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L’esercito dei giornalisti candidati

L’esercito dei giornalisti candidati

cms_8284/manifesti_elettorali_ftg_2.jpgC’è chi, come Tommaso Cerno, vicedirettore di ’Repubblica’, lo fa per “una scelta di vita”. E chi invece, come Emilio Carelli, ex direttore di ’Sky Tg24’ parla di una candidatura arrivata “in modo molto naturale”. E poi, oltre a Gianluigi Paragone, schierato nelle file dei Cinque Stelle, ecco il nome di Giorgio Mulè, ex direttore di ’Panorama’, arruolato nel centrodestra. L’esercito dei giornalisti in lista per le elezioni del 4 marzo, scende in campo sventolando le bandiere di Pd, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle.

L’ultima candidatura, in ordine di tempo, è quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra. “Ringrazio il Pd e il segretario Matteo Renzi per aver annunciato la mia candidatura in Basilicata, nel Collegio Matera-Melfi, che accetto con orgoglio, commozione e responsabilità” ha scritto Barra sul proprio profilo Facebook. Ma nel popolo dem non manca Tommaso Cerno, condirettore di ’Repubblica’ ed ex direttore de ’L’Espresso’. “Mi chiedono: ma ti candidi? – ha scritto ieri Cerno su Twitter -. Come fossi il primo italiano che sceglie di portare le sue battaglie culturali, dai diritti civili alla libertà di pensiero, dove possono diventare realtà”. Quella di candidarsi, ha precisato, “è una scelta di vita, personale, combattuta. Ringrazio @repubblica per tutto ciò che mi ha dato”.

Anche il direttore del quotidiano fondato da Scalfari, Mario Calabresi, ha salutato la candidatura di Cerno su Twitter: “Ha fatto una scelta di vita personale e importante – ha scritto – e lascia @repubblica un grande in bocca al lupo”. Chi può contare su un nutrito gruppo di giornalisti, tuttavia, è il Movimento Cinque Stelle. Gianluigi Paragone, ex direttore di ’La Gabbia’ e del quotidiano ’La Padania’ è candidato al Senato per il M5S in Lombardia. Oltre a lui, i Cinque Stelle hanno schierato in Abruzzo il giornalista Primo Di Nicola già direttore del quotidiano ’Il Centro’, mentre sempre per il Senato, con il M5S, correrà il giornalista siciliano Alberto Samonà.

Ma tra le punte di diamante di Luigi Di Maio spicca senza dubbio Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24. “La mia candidatura per il Movimento 5 Stelle è arrivata in modo molto naturale – ha spiegato il giornalista a ’Otto e mezzo’ – nasce da un rapporto professionale e istituzionale instaurato per Sky Tg24. All’inizio avevo solo rapporti istituzionali con loro. Prima con Davide Casaleggio e con suo padre, poi ho conosciuto diversi militanti, poi sono stato a Rimini alla manifestazione Italia 5 Stelle che ha designato Di Maio. Il rapporto umano si è così consolidato”.

Nel Movimento 5 Stelle ho conosciuto soprattutto persone oneste, per bene, che portavano avanti con forza e passione le proprie idee – ha rimarcato Carelli -. Ho visto il superamento della politica legata alla corruzione e ai privilegi, che ha rapporti con la criminalità organizzata. E mi sono chiesto: gli altri partiti cosa hanno fatto? Ho visto tante promesse ma l’Italia non è stata bene, gli italiani in questi anni non hanno visto la ripresa che si è vista invece in altre nazioni europee”.

E mentre Pd e M5S si sono già assicurati molte firme del giornalismo, nel centrodestra, non sono certo rimasti a guardare. Oltre a Giorgio Mulè, ex direttore di ’Panorama’, tra i papabili in Parlamento sono spuntati anche i nomi del direttore de ’Il Giornale’, Alessandro Sallusti e del direttore del ’Resto del Carino’, Andrea Cangini.

Reddito inclusione

cms_8284/reddito_di_inclusione.jpgDa ieri i pagamenti del Reddito di inclusione. La misura di contrasto alla povertà è prevista dal decreto legislativo n.147 del 15 settembre 2017. Il sussidio nazionale, che sostituisce il sostegno per l’inclusione attiva (Sia), si compone di due parti: un beneficio economico, erogato su dodici mensilità attraverso una Carta di pagamento elettronica, e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà.

