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Liberata Raqqa, cade l’ultima roccaforte Isis in Siria

Raqqa è stata liberata: lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani. Le milizie filo-statunitensi hanno issato la propria bandiera all’interno dello stadio, ultimo bastione dell’Isis nella ormai ex capitale del Califfato. Nei dintorni proseguono sporadici combattimenti. A confermarlo, poco dopo, sono state anche le forze curde alleate degli Usa.

Centinaia di jihadisti dell’Isis e migliaia di civili erano stati evacuati da Raqqa domenica scorsa, in base a un accordo raggiunto tra le cosiddette Forze democratiche siriane, alleate degli Usa, e lo Stato islamico, con la mediazione di capi tribali locali. Il portavoce delle Forze siriane democratiche, Talal Silo, ha riferito alla Dpa che le operazioni militari a Raqqa sono terminate. L’alleanza curdo-araba, ha aggiunto, sta perlustrando la città per individuare eventuali cellule dormienti dell’Is.

Ad oggi, sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, ripulendolo dalle mine disseminate dai jihadisti, come spiega Rojda Felat, comandante delle operazioni delle Forze siriane democratiche. Intanto, sullo stadio di Raqqa è stata issata la bandiera dell’Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo, la più potente delle fazioni che compongono l’alleanza curdo-araba.

Sono almeno 270.000 i civili fuggiti dai combattimenti a Raqqa che hanno disperato bisogno di aiuto; vi sono campi di sfollati al limite del collasso. Molti bambini hanno subito gravi danni psicologici a seguito delle violenze alle quali hanno assistito: questo l’sos lanciato dall’ong Save the Children nella stessa nota in cui, “nelle ore in cui la città di Raqqa viene sottratta alle mani dell’Isis, esprime profonda preoccupazione per la rapida escalation della crisi umanitaria nella Siria nord orientale”. “A causa degli alti livelli di distruzione registrati a Raqqa e nelle zone limitrofe, – si legge – la maggior parte delle famiglie si ritrova con poco o nulla per tornare a casa e, presumibilmente, sarà costretta a rimanere nei campi ancora per molti mesi e anni a venire. Ogni giorno, inoltre, più di 10.000 persone continuano a fuggire dagli scontri nelle roccaforti dell’Isis intorno a Deir Ezzour, a 140 chilometri a sud-est rispetto a Raqqa”.

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“Saranno necessari investimenti sostanziali – ricorda Save the Children – per ricostruire le case distrutte, le strutture sanitarie e le scuole, oltre che per rimuovere le mine inesplose prima che gli abitanti possano rientrare a casa. Sotto l’Isis, inoltre, i bambini hanno perso molti anni scolastici: serviranno finanziamenti urgenti per supportarli nel ritorno tra i banchi di scuola”.

La strada da percorrere è dunque ancora lunga e fortemente in salita.

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19 Ottobre 2017