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L’EURO COMPIE 20ANNI

Il progetto di una moneta comune affonda le proprie radici storiche nel disegno politico di Gaio Giulio Cesare che preconizza l’idea alla base dell’unificazione valutaria europea

Sono trascorsi 20 anni e qualche mese da quando la moneta unica europea ha fatto la sua prima comparsa nelle case di milioni di cittadini europei. Era l’1 gennaio 2002. In realtà l’euro esisteva già, da alcuni anni prima, precisamente dal 1999, come moneta scritturale ovvero utilizzata per finalità contabili. Tuttavia, quella data, nei cuori di chi ha vissuto quell’evento epocale, ha segnato l’avvio ufficiale dell’euro nella vita di tutti i giorni. Ai 12 Stati pionieri, tra cui ha figurato in prima fila l’Italia, se ne sono aggiunti altri negli anni successivi. Oggi 340 milioni di cittadini effettuano i pagamenti nella stessa valuta.

La moneta unica: un’idea che parte da lontano

La ricorrenza di questo evento, al di là del fatto celebrativo, offre anche uno spunto di riflessione sul peso della storia e sul ruolo che hanno avuto e continuano ad avere i corsi e i ricorsi storici di vichiana memoria. A distanza di secoli, fatti, avvenimenti e modelli finiscono sempre per riproporsi con cadenza ciclica. In questo contesto se è vero che nel 1957 il Trattato di Roma ha delineato i contorni del futuro grande mercato europeo e nel 1969 la Conferenza dell’Aja, ha posto le basi per la realizzazione dell’obiettivo dell’Unione economica e monetaria (UEM), è anche vero che l’idea di una moneta unica ha radici profonde e secolari.

Gaio Giulio Cesare, il grande innovatore

Grazie all’aiuto delle fonti storiche dell’epoca che fanno capo a Svetonio, Cicerone e Plutarco, ma anche agli studi condotti dopo dagli storici e storiografi contemporanei, si è giunti a una importante conclusione. Il primo ad aver intuito l’importanza di uno strumento in grado di unire, attraverso la moneta, i destini di un popolo è stato un personaggio vissuto in epoca diversa dalla nostra, ma, proprio per questo, ancora attuale. L’aureus, che con l’euro condivide una certa assonanza, può essere considerato, non a torto, la prima forma di moneta unica che si conosca. Ad averla introdotta un uomo dalla forte personalità, condottiero ma anche statista, che si è fatto promotore di un piano articolato di riforme con il sapore dell’attualità. A Gaio Giulio Cesare, definito da Luciano Canfora, uno dei maggiori storici contemporanei, “il dittatore democratico”, si deve l’idea di una riforma monetaria senza precedenti nella storia di Roma. Una intuizione che, con molti secoli di anticipo, ha preconizzato i due principi fondamentali su cui oggi poggia l’euro: l’integrazione e l’unificazione.

Le esperienze politico-amministrative e l’elezione a dittatore

Dopo due esperienze, di cui una come militare in Asia e l’altra come legato e come patrizio in Cilicia, Gaio Giulio Cesare fece il suo rientro a Roma nel 78 a.C., a seguito della morte di Silla, e da lì iniziò la sua carriera politico-amministrativa. Un percorso irto di difficoltà che portò il valente condottiero a diventare prima questore nel 69 a.C. e poi console nel 59 a.C. nel primo triumvirato composto insieme a Pompeo e Crasso. Ma la vera svolta nella sua vita si ebbe dal 49 a.C., dopo la battaglia di Munda, che lo vide trionfare contro le truppe fedeli a Pompeo e alla Repubblica. Con l’elezione a dittatore, Gaio Giulio Cesare assurge al ruolo di unico titolare del potere di Roma.

