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Lifeline, Malta dice no all’Italia

Lifeline, Malta dice no all’Italia

cms_9515/immagini.jpegMalta ha detto no allo sbarco della Lifeline. La capitaneria italiana oggi aveva chiesto ufficialmente a la Valletta di far attraccare la nave Ong con a bordo 224 migranti recuperati da un gommone a nord della Libia. La Valletta giustifica il suo no, in una nota resa pubblica su Facebook dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, affermando che al momento in cui è stato dato l’allarme l’imbarcazione si trovava in una zona di ’sar’, cioè di ricerca e soccorso, in acque libiche ma poi “ha ignorato le istruzioni spostandosi verso nord”.

Nella nota si specifica che la nave non ha dato finora segnali di “problemi” e che le autorità marittime maltesi – che dichiarano “di non assumersi nessuna responsabilità per le azioni irresponsabili” della nave della Ong – “continueranno a monitorare la situazione e sono disponibili a fornire assistenza per casi medici urgenti” o altre emergenze da valutare “caso per caso”.

Anche fonti del governo maltese citate dal Times of Malta insistono nel dire che le operazioni sono state gestite inizialmente dal centro di coordinamento di Roma con i libici che avevano la responsabilità delle operazioni di ’Sar’. “In questo caso, Malta non era né autorità competente né di coordinamento”, afferma un portavoce del governo maltese, sottolineando che Lifeline avrebbe appunto “contravvenuto ai suoi obblighi” di rispettare le indicazioni date dalle autorità competenti.

“Noi continueremo ad agire in accordo con le leggi e le convenzioni applicabili”, aggiunge ancora il portavoce. Intanto, un portavoce del governo spagnolo – che la settimana scorsa di fronte all’analoga situazione in cui si trovava l’Aquarius si è offerto di dare riparo alla nave con oltre 600 migranti a bordo, arrivata domenica scorsa a Valencia – ha detto che sono in corso contatti con i governi maltese, italiano e francese per questa nuova vicenda.

“La disumanità di Malta è lo specchio dell’atteggiamento dell’Europa”, scrive Toninelli su Facebook. “La Lifeline – spiega – è ferma nelle acque SAR dell’isola e in grande difficoltà, con un carico di oltre 230 migranti a fronte di una capacità di accoglienza in sicurezza di circa 50 persone. Nessun altro Paese sta coordinando le operazioni, dunque le responsabilità maltesi sono ancora maggiori”. “Il centro di coordinamento dei soccorsi di La Valletta – sottolinea – ha rifiutato qualsiasi tipo di intervento, se non il soccorso mirato a pochi casi di prima emergenza”. “Per loro, infatti, come evidenziato nella lettera, quello della nave Ong è un caso post-SAR, dunque non di imminente pericolo. Assurdo – spiega Toninelli – dato che stiamo parlando di una nave con un carico circa cinque volte superiore le proprie effettive capacità“.

“Ribadisco: la Lifeline non sta navigando verso Nord, ma è ferma in acque SAR maltesi” pertanto La Valletta, osserva, “sta mettendo irresponsabilmente in pericolo tante vite umane“. Il ministro ricorda come la presenza della nave “era stata segnalata alle autorità dell’Isola sia da Frontex che dalla Guardia Costiera italiana” per questo “i maltesi non hanno alcuna giustificazione per il loro atteggiamento”. “Noi non ci stiamo. E’ l’Europa che deve intervenire per rimediare alla disumanità di Malta, per salvare ora i migranti di Lifeline e in futuro per scongiurare le partenze dei barconi della morte. Anche in sede Ue, sul tema non accetteremo soluzioni pre-confezionate che vanno a scapito dell’Italia. Teniamo alta la guardia”, conclude Toninelli.

Questa mattina sul caso era intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “La nave fuorilegge Lifeline (Ong tedesca che usa finta bandiera olandese e mi diede del ’fascista’) è ora in acque di Malta, col suo carico illegale di 239 immigrati. Per la sicurezza di equipaggio e passeggeri – aveva annunciato su Facebook – abbiamo chiesto che Malta apra finalmente i suoi porti“. “Chiaro che poi quella nave – aveva aggiunto – dovrà essere sequestrata, ed il suo equipaggio fermato”.

Ieri Salvini aveva puntato il dito contro la nave Lifeline. “Questa nave non è registrata in Olanda, da Amsterdam ci hanno risposto due ore fa, ’non è una nave nostra’ hanno detto. E allora è una nave pirata”, aveva sostenuto il leader della Lega. Una pesante accusa respinta dalla stessa Ong che su Twitter ha pubblicato una copia dei documenti che proverebbero la regolare iscrizione al registro navale olandese.

