricano Mario Fernandez Silva: “Noi stiamo dichiarando pace alla Natura. Sentiamo un forte senso di responsabilità nei confronti della nostra ricca biodiversità. Il nostro non è un atteggiamento progressista ma conservativo. La nostra visione è: finché siamo coscienti di ciò che abbiamo, è nostro dovere proteggerlo”.

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Data:

18 Aprile 2015