L’aureus il precedente storico dell’euro

Tra il 49 e il 44 a.C. si situa il periodo delle più importanti riforme varate da Cesare in campo giudiziario, economico e fiscale. Oltre alle norme sul numero dei senatori e sull’avvicendamento dei magistrati, in materia penale e sulla cittadinanza romana agli stranieri, spiccano quelle in materia economica. In questo contesto quella monetaria è stata tra le più importanti perché aveva un preciso obiettivo politico: partire dalla unificazione della valuta per arrivare a quella delle genti.

L’unificazione dei segni monetari varata da Gaio Giulio con l’aureus, articolato nella versione bimetallica di oro e argento, una parità fissa e monete di rame a carattere fiduciario, fu accompagnata dalla scomparsa delle monetazioni provinciali romane e locali, l’abbattimento dei privilegi di conio riservati al Senato e di chi dal Senato li riceveva per delega. È il caso di consoli, generali, proconsoli, pretori a cui era delegato il compito di battere moneta in ambito locale. Infine, oltre ai cambi legalmente definiti, venne stabilito che il potere di conio fosse concentrato presso la più̀ alta autorità̀ e sottratto ad altre, delocalizzate o di livello inferiore. Il progetto di unificazione monetaria, voluto da Gaio Giulio, anticipa quella dell’euro, la moneta unica europea, che, oltre a condividerne l’assonanza, rappresenta allo stato un segno tangibile dell’integrazione europea.

L’Unione economico-monetaria ai giorni nostri

Oggi l’Unione economica e monetaria può contare al proprio interno su un gruppo di 19 Stati dei 27 Stati membri dell’Unione europea, ognuno dei quali con la propria storia politica ed economica ma con un segno valutario che è diventato fattore comune. Le rispettive banche centrali sono state automaticamente accolte nell’Eurosistema. L’accordo formale concluso con la Comunità europea ha permesso ad alcuni microstati come Principato di Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano di utilizzare l’euro mentre Montenegro e Kosovo utilizzano l’euro senza avere stipulato alcun accordo formale. Tra il 2011 e il 2015, anche le tre repubbliche baltiche, oggi al centro della cronaca per la prossimità con l’Ucraina, dilaniata dalla guerra, hanno optato per la moneta unica europea al posto delle rispettive valute nazionali. L’ultima in ordine cronologico è stata la Lituania che, dall’1 gennaio 2015, è il diciannovesimo Stato membro dell’area euro.

Un potere monarchico dai contorni particolari

Gaio Giulio Cesare è stato un dittatore con una idea precisa del potere politico che, come sottolineano gli storici e i giuristi contemporanei, poggia su due pilastri. Lo svuotamento di potere sovrano degli organi repubblicani a tutto vantaggio di un governo monarchico e centralizzato; la partecipazione dei sudditi alla direzione delle istituzioni contro lo strapotere della nobiltà oligarchica. Non tutti gli storici, però, sono concordi nel ritenere che quello incarnato da Cesare sia stato un potere monarchico. La motivazione risiede nel fatto che, a fronte del potere illimitato e, nel caso specifico, illuminato del dittatore, continuarono a esistere i tradizionali organi di governo della repubblica. E se Arangio Ruiz lo ha definito “un monarca geniale tra i residui della costituzione repubblicana”, De Martino ha definito il regime di Cesare un regime di transizione “vago nei suoi contorni giuridici per la sua brevità ma con un precedente storico di rilievo per il principato”.

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Fonti bibliografiche (per alcune informazioni)

“Giulio Cesare. Il dittatore democratico” di Luciano Canfora – Editore Economica Laterza, 1999

“Il sistema monetario sotto Giulio Cesare” da Numismatica Salentina di Marco C. Esposito

“De viris illustribus” e De vita Caesarum” di Gaio Svetonio Tranquillo

“Vita di Cesare” di Plutarco – Edizioni Studio Tesi, 1999

“Storia di Roma dalle origini a Cesare” di F. Cassola – Jouvence, Roma 1985

“Personalità e stile di Cesare” di L. Canali – Edizioni dell’Ateneo, Roma 1966

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Data:

9 Maggio 2022