Grecia promossa, alleggerito il debito

cms_9515/Moscovici_Centeno_Tsakalotos_Afp2.jpgAccordo all’Eurogruppo sui termini per l’uscita della Grecia dal suo terzo piano di salvataggio che prevede, in particolare, misure per alleggerire il debito. In base all’accordo raggiunto dai ministri delle Finanze dell’Eurozona a Lussemburgo e annunciato dal presidente Mario Centeno, ad Atene è stata concessa l’ultima tranche del prestito di 15 miliardi di euro.

Con questo accordo che molti hanno definito di ’storico’, commenta Centeno, “siamo riusciti ad ottenere un atterraggio ’morbido’” per l’uscita dalla Grecia da questo “lungo e difficile” percorso. Per il Commissario Ue, Pierre Moscovici, si tratta di un accordo “eccezionale”: “La crisi greca si è conclusa questa notte”.

Il ministro delle Finanze greo, Euclid Tsakalotos, dal canto suo, si è detto “soddisfatto” per l’accordo raggiunto che segna la fine di otto anni di crisi. “Questo Governo non dimentica e non dimenticherà ciò che il popolo greco ha dovuto attraversare durante questi otto anni. Dobbiamo assicurarci che molto presto il popolo greco vedrà concretamente i risultati di questo accordo”, aggiunge.

Il governo greco si è impegnato a mantenere un avanzo primario pari al 3,5% del Pil fino al 2022 e, in seguito, a rispettare le regole di bilancio Ue. Per la Commissione, spiega l’Eurogruppo nella dichiarazione diffusa nella notte, questo implicherà un avanzo primario in media al 2,2% del Pil nel periodo tra il 2023 e il 2060. Il Paese resterà sotto la lente della Commissione Europea, che attiverà la procedura di sorveglianza aumentata (Enhanced surveillance), con relazioni trimestrali sulla situazione economica e di bilancio della Grecia.

L’ultima tranche di aiuti ammonta a 15 mld: di questi, 5,5 mld verranno versati in un conto segregato, destinato al servizio del debito, mentre gli altri 9,5 mld saranno versati in un conto dedicato, che verrà utilizzato per creare dei ’cuscinetti’ di contante, da utilizzarsi al servizio del debito in caso di necessità. In tutto la Grecia lascerà il programma con un ’cuscinetto’ di cash che coprirà le necessità finanziarie per circa 22 mesi dopo la fine del programma nell’agosto prossimo, cosa che secondo l’Eurogruppo “rappresenta una garanzia significativa contro qualsiasi rischio”. Per il presidente della Bce Mario Draghi “l’adozione delle misure concordate dall’Eurogruppo miglioreranno la sostenibilità del debito nel medio termine. E’ fondamentale – aggiunge – che la Grecia si mantenga sul percorso delle riforme e di una politica di bilancio solida”.

Per il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno “dopo otto lunghi anni, la Grecia si affranca dall’assistenza finanziaria e si unisce a Irlanda, Spagna, Cipro e al mio Paese, il Portogallo, nei ranghi dei Paesi dell’Eurozona che hanno riformato le loro economie e ancora una volta si reggono sulle loro gambe”. La direttrice del Fmi Christine Lagarde ha detto che per la sostenibilità del debito greco nel lungo termine il Fondo ha “delle riserve”, mentre per il medio termine “abbiamo piena fiducia che le misure annunciate, che sono significative” consentiranno alla Grecia di “ritornare sui mercati” per finanziarsi.

Brexit, tre domande per restare in Gb

cms_9515/brexit_afp_2506.jpgI cittadini Ue che risiedono nel Regno Unito saranno in grado, dopo la Brexit, di fare domanda di permesso di soggiorno in “tre semplici passaggi”. E’ quanto promette il piano del governo britannico, pubblicato ieri. I cittadini Ue e i membri delle loro famiglie – che in queste ore stanno ricevendo una mail con il piano da parte del ministero dell’Interno UK – potranno formalizzare il loro status di residenti post Brexit a partire dal 30 marzo 2019 fino al 30 giugno 2021.

Potrà fare domanda di permesso di soggiorno chiunque abbia vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni. I richiedenti dovranno dimostrare la loro identità, il domicilio e dichiarare di non avere subito “condanne penali gravi”, ha spiegato il ministro dell’Immigrazione, Caroline Nokes.

“E’ un passo importante – ha dichiarato il ministro – che renderà agevole ai cittadini Ue ottenere lo status di cui hanno bisogno per continuare a vivere e lavorare qui”. La questione della sorte degli oltre tre milioni di cittadini Ue che vivono nel Regno Unito è stata una delle più dibattute nell’ambito della Brexit. La Nokes ha auspicato che la Ue fornisca presto dettagli su come intende gestire lo status dei cittadini britannici che risiedono e lavorano negli altri Paesi dell’Unione.

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23 Giugno 2018