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L’HOMO ANTECESSOR

La storia dell’evoluzione delle specie, soprattutto di quella umana, e gli studi ad essa correlati, continuano a sorprenderci. È definitivamente appurato che l’Homo Sapiens, cioè ognuna ed ognuno di noi, hanno come progenitori, agli albori dell’evoluzione, esseri che avevano molte delle caratteristiche morfologiche dei primati e tratti dei primitivi ominidi. In Africa si compie questa straordinaria trasformazione, circa 7 milioni di anni fa. Dipenderà anche da mutamenti dell’ambiente ed ecologici che divideranno le due specie, quella dei primati, da cui discenderanno le scimmie antropomorfe, da quella dei primi ominidi, antenati dell’uomo moderno, che vivranno in zone diverse dell’Africa. I primi nelle zone più umide, questi ultimi nelle savane, luoghi in cui dovranno procacciarsi il cibo al suolo. Da qui, gli ominidi si sposteranno in Eurasia evolvendosi ancora. Anni fa, nel 1995 venne scoperto l’Homo antecessor (vissuto 800-780 mila anni fa).

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Il ritrovamento è stato compiuto da un gruppo di paleoantropologi dell’Università di Madrid, in una grotta detta Gran Dolina nella Sierra di Atapuerca (Spagna). Antecessor ha tratti arcaici, ma ancor più tratti moderni, e vengono notate caratteristiche intermedie tra Heidelbergensis, Homo erectus e Homo ergaster, con inflessioni che saranno dei successivi Neandertal. L’Antecessor sarebbe giunto in Europa attraverso il Medio Oriente e avrebbe dato origine all’Homo heidelbergensis, dal quale poi procederebbe Homo neandertalensis. L’Antecessor rimasto in Africa avrebbe poi originato il moderno Homo sapiens, che emigrando dall’Africa, si sarebbe poi imposto sulle forme antecedenti in Europa. Queste sono teorie, non provate. Ciò che invece è stata riconosciuta scientificamente è l’esistenza dell’Homo Antecessor. Sono state recuperate le informazioni genetiche di un fossile appartenente a un ominide vissuto circa 800mila anni fa, le più antiche mai sequenziate, che potrebbero completare alcuni passaggi della nostra storia evolutiva.

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Questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Naturee condotto dai ricercatori dell’Università di Copenaghen in collaborazione con gli scienziati del Centro nazionale di ricerca sull’evoluzione umana (CENIEH), che hanno recuperato le informazioni genetiche da uno dei denti di un fossile appartenente alla specie Homo antecessor. “Le analisi hanno dimostrato una stretta correlazione tra questa specie e umani moderni, Neanderthal e Denisoviani”, spiega Frido Welker dell’Università di Copenaghen. Il team ha utilizzato una tecnica nota come spettrometria di massa per ricostruire le sequenze di Dna dallo smalto dentale e determinare la posizione di questa specie nella storia della nostra evoluzione. “I lignaggi umani e scimmieschi si sono separati tra i 7 e i 9 milioni di anni fa, ma gran parte di cio’ che sappiamo oggi si basa sullo studio del Dna antico e sulle osservazioni della forma e della struttura fisica dei fossili rinvenuti“, prosegue il ricercatore. “Grazie alla paleoproteomica, una nuova tecnica di indagine – osserva Enrico Cappellini, docente presso l’Università di Copenaghen – si sono fatti interessanti e decisivi progressi.” I fossili analizzati nello studio sono quelli rinvenuti nei siti archeologici dellaSierra de Atapuerca, in Spagna.

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I risultati ottenuti si basano sulla collaborazione di diversi campi di ricerca, dalla paleoantropologia alla biochimica, alla proteomica e alla genomica delle popolazioni. Il recupero di materiale genetico antico dagli esemplari fossili piu’ rari richiede competenze e attrezzature di alta qualità”, commentaJesper Velgaard Olsen, docente presso l’Università di Copenaghen. “Questa ricerca – aggiunge – rappresenta una pietra miliare negli studi sulla paleoproteomica. La spettrometria di massa all’avanguardia ci ha permesso di determinare le sequenze di DNA all’interno dei resti proteici dello smalto dentale dell’Homo antecessor. Ora possiamo confrontare le antiche sequenze con i dati relativi ad altri ominidi, come i Neanderthal o i sapiens, per determinare come e quanto essi siano correlati”. Per concludere, la ricerca scientifica e tecnologica sono alla base dell’antropogenesi, ma anche della conoscenza del presente e, si spera, con i dovuti investimenti, del futuro di noi Sapiens, nel rispetto dell’Etica e dei Diritti Umani. Anche questa è evoluzione.

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Data:

4 Aprile 2020