DESTINATARI – Possono accedere alla misura: i cittadini italiani e comunitari; i familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente; cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo; titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) che siano residenti in Italia da almeno due anni;

REQUISITI ECONOMICI – Il sostegno economico sarà riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a specifici ’’requisiti relativi alla situazione economica’’. In particolare, il nucleo familiare del richiedente deve avere un valore dell’Isee, in corso di validità, non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;

L’ASSEGNO – L’ammontare dell’importo, spiega l’Inps, è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare e tiene conto di eventuali trattamenti assistenziali e redditi in capo al nucleo stesso. L’assegno, erogato per un massimo di 18 mesi, partirà da un minimo di 187 euro per le famiglie, composte da una persona, e arriverà fino a 485 euro per quelle con 5 componenti o più;

REI E ALTRE MISURE – Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il Rei è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Non è, invece, compatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della Naspi o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Sanità: niente mutui a emotrasfusi, Cassazione dà ragione a pazienti Campania

cms_8284/cassazione_roma_FTG.jpgMutuo o prestito in banca rifiutati, perché si ha un problema di salute. E’ successo ad alcuni cittadini campani contagiati da sangue infetto, “poiché la Regione nel riconoscere gli indennizzi dovuti ai pazienti danneggiati da trasfusioni di sangue o vaccinazioni obbligatorie, ha specificato nelle causali dei pagamenti bancari la dicitura ’ex legge 210/92’, dalla quale si può facilmente risalire al fatto che si tratta appunto di un risarcimento per danno da trasfusione di sangue”, come un’infezione da Hiv, epatite o di altro genere. Una situazione “che può dar luogo a discriminazione o alla diffusione indebita del dato sensibile”, afferma all’Adnkronos Salute l’avvocato Michele Scolamiero, che ha seguito insieme al collega Emilio Mignone i ricorsi accolti nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione.

Circa 1.500 euro ogni bimestre come “indennizzo previdenziale”, che la Regione paga alle vittime di sangue infetto tramite bonifico bancario, che dovrebbe essere del tutto segreto, in ogni dettaglio, soprattutto quando in ballo ci sono dati sensibili come quelli relativi alla salute. I giudici supremi, dice il legale, “ci hanno dato ragione accogliendo il ricorso di alcuni cittadini rimasti contagiati da trasfusioni di sangue infetto, con una serie di sentenze emesse a Sezioni Unite: i giudici confermano che il dato sensibile andava criptato”.

Questa vittoria “è il risultato di oltre 60 procedimenti che abbiamo messo in atto in questi anni – prosegue – e in un caso il tribunale di Napoli ha anche riconosciuto un risarcimento simbolico di 1.000 euro a persona. Abbiamo seguito il caso di un ragazzo che si è visto rifiutare un mutuo per questo motivo, e ce ne sono molti altri che hanno avuto la stessa esperienza. Ora, con questa sentenza, partiranno i processi contro le banche e contro la Regione Campania, che solamente da circa un anno ha iniziato a criptare i dati di salute di queste persone, nonostante già nel 2008 il Garante della privacy fosse intervenuto contro questa condotta”.

La suprema corte a sezioni unite, evidenzia ancora il legale, “ha messo fine a un annoso dibattito che contrapponeva quanti subordinavano la tutela del trattamento dei dati personali alle esigenze istituzionali degli enti pubblici e degli istituti di credito”. I giudici auspicano “in ogni settore della Pa una definizione di policy, di protocolli idonei a limitare la rivelazione di dati concernenti la dignità delle persone. Indicano attraverso l’adozione di tali protocolli la corretta attribuzione di responsabilità se tali dati rilevanti sul piano della salute, giudiziario e sessuale, in qualche modo siano rivelati al di fuori delle necessità istituzionali e in spregio di queste. In buona sostanza il corretto trattamento del dato sensibile assurge a imprescindibile canone interpretativo della stessa necessaria attività istituzionale”.

La pronuncia della Cassazione “ha chiarito, a pochi mesi dall’applicazione del nuovo regolamento europeo della privacy prevista per il 25 maggio 2018 – conclude Scolamiero – il modo in cui gli enti pubblici dovranno conformare la loro attività istituzionale nella detenzione, nel trattamento, nella trasmissione dei dati sensibili”.

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27 Gennaio